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De Roon saluta i tifosi atalantini: “Escluso dal nuovo progetto tecnico, ma ho ancora tanto da dare in campo”
Foto da Instagram

L’ex capitano nerazzurro nel video-saluto diffuso sui social: “Non avrei mai pensato potesse finire così. Bergamo è casa mia e un giorno tornerò”. E su Gasperini e la Roma: “Ho scelto di unirmi a chi mi ha cambiato la vita calcistica, voglio chiudere la carriera giocando”

Un finale inaspettato, ma con una forte spinta data dalla voglia di essere ancora protagonista. Nella tarda mattinata di mercoledì 2 settembre Marten de Roon ha salutato i tifosi dell’Atalanta dedicando loro un lungo video-messaggio pubblicato sui propri profili social. “Cari Atalantini, mai, nemmeno per un istante, avrei pensato che potesse finire in questo modo” afferma l’ormai ex capitano nerazzurro e recordman assoluto di presenze nella storia del club. “È difficile? Sì, anche per voi che mi avete sostenuto dal primo all’ultimo giorno, dandomi amore, affetto, emozioni, unità, senso di appartenenza”.

“Vi porterò sempre con me, perché questo non cambia da un giorno all’altro, non per me, perché è inciso dentro di me. Da sempre mi definisco un bergamasco olandese, qui ho costruito una vita, ho vissuto i miei anni più belli, questa città sarà sempre casa mia. Voglio ringraziarvi per il vostro sostegno incondizionato dentro e fuori dallo stadio: le feste, le conversazioni, le chiacchiere fuori da Zingonia. Sono stati 10 anni fantastici, con ricordi che porterò con me per sempre. Grazie a tutte le persone di questo club e questa famiglia. Chi lavora nel club, i miei compagni. Il ricordo quella prima partita allo stadio con il Cittadella, quelle vecchie curve così piene di voci e vita, la tribuna Creberg… Ricordo il primo incontro con il presidente, così appassionato e pieno di entusiasmo. Ricordo la prima festa della Dea e quel bacio, e sapete tutti di chi sto parlando (riferendosi al suo storico racconto e incontro con il Bocia, ndr)”.

“Il ricordo della nascita della mia seconda figlia a Bergamo nel 2015: ero appena arrivato e la città è diventata ancora un po’ più parte di me. Il terribile periodo e doloroso che ha colpito la città, di come ha sofferto, ma di come con l’Atalanta sia riuscita a rialzarsi unita. E la magica serata di Dublino, indimenticabile, qualcosa che un tempo sembrava impossibile. E ancora più indescrivibile la festa in città di una settimana dopo”.

“Ho accettato un cambio di società perché voglio chiudere giocando, sento che ho ancora tanto da dare ad alto livello, ma purtroppo sono rimasto fuori dal nuovo progetto dell’Atalanta. E così ho scelto chi mi ha cambiato la vita calcistica”, spiega, motivando la scelta di unirsi alla Roma dopo i “mal di pancia” a cui lui stesso aveva fatto riferimento.

“Ma soprattutto voglio ringraziarvi perché mi avete permesso di vivere per 10 anni dentro una favola, dove sono stato tra i protagonisti. E se c’è una cosa che posso dire, è che ho cercato di rispettare sempre il motto “la maglia sudata sempre”, che identifica il senso del sacrificio del popolo bergamasco e di me come uomo. Ho cercato di portare i valori dell’Atalanta dentro e fuori dal campo, di dimostrare affetto per club e città, soprattutto per i tifosi. Ho cercato di essere un esempio per tutti coloro che giocano a calcio e sognano, per le mie figlie, cercando di esser semplicemente me stesso. Bergamo sarà per sempre parte della mia vita e un giorno tornerò”.