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Il progetto di ricerca nato in Fondazione ANTHEM e coordinato dal professor Mattia Cattaneo ha prodotto un prototipo già in uso in una struttura partner del territorio: le prove sul campo hanno mostrato una buona corrispondenza tra la prioritizzazione definita dallo strumento digitale e il giudizio indipendente dei medici. Un meccanismo che potrebbe portare a un abbattimento dei tempi di presa in carico di 19-29 minuti

Alleggerire la pressione sui Pronto Soccorso, mettendo direttamente a disposizione dei pazienti uno strumento efficace e affidabile per velocizzare le operazioni di accettazione e definizione delle priorità nel triage. È l’obiettivo del progetto pilota 1.2, guidato da Mattia Cattaneo, professore associato dell’Università degli studi di Bergamo e ricercatore di Fondazione ANTHEM*.

Sviluppato ed evoluto insieme al team del Digital Health Lab di Dalmine, e con il contributo dei partner clinici ASST Bergamo Est e FERB-ETS, il progetto ha portato allo sviluppo di un prototipo pienamente funzionante, già calibrato su un campione rappresentativo di duemila accessi al Pronto Soccorso.

Si tratta di uno strumento digitale messo al servizio delle decisioni cliniche, capace di trasformare una grande quantità di dati eterogenei in informazioni chiare e immediatamente utilizzabili dal personale sanitario: tramite l’utilizzo di un totem interattivo, dotato di un sistema multilingue di accettazione (ad oggi sono disponibili 8 lingue diverse, ma si sta lavorando per un ampliamento e anche a una app mobile) che raccoglie le informazioni anagrafiche del paziente e i sintomi accusati, chiunque può compilare la propria scheda personale, che sarà poi valutata nell’ottica di una migliore gestione delle code all’interno dello stesso livello di urgenza.

“Il Pronto Soccorso vive una pressione costante: molti pazienti, bisogni eterogenei e risorse limitate – spiega il professor Cattaneo -. Il triage assegna una priorità, ma dentro la stessa classe di urgenza possono esserci situazioni cliniche molto differenti. Da qui l’idea: uno strumento digitale che faciliti l’accettazione e supporti la prioritizzazione dopo il triage tradizionale, in modo tempestivo e appropriato. Non per sostituire il personale, ma per fornire informazioni più ordinate e complete a supporto delle decisioni organizzative”.

Al suo arrivo in pronto soccorso, dunque, il paziente si potrà recare al totem e interagirvi attraverso un’interfaccia guidata e di semplicissimo utilizzo: dopo aver compilato il questionario con dati anagrafici, sintomi, allergie, patologie, interventi pregressi e terapie in corso, il sistema genera in automatico un referto strutturato, pronto per la presa in carico del paziente. Con un doppio vantaggio: abbattere la possibile barriera linguistica e raccogliere dati ordinati e completi sin dal primo contatto.

“Abbiamo calibrato e validato il sistema su un campione rappresentativo di 2.000 accessi – sottolinea Cattaneo -. Il confronto con il giudizio indipendente dei medici ha mostrato una buona corrispondenza, soprattutto per la complessità clinica. C’è un dato concreto: le nostre simulazioni evidenziano come questa prioritizzazione possa ridurre i tempi medi di attesa di circa 19-29 minuti a paziente nella stessa classe di urgenza sulla giornata di attività del pronto soccorso. È un’infrastruttura flessibile, applicabile anche ad altri contesti di accettazione e smistamento”.

Ma come funziona esattamente la prioritizzazione? “Il modello si basa su due dimensioni complementari. La prima è l’intensità clinica, che esprime l’urgenza del paziente nel momento della valutazione, considerando principalmente la tipologia dei sintomi per cui si è recato al Pronto Soccorso e i parametri vitali. La seconda è la complessità clinica, che ne valuta il grado di fragilità sulla base della storia clinica e delle condizioni pregresse. Per elaborare questi dati usiamo flussi basati su modelli linguistici di grandi dimensioni, calibrati sul Pronto Soccorso, e modelli di data science che stimano il rischio e aiutano a distinguere tra pazienti con lo stesso livello di urgenza”.

Al momento il prototipo è in uso all’interno di uno dei pronto soccorso della provincia partner di ANTHEM, con un importante accesso di pazienti, e potrà avere sviluppi sia territoriali che a livello internazionale, con progetti esplorativi già in corso per comprendere la possibile evoluzione: non solo delle funzionalità, ma soprattutto per le specificità dei pazienti che entreranno in contatto con lo strumento digitale in altri Paesi.

Per approfondire guarda il video in apertura di articolo. 

*Fondazione ANTHEM è una delle più significative iniziative di ricerca italiane ed europee, finanziata con 120 milioni di euro dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del PnC – Piano Nazionale per gli investimenti Complementari al PNRR. È un progetto multidisciplinare – che attraversa la medicina e l’ingegneria, la fisica, l’informatica e l’economia – nato per sviluppare tecnologie e percorsi innovativi in ambito sanitario e assistenziale. Strumenti innovativi e sensori per la diagnosi, monitoraggio sanitario e ambientale, intelligenza artificiale e imaging, diagnosi e trattamento del cancro: ANTHEM comprende 28 progetti pilota raggruppati in 4 Spoke (macroaree di ricerca) coordinati dalle Università di Bergamo, Milano-Bicocca, Politecnico di Milano e Università di Catania, per un totale di oltre 350 ricercatori coinvolti. Conta su una solida rete di partner pubblici e privati composta da università, ospedali, realtà private e istituzioni pubbliche, con il contributo della società civile, delle associazioni dei pazienti e di altri enti di ricerca. La mission di ANTHEM è migliorare la cura e la qualità della vita di pazienti fragili, cronici e colpiti da patologie che ad oggi non hanno ancora una terapia, grazie a monitoraggio intelligente, prevenzione e diagnosi, medicina di precisione, miglioramento tecnologico.