Collegio dei sindaci
|Gioco d’azzardo, Cortesi: “La prevenzione passa dai Comuni. Serve una rete compatta e attiva su tutto il territorio”
Il sindaco di Seriate e vicepresidente del Collegio dei Sindaci della provincia di Bergamo: “Dobbiamo costruire una politica condivisa. Scuola, Ats, banche, commercianti e gestori devono essere parte della stessa strategia”
Seriate. Non basta intervenire quando il gioco d’azzardo è già diventato una dipendenza. Per Gabriele Cortesi, sindaco di Seriate e vicepresidente del Collegio dei Sindaci della provincia di Bergamo, la sfida decisiva si gioca prima, sul territorio, attraverso una rete capace di riconoscere i segnali di disagio e costruire una cultura della prevenzione. Una rete nella quale i Comuni hanno un ruolo centrale, ma che deve necessariamente mettere insieme istituzioni sanitarie, scuola, mondo economico, banche, commercianti e anche gli operatori del settore del gioco.
“Dobbiamo veramente fare rete, fare squadra”, è il punto di partenza indicato da Cortesi. Una necessità che assume un peso ancora maggiore davanti ai numeri del fenomeno: nel 2025 in provincia di Bergamo sono stati giocati 2 miliardi e 667 milioni di euro, con 415 milioni effettivamente persi tra quanto giocato e quanto restituito in vincite. Nello stesso anno sono state 453 le persone prese in carico dai servizi specialistici per un disturbo da gioco d’azzardo, contro le 470 del 2024. Un dato che, però, non coincide con la reale dimensione del problema: si tratta infatti delle persone che hanno riconosciuto di avere una difficoltà e hanno scelto di rivolgersi ai servizi. Il fenomeno, nella realtà, inevitabilmente, è più ampio.
È proprio per questo che, secondo Cortesi, il contrasto non può essere affidato esclusivamente ai servizi sanitari. Occorre costruire una presenza preventiva diffusa, capace di coinvolgere le comunità locali prima che la situazione precipiti: “Per questo, Il ruolo dei Comuni, in un lavoro di raccordo con Ats, all’interno del contrasto al fenomeno del gioco d’azzardo è assolutamente fondamentale”.
Il Collegio dei Sindaci diventa così uno degli snodi attraverso i quali questa collaborazione può essere costruita. L’organismo rappresenta gli ambiti territoriali e le realtà sociali dei territori nel rapporto con il sistema sanitario e sociosanitario, mettendo attorno allo stesso tavolo competenze e sensibilità differenti. Ed è proprio questa capacità di raccordo che, secondo Cortesi, può trasformarsi in una leva concreta anche sul fronte del gioco.
La prima partita è quella culturale. Perché la prevenzione, per essere efficace, deve entrare nei luoghi nei quali le persone vivono e crescono. A partire dalla scuola: “Far crescere la sensibilità degli amministratori locali su questa tematica, in maniera tale che possa nascere sul territorio una cultura della prevenzione, per esempio a partire dal mondo della scuola, credo che questo sia davvero molto importante, molto significativo”.
Una strategia che deve poi allargarsi agli esercizi nei quali il gioco è presente. Anche qui, per Cortesi, serve un cambio di prospettiva: non ignorare gli interlocutori con cui è necessario confrontarsi, ma coinvolgerli nella costruzione di strumenti concreti. Il riferimento è ai gestori degli apparecchi da gioco: provare a costruire insieme modalità più efficaci per riconoscere e segnalare le situazioni a rischio: “Sapersi confrontare con loro in maniera tale da poter costruire politiche di contrasto ai fenomeni patologici: credo che sia arrivato davvero il momento di farlo”. Chi lavora in un bar, in una sala o in un esercizio che ospita apparecchi da gioco può infatti trovarsi, prima di altri, davanti a comportamenti che indicano una possibile situazione problematica.
Da qui il sindaco richiama al codice etico e alla necessità che non rimanga confinato a singoli territori: “Nel momento in cui il codice etico dovesse essere diffuso solo su una parte di territorio è ovvio che il giocatore si sposta”. Il rischio, altrimenti, è quello di costruire interventi efficaci soltanto localmente, lasciando però aperta una via di fuga immediata: “La prevenzione, invece, deve essere il più possibile uniforme e capillare, così da evitare che il problema venga semplicemente trasferito da un Comune all’altro. L’obiettivo è fare in modo che chi gestisce una macchina sappia riconoscere i segnali, conoscere le procedure e sapere a chi rivolgersi”.
La stessa logica, secondo il vicepresidente del Collegio dei Sindaci, dovrebbe essere applicata al rapporto con il sistema bancario. I 415 milioni di euro persi nel 2025 restituiscono la dimensione economica di un fenomeno che coinvolge inevitabilmente il rapporto delle persone con il denaro: “ Credo che sia assolutamente importante e fondamentale – continua Cortesi – una interlocuzione con gli istituti di credito affinché ci possano essere attività di prevenzione e attività di istruzione finanziaria per quella che è questa tipologia di utenti”.
Tutto questo, però, richiede un luogo nel quale le diverse competenze possano incontrarsi. Per il primo cittadino, uno degli strumenti è il tavolo provinciale, dove istituzioni e stakeholder possono mettere a confronto punti di vista inevitabilmente diversi. Il punto non è che tutti abbiano la stessa visione del fenomeno, ma riuscire a trasformare le diverse prospettive in una strategia comune: “Ciascuno porta la propria visione, ma serve coordinarsi sui vari territori, in maniera tale che ci possa essere una politica condivisa”.
Una sfida che Bergamo, secondo Cortesi, ha iniziato ad affrontare prima di molte altre realtà italiane. “Credo che la provincia abbia il merito di essere considerata una tra le prime, se non la prima, ad aver cominciato a ragionare sul gioco d’azzardo come tema patologico su cui prendere provvedimenti e costruire politiche”.
Il fenomeno, però, nel frattempo è cambiato. E a rendere più complesso il lavoro delle istituzioni è soprattutto l’esplosione del gioco online, accelerata dalla pandemia e dai lockdown. Quando le sale slot erano chiuse, una parte dei giocatori ha iniziato a utilizzare con maggiore frequenza le piattaforme digitali: “Il giocatore che non poteva più accedere alle sale slot ha cominciato a conoscere e capire e a utilizzare il gioco online e da quel momento lì il gioco online è esploso”. Il gioco fisico è legato a luoghi e territori facilmente individuabili; quello online è più sfuggente, meno visibile e quindi più difficile da intercettare attraverso gli strumenti tradizionali.
Ed è proprio davanti a questa trasformazione che il concetto di rete assume il suo significato più concreto. I dati provinciali fotografano un fenomeno di dimensioni economiche enormi, ma le 453 persone arrivate ai servizi nel 2025 non possono essere lette come il perimetro del problema. Sono, piuttosto, la parte del disagio che è riuscita a emergere e a incontrare una risposta specialistica.
Per tutto ciò che resta prima di quel passaggio servono occhi diversi e presenti sul territorio: amministratori, insegnanti, operatori sanitari, commercianti, banche e gestori. È questa, per Cortesi, la direzione da seguire: una prevenzione che non aspetti la richiesta di aiuto, ma che sappia riconoscere il problema mentre si manifesta: “Serve che questo fenomeno cominci a vedere una riduzione della sua dimensione, che è al momento è inaccettabile”.




