Il mistero
|Giallo delle ossa in Borgo Santa Caterina, l’autorizzazione per i lavori? A Palafrizzoni non c’è
L’assessore Valesini: “Allo stato attuale non risulta depositata nessuna richiesta”
Bergamo. Già un paio d’ore dopo il macabro rinvenimento delle osse nascoste in un muro del Crystal bar di Borgo Santa Caterina, la Scientifica se ne era già andata salvo tornare nel pomeriggio insieme al pm Emanuele Marchisio. La saracinesca era già abbassata e presentava un cartello dalla scritta eloquente: “sequestro penale”. Non c’era nient’altro, a parte dei tavolini estivi affiancati da una fioriera. Nessuna traccia dei lavori che si stavano svolgendo: né un cartello d’avviso né tanto meno un’insegna con il nome della ditta.
Che sia un giallo il caso delle ossa umane ritrovate dagli operai in un bar in ristrutturazione non c’è dubbio. Però ci sono altre domande. Chi sono i titolari della struttura commerciale? Pare due sudamericani che hanno rilevato il bar Crystal. C’é l’autorizzazione per i lavori di ristrutturazione? La risposta arriva da Palazzo Frizzoni: “No”. A confermarlo è l’assessore all’edilizia privata Francesco Valesini: “Allo stato attuale non risulta depositata nessuna richiesta, ma potrebbe trattarsi di edilizia libera. Starà a noi fare le verifiche quando la struttura sarà libera dai sigilli della Procura della Repubblica”.
Il locale, infatti, è sotto sequestro penale da lunedì 24 agosto quando gli operai hanno rinvenuto ossa umane e un teschio nella parte bassa di un muro. Secondo quanto raccolto da Bergamonews, infatti, non risulterebbe che la ditta incaricata dei lavori di ristrutturazione, il cui nome è tutt’ora ignoto, abbia presentato una Scia (segnalazione certificata di inizio attività, ndr) al Comune. In ogni caso, gli interventi avrebbero comportato l’abbattimento di un muro per il quale serve la Cila (Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata, ndr), che consente di avviare lavori su un immobile senza attendere un’autorizzazione formale del Comune. Ma nemmeno quella risulta consegnata a Palafrizzoni.
Ed è proprio la natura dei lavori a rendere necessario un chiarimento sul piano amministrativo. Per operazioni di entità medio-piccola può essere sufficiente una semplice comunicazione al Comune. Ma quando i cantieri assumono una certa rilevanza, come nel caso di modifiche che interessano la struttura interna dell’immobile, la procedura può cambiare e possono essere necessari specifici titoli edilizi.
Un ‘giallo’ a margine del mistero principale: a chi appartengono quei resti? Una risposta che sta cercando il pubblico ministero Marchisio che si è avvalso della competenza delle antropologhe dello studio Labanof di Cristina Cattaneo. Saranno esami più approfonditi, infatti, a fornire elementi utili per stabilire con maggiore precisione l’epoca a cui risalgono i resti e ricostruire, per quanto possibile, la storia della persona alla quale appartenevano. Come serviranno esami più approfonditi per capire la regolarità di quei lavori.





