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Leonardo, 15 anni, vive in città e sta per frequentare il terzo anno di liceo all’International School of Bergamo. Durante le vacanze estive ha creato da solo l’app C-ME disponibile dal 4 settembre sull’app store

“Ma noia, noia, noia… maledetta noia”. Le parole di Franco Califano, quelle che spesso riaffiorano nella nostra mente quasi senza accorgersene, per Leonardo Provenzi, nel bel mezzo di una sera d’estate, sono diventate qualcosa di più di una semplice canzone. Come una sorta di spinta, motivata da quella comune e frequente sensazione di non avere nulla da fare.

Leonardo, 15 anni, vive in città e sta per frequentare il terzo anno di liceo all’International School of Bergamo. Durante le vacanze estive, che stanno volgendo al termine, ha creato da solo l’app C-ME, dall’inglese “see me”, ovvero “guardami”, che sarà disponibile sull’app store dal prossimo 4 settembre: una sorta di mappa in tempo reale che mostra quanto succede intorno a noi. “Mi ricordo che era un mercoledì sera.- racconta il giovane -. Ero a casa senza fare niente e ho pensato: ma quante persone, proprio ora, stanno facendo cose belle senza che noi lo sappiamo? Allora ho deciso di provare a creare qualcosa”.

C-me

L’idea è semplice: mostrare in tempo reale quello che sta succedendo intorno a te e permettere alle persone di unirsi. C-ME è pensata come un riflesso delle attività in corso, senza la quale non ne sapremmo nulla. Se qualcuno sta organizzando un aperitivo, una partita di calcio, una passeggiata, una festa o semplicemente vuole trovare qualcuno con cui fare qualcosa, può direttamente creare un evento su una mappa, che è il centro dell’idea partorita da Leonardo. Basta scegliere il luogo, inserire un’immagine e una descrizione dell’attività. Chi si trova nelle vicinanze può vedere ciò in tempo reale e, se interessato, raggiungere le persone che lo hanno creato. Ogni evento rimane visibile per un periodo limitato, generalmente da una a tre ore, e poi scompare automaticamente. L’obiettivo è evitare che l’app diventi un altro spazio pieno di contenuti vecchi e inutili: C-ME vuole raccontare ciò che sta succedendo “adesso”, in tempo reale.

C’è poi una funzione pensata anche per chi organizza eventi. Fino a otto volte al mese è possibile pubblicare gratuitamente un’anteprima di un’attività che deve ancora iniziare, indicando in anticipo luogo, immagine, descrizione e orario di partenza. Una possibilità che potrebbe essere utile anche a locali e organizzatori per dare visibilità ai propri appuntamenti: “L’anteprima – spiega l’ideatore – serve soprattutto a chi organizza qualcosa di più grande e vuole farlo sapere prima. Può essere utile anche ai locali, per promuovere un evento e portare persone”.

C-ME vuole risolvere anche un problema molto quotidiano: quello dei gruppi di chat, dei messaggi infiniti e delle persone che non riescono mai a mettersi d’accordo. “L’ho fatta per ottenere tutto più velocemente, senza stare ai messaggi e perdere tempo al telefono”, chiosa lo studente. L’idea è pubblicare quello che vuoi fare e lasciare che siano le persone interessate, nelle vicinanze, a scoprirlo.  La spontaneità non significa rinunciare alla privacy. Per ogni drop (inteso come l’evento) l’utente può decidere chi può visualizzarlo: tutti oppure soltanto uno specifico gruppo di persone.

La parte forse più sorprendente della storia è il modo in cui Leonardo ha costruito C-ME: “Non sono mai stato bravo con il computer”, racconta. Eppure, quando è nata l’idea nel suo cervello, ha deciso di provarci. A scuola, verso la fine dell’anno, aveva partecipato a una giornata dedicata all’intelligenza artificiale. Quell’esperienza gli aveva fatto capire che poteva utilizzare l’AI anche per costruire qualcosa di concreto. Da lì è iniziata la sperimentazione: “Sono partito che non sapevo fare nulla. Ho usato l’intelligenza artificiale per farmi aiutare a creare il codice e, mentre lavoravo, imparavo anche io come funzionava la programmazione. Le dicevo cosa volevo creare e poi studiavo il codice, così potevo dirle cosa fare, come creare il server e anche come ridurre i costi energetici dell’app”.

Il ragazzo ha imparato progressivamente a capire quello che stava costruendo, intervenendo sulle diverse parti del progetto. Per mesi ha lavorato anche fino a notte fonda: “A volte stavo al computer fino alle quattro del mattino, otto o nove ore al giorno”. E tutto questo senza un team alle spalle. Anche in famiglia la scoperta è arrivata soltanto quando il progetto era già molto avanti. Un giorno, mamma e papà, lo hanno trovato alle prese con un’app praticamente pronta e hanno capito che non si trattava più soltanto di un’idea.

Nel frattempo Leonardo ha dovuto affrontare anche tutto quello che viene dopo la programmazione: i test, la pubblicazione, la sicurezza, la gestione dei server e i requisiti necessari per portare l’app sugli store. Ora il progetto è pronto per il primo vero banco di prova: inizialmente sarà disponibile esclusivamente per Apple. Per Android, invece, il 15enne sta lavorando a una fase di test preliminare che gli permetta di raccogliere utenti e verificare il funzionamento prima della distribuzione più ampia.

La sfida, adesso, non è più soltanto tecnologica. È riuscire a creare una comunità. Perché un’app basata sulle attività che accadono intorno alle persone funziona soltanto se ci sono abbastanza persone che la utilizzano. È il classico problema del “chi arriva prima..”: se nessuno pubblica un’attività, chi apre l’app non trova nulla, se invece la mappa comincia a riempirsi, può diventare sempre più utile. Leonardo lo sa bene: “Serve sempre provare. Bisogna creare una massa critica e fare in modo che l’app abbia una presenza costante”.

Per questo in questi giorni sta distribuendo volantini, lavorando sulla comunicazione sui social, spingendo TikTok e Instagram e contattando influencer e content creator di Bergamo. L’obiettivo iniziale è chiaro: far conoscere C-ME a Bergamo. Senza nascondere l’ambizione del potersi espandere.

L’app è gratuita, nessun abbonamento obbligatorio. La crescita dovrà arrivare prima di tutto dalle persone che la useranno e dalla capacità di trasformare una semplice mappa in un luogo digitale dove scoprire, all’ultimo momento, qualcosa da fare. In fondo, tutto è partito da una domanda molto semplice: quante cose stanno succedendo proprio adesso senza che noi lo sappiamo? Leonardo ha provato a trasformare quella domanda in uno strumento. La “maledetta noia”, questa volta, potrebbe aver prodotto qualcosa di molto meno spento.