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Metal for Emergency: tredici edizioni, nessuna resa
Photo Credits Gigi Fratus

Una giornata gratuita dedicata al metal, capace di unire realtà emergenti, scena italiana e nomi di rilievo internazionale

Sabato 22 agosto, al Parco Le Stanze di Trescore Balneario, il Metal For Emergency ha confermato ancora una volta la bontà della sua formula. Sei le band in programma, con Integral, Embrace of Souls, Never Obey Again e Shores of Null a precedere i due headliner.

Tra i nomi di punta, ad aprire le danze sono stati i Labyrinth, tra le realtà più autorevoli del power-prog italiano. La formazione ha proposto un set impeccabile, fatto di tecnica, strutture elaborate e ampie melodie, confermando un’identità costruita in oltre trent’anni di carriera e già pienamente definita nel 1998, anno di pubblicazione di Return to Heaven Denied.

È stato quindi il momento dei Carcass, capiscuola del metal estremo, originari di Liverpool e attivi dal 1985, che hanno contribuito all’evoluzione del death metal e grindcore con album come Symphonies of Sickness e Heartwork. A Trescore, il quartetto guidato da Jeff Walker e Bill Steer ha trascinato il pubblico tra accelerazioni e ferocia sonora, dimostrando di essere tutt’altro che una band da museo. Il successo del Metal For Emergency, tuttavia, non si misura soltanto in decibel. Ne abbiamo parlato con uno degli organizzatori storici, Jack Moris Merli.

Parlaci del passaggio da Music for Emergency a Metal for Emergency.

Il Music for Emergency era un festival generalista che organizzavamo tanti anni fa a Cenate Sotto, all’interno del quale, spesso, tra le varie band in cartellone, venivano proposti gruppi metal. In seguito abbiamo pensato che dedicare un’intera giornata del festival al metal sarebbe stata una buona idea e così abbiamo creato il Metal for Emergency. Sì, lo so, sicuramente la fantasia nella scelta dei nomi non è la nostra forza (ride). Quando non è stato più possibile proseguire con il Music for Emergency, abbiamo voluto tenere almeno in vita il Metal for Emergency, in coproduzione con altri festival, per salvare il nostro evento di maggior successo.

Questo festival è ormai un appuntamento riconoscibile in tutto il panorama metal italiano.

Sicuramente i suoi elementi distintivi sono l’ingresso gratuito e la proposta musicale di alta qualità. Non è facile trovare eventi gratis che propongono gruppi medio-grandi. Inoltre, e lo dico ringraziando chi ci ospita, c’è molta attenzione al cliente: quando si va a concerti di questa portata, spesso, non si viene trattati come persone, ma come polli da spennare.

Organizzare eventi di questa portata significa affrontare problemi logistici ed economici non indifferenti.

Nel nostro caso c’è da fare la doverosa premessa, nel senso che dei problemi logistici si fanno carico al 90% i responsabili del festival (Bum Bum di Trescore, ora, e prima Filago). Quando eravamo a Cenate avevamo tutto in capo noi e so bene lo sforzo enorme che viene compiuto. Le difficoltà economiche sono sotto gli occhi di tutti: dal 2022 abbiamo assistito a un’esplosione dei prezzi di produzione assurda. Non penso di andare molto lontano dal vero se affermo che i prezzi sono aumentati del 30, 40 e a volte 50 percento. Inoltre, consentimi in gioco di parole: non avendo pre-vendite, ci basiamo essenzialmente sulle pre-ghiere: preghiamo che venga tanta gente e che consumi (ride).

Quanto è difficile sostenere un festival di questo livello senza far ricadere i costi sul pubblico?

Il pubblico metal è il migliore che ci sia. La gente rispetta pure le file (ride). Inoltre è molto attento alla proposta, e non ha paura di spendere qualche euro in più per sostenere la causa.

Il Metal for Emergency è nato con una forte vocazione benefica.

Da sempre raccogliamo fondi da donare a progetti benefici. Negli anni abbiamo aiutato principalmente Emergency (specie il progetto Italia), ma anche altre ONLUS a livello locale. Attraverso le donazioni sosteniamo progetti in ambito prettamente socioassistenziale o sociosanitario. Fare del bene aiuta anche noi stessi a darci la carica per andare avanti anche quando si è un po’ stanchi. È un incentivo a buttare il cuore oltre l’ostacolo, e in questi anni l’abbiamo fatto diverse volte.

Avete notato un ricambio generazionale e una crescita dell’interesse verso il metal anche tra i più giovani?

Assolutamente sì. All’inizio il nostro pubblico aveva un’età media più alta rispetto a quello di oggi. I veterani, come me, non ci hanno mai mollato, ma nel contempo abbiamo notato l’ingresso di nuove leve, richiamate dalla maggior varietà di proposte che abbiamo negli anni portato sul nostro palco.

Parliamo dei nomi di punta di quest’ultima edizione: Carcass e Labyrinth. Quanto è stato difficile portarli da voi?

Quest’anno la fase di booking è andata abbastanza liscia (ci sono stati anni in cui abbiamo dovuto penare parecchio per trovare le band principali). A livello di produzione, invece, siamo rimasti all’interno degli standard abituali degli ultimi anni.
Portare questi nomi, ma soprattutto queste persone, sul palco del nostro festival è stato motivo di profondo orgoglio e, almeno per me, una vera emozione.

La presenza dei Labyrinth in cartellone con i Carcass introduce una componente più melodica e progressive al festival. È stata una scelta pensata per creare una proposta musicale volutamente eterogenea?

Sì. Hai centrato il punto. Ci piaceva l’idea di non fare un festival monotematico. All’estero questa cosa è sdoganata, in Italia non ancora. Ci siamo detti “Perché no?” e abbiamo inserito un gruppo power-prog prima di un gruppo death-grind, con un risultato finale che ci è parso buono.

Accanto ai grandi nomi internazionali, continuate a dare spazio alla scena italiana.

È importantissimo e vitale che questo festival faccia da vetrina a band emergenti e meno conosciute. Quest’anno abbiamo ricevuto 500 candidature di gruppi che volevano suonare da noi. C’è fame di musica dal vivo, ascoltata e suonata. Cerchiamo di dare la possibilità di salire su un grande palco a gruppi a cui non è ancora capitato.

Qual è stato, finora, il momento di cui siete più orgogliosi? E chi vorreste in futuro sul palco?

Se devo scegliere un solo nome ovviamente non posso prescindere dagli Anthrax: portare uno dei Big Four del thrash da noi, ancora ora se ci penso mi fa venire i brividi. Ma non posso non citarti anche Sepultura, Gamma Ray, Dark Tranquillity e, non ultimi, ovviamente i Carcass. Amo profondamente tutte queste band. Il nostro prossimo sogno proibito sarebbero i Testament.

Unica nota stonata: il furto dell’incasso avvenuto nella notte tra domenica e lunedì.

Purtroppo sì. Appena l’abbiamo saputo siamo rimasti tristi e sgomenti. Poi è prevalsa la voglia di riscatto e le manifestazioni di sostegno sui social da parte di amici, fan, band e testate musicali. Lasciamo che gli inquirenti facciano il loro lavoro e, per quanto ci riguarda, non ci fermiamo.