Logo

Temi del giorno:

“Pensavo di essere l’unica”: l’incontinenza non è un tabù e si può curare

L’incontinenza urinaria non è una conseguenza inevitabile dell’età, ma un problema diffuso e trattabile con successo grazie alla fisioterapia del pavimento pelvico

“Pensavo di essere l’unica”. È una delle frasi che la Dott.ssa Laura Belotti, nuova specialista nel trattamento del pavimento pelvico di Habilita Sport Medicine, sente più spesso in ambulatorio quando una paziente racconta il proprio problema di incontinenza. Una frase che racconta bene quanto questo disturbo, nonostante sia molto diffuso, venga ancora vissuto nel silenzio. Ma chi dovrebbe rivolgersi a un professionista? Come si svolge una valutazione del pavimento pelvico? E soprattutto, quanto può essere utile la fisioterapia nel trattamento dell’incontinenza? Abbiamo affrontato questi temi con la Dott.ssa Belotti, per fare chiarezza su un disturbo tanto frequente quanto ancora poco conosciuto e ricordare che chiedere aiuto non deve essere motivo di imbarazzo, ma può rappresentare il primo passo per tornare a vivere con maggiore serenità la propria quotidianità.

Laura Belotti take care marketing

L’incontinenza urinaria è un disturbo molto più diffuso di quanto si pensi. Chi colpisce e perché è ancora così difficile parlarne?

“In ambulatorio incontro donne di ogni età che, quando raccontano il loro problema, spesso iniziano con la stessa frase: “pensavo di essere l’unica”. L’incontinenza urinaria è uno dei disturbi più diffusi e più silenziosi che esistano: colpisce soprattutto le donne, per ragioni legate a gravidanza, parto e menopausa, ma riguarda anche gli uomini, in particolare dopo interventi alla prostata. Le persone tendono a conviverci in silenzio, senza raccontarlo nemmeno alle persone più vicine, e solo una minoranza arriva a chiedere un aiuto specialistico. È così difficile parlarne perché tocca una sfera molto intima, perché genera vergogna e imbarazzo, e perché è ancora diffusa l’idea sbagliata che sia “solo una questione di età” o un fastidio a cui ci si deve semplicemente abituare. A questo si aggiunge, purtroppo, anche una scarsa informazione: molte persone non sanno nemmeno che esiste una figura professionale, il fisioterapista specializzato nel pavimento pelvico, che si occupa proprio di questo”.

Molte persone credono che perdere qualche goccia di urina con il passare degli anni o dopo una gravidanza sia “normale”. È davvero così oppure è un problema che può essere trattato?

“Questa è probabilmente la convinzione più radicata che incontro, e anche la più dannosa, perché è quella che allontana di più le persone dalla cura. Voglio essere chiara su un punto: perdere urina non è mai normale. Può essere frequente, può avere spiegazioni legate a un parto, alla menopausa o all’avanzare dell’età, ma frequente non vuol dire normale, e soprattutto non vuol dire che non ci sia nulla da fare. Il pavimento pelvico è a tutti gli effetti un muscolo, e come ogni muscolo può indebolirsi o funzionare male: dopo una gravidanza, un parto, un intervento chirurgico, con la menopausa, ma anche per sedentarietà, sovrappeso, stitichezza cronica o alcuni sport ad alto impatto. Ed è proprio perché è un muscolo che si può allenare, rieducare, recuperare. Non è un disturbo con cui bisogna imparare a convivere: è un disturbo che si può trattare, spesso con ottimi risultati“.

Che ruolo ha il pavimento pelvico nella continenza urinaria e come può una sua alterazione favorire la comparsa dell’incontinenza?

“Il pavimento pelvico è quell’insieme di muscoli, legamenti e tessuti che chiude la parte inferiore del bacino, come un’amaca che sostiene vescica, utero (nella donna) e retto. Ha diverse funzioni: sostiene gli organi pelvici, contribuisce alla continenza urinaria e fecale, partecipa alla funzione sessuale e collabora con il diaframma e i muscoli profondi dell’addome nella stabilità del tronco. Per quanto riguarda la continenza, questi muscoli devono fare due cose apparentemente opposte: restare in un buon tono di base per “tenere chiuso” lo sfintere e opporsi agli aumenti di pressione addominale (una tosse, uno starnuto, un salto), ma anche saper rilassarsi correttamente quando si va in bagno. Se questo equilibrio si rompe, perché i muscoli sono deboli, perché sono troppo contratti e poco elastici, o perché la coordinazione tra contrazione e rilassamento non funziona più bene, il sistema di “tenuta” della vescica ne risente. Da qui possono nascere le diverse forme di incontinenza: quella da sforzo (perdite con tosse, starnuti, risate, salti), quella da urgenza (il bisogno improvviso e difficile da trattenere) o forme miste, che uniscono i due meccanismi”.

La valutazione del pavimento pelvico è quindi un passaggio imprescindibile quando si affronta un problema di incontinenza: non basta considerare la vescica, bisogna capire come funziona tutto il sistema muscolare che la sostiene e la controlla.

In cosa consiste concretamente un percorso di riabilitazione del pavimento pelvico? Cosa deve aspettarsi un paziente dalla prima visita e dalle sedute successive?

“Il percorso comincia sempre con una valutazione fisioterapica approfondita. Nella prima visita viene effettuata un’anamnesi dettagliata: la storia clinica della persona, le caratteristiche delle perdite (quando avvengono, con che frequenza, in quali situazioni), le abitudini urinarie e intestinali, eventuali interventi chirurgici. Segue poi un esame obiettivo, che comprende un’osservazione visiva e, se necessario, una valutazione manuale della muscolatura del pavimento pelvico: si verifica la capacità di contrarre e rilassare correttamente questi muscoli, la loro forza, la loro resistenza e la coordinazione con la respirazione e con la muscolatura addominale. In base a quanto emerge, insieme alla persona costruisco un progetto riabilitativo personalizzato, con obiettivi chiari e condivisi. Le sedute successive combinano diverse tecniche, scelte in base al caso, che possono comprendere: l’esercizio terapeutico per il pavimento pelvico, il biofeedback, la stimolazione elettrica funzionale nei casi in cui sia indicata, il bladder training per rieducare la vescica a intervalli di svuotamento più fisiologici, e indicazioni comportamentali su alimentazione, idratazione e gestione della problematica. Sempre previo consenso informato della paziente, può essere proposta anche la terapia manuale con manovre intracavitarie, utile per lavorare in modo mirato su tono, elasticità e coordinazione della muscolatura pelvica. Non meno importante è il trattamento domiciliare: un programma di esercizi da svolgere anche a casa, perché la costanza è ciò che fa davvero la differenza nei risultati”.

Quali risultati si possono ottenere con la fisioterapia del pavimento pelvico e dopo quanto tempo è realistico aspettarsi i primi miglioramenti?

“I risultati, quando il percorso viene seguito con costanza, sono spesso molto buoni. La letteratura scientifica conferma che l’allenamento della muscolatura del pavimento pelvico riduce in modo significativo gli episodi di perdita nelle donne con incontinenza da sforzo, da urgenza o mista, e migliora sensibilmente la qualità della vita. In molti casi si arriva a una risoluzione completa del sintomo, in altri a una riduzione così importante da restituire alla persona una vita sociale e quotidiana normale, senza più la paura costante della perdita. Sui tempi, è giusto essere realistici: non è un interruttore che si accende. Il tessuto muscolare ha bisogno di essere allenato con costanza, un po’ come qualsiasi altro gruppo muscolare del corpo. Generalmente i primi segnali di miglioramento si notano già dopo alcune settimane, mentre per un cambiamento più stabile e misurabile si parla in genere di un arco di tempo tra le 8 e le 12 settimane di lavoro regolare, con sedute periodiche affiancate da un programma domiciliare quotidiano. Ogni persona è diversa, e la velocità dei risultati dipende dal tipo e dalla gravità del disturbo, dall’età, dalla presenza di altre condizioni e, molto, dalla costanza nell’eseguire gli esercizi anche a casa”.

Qual è il consiglio che darebbe a chi oggi convive con piccole o grandi perdite di urina ma, per imbarazzo o rassegnazione, non ha ancora deciso di rivolgersi a uno specialista?

“L’incontinenza non è un difetto personale né un segno inevitabile dell’età che avanza: è un problema muscolare e funzionale, che si può valutare e trattare. So che parlarne è difficile, ma più si aspetta, più il disturbo tende a condizionare la vita di tutti i giorni: si evitano le uscite, lo sport, i momenti di intimità, per la paura di un imprevisto. Vi invito a considerare una prima visita come un semplice passo di conoscenza, senza impegno: capire cosa sta succedendo e quali strade si possono percorrere”.

Per informazioni o prenotazioni

T 035.4815970
E infosportmedicine@habilita.it