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La terapia dell’amicizia contro il rischio di solitudine e isolamento
Come affluenti dell’amicizia Alberoni mi indicò 4 punti cardinali, che restano di collaudata affidabilità: sincerità di fondo, rispetto reciproco, calda gestualità nel sorriso e nella stretta di mano e soprattutto capacità di guardare e guardarsi nel cuore
“Non mettetevi a contare gli amici, perché rimarreste parecchio delusi”, consigliava – molto prima che deflagrasse il covid – il sociologo Francesco Alberoni, mancato 3
anni fa, carico di anni e di esperienza comunicata. Chissà cosa direbbe oggi dei comportamenti che la pandemia ci ha lasciato in eredità, accentuando tendenze all’isolamento.
Dal 2011, ogni 30 di luglio si celebra la Giornata mondiale in onore dell’amicizia: di fatto ce n’è una ad ogni alba che si annuncia e tutte le ricorrenze che punteggiano il
calendario vantano il marchio della significatività. Certo è che da quando ci furono imposte le mascherine antivirus, con tutto il corredo annesso, c’è stata e si continua a vivere una planetaria metamorfosi nelle nostre abitudini di vita. Da fine febbraio del 2020, quando l’invasore misterioso e invisibile si annunciò su scala globale, ci fu l’ingrossamento quasi immediato del fiume della fragilità, con tutto quel che si portò dietro in termini di paure, psicosi e lutti e in più una caterva di effetti collaterali.
Lillo Alaimo, direttore del settimanale svizzero “il Caffè”, controcorrente per scelta e allergico di natura ai luoghi comuni, volle e mi affidò una certa esplorazione per monitorare l’andamento nelle reazioni della gente attraverso diversi rilevatori. Partì un viaggio nel quale tra psichiatri, psicologi, sociologi, epidemiologi, ricercatori,
nutrizionisti, sondaggisti, volli inserire anche un gruppo di eremite.
Più solidali dopo il covid, e invece…
La responsabile di una comunità di monache di clausura alzò la voce dell’ottimismo e della speranza oltre le grate: questa religiosa infatti aveva coraggiosamente deciso di aprire i telefoni e porsi in ascolto di quanti – nello smarrimento – cercavano uno spiraglio di conforto. “Quando la scienza e i vaccini avranno la meglio sul drago, come umanità ci ritroveremo più solidali, aperti, predisposti al mutuo soccorso. Saremo cambiati decisamente in meglio dopo questa colossale calamità, è l’intelligenza stessa a imporcelo”.
Com’è andata, dopo oltre dieci anni, lo stiamo ancora vedendo e sperimentando, in termini di negatività: ci sentiamo più insicuri e soli, siamo più chiusi, introversi,
diffidenti, anche egoisti. Una recente radiografia dell’isolamento sociale cronico ha quantificato in circa 870.000 decessi l’anno nel mondo, ossia 100 ogni ora, con un
impatto sulla salute che, secondo un report dell’Organizzazione mondiale della sanità del 2025, è paragonabile al consumo di 15 sigarette al giorno.
La speranza di Alberoni in un “però”
Tornando alla visione dell’amicizia secondo Alberoni, sappiamo che è “una forma di amore, una preferenza intrisa di eticità. Il vero amico ti è fedele, sta sempre dalla tua
parte, ti aiuta, ti sostiene, ti difende, con lui ti puoi confidare, sicuro che non rivelerà i segreti”. In chiusura di un’estesa conversazione nel suo studio, che era un accampamento di libri in ogni angolo, il sociologo mi diede la più lapidaria e illuminante definizione dell’ultima dea: “La speranza è un però”.
Proprio in occasione della recente Giornata dell’amicizia, la rivista “Mondosanità” – appoggiandosi a evidenze scientifiche – ha sottolineato che “una rete solida di
rapporti rappresenta un autentico fattore protettivo: sostiene il benessere psicologico, migliora la salute fisica e può incrementare fino al 50% le probabilità di
longevità”. Intanto però la solitudine aumenta e, secondo dati dell’Oms, una persona su sei nel mondo si sente sola. Tra i giovani il fenomeno interessa una
persona su 5, mentre nei Paesi a basso reddito coinvolge quasi una persona su 4.
Un’utile bussola per orientarsi
Secondo Ilaria Lega, ricercatrice del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell’Istituto Superiore di Sanità, a incidere oltre ai cambiamenti demografici e degli stili di vita, è il modo in cui si costruiscono oggi le relazioni. I social, per esempio, possono contribuire a rafforzare i legami, oppure accentuare isolamento e solitudine, se usati passivamente. Vediamo bene del resto l’ondeggiamento delle “tifoserie da tastiera” (copyright di Aldo Grasso), sempre pronte a sentenze immediate. Nel Regno Unito, dal 17 gennaio 2018, quindi con anticipo sul covid, opera il Ministero della Solitudine chiamato ad affrontare e cercare una soluzione – magari prevenendoli – ai problemi di una condizione che può sfociare nell’emarginazione con tutte le molteplici conseguenze.
Come affluenti dell’amicizia Alberoni mi indicò 4 punti cardinali, che restano di collaudata affidabilità: sincerità di fondo, rispetto reciproco, calda gestualità nel sorriso e nella stretta di mano e soprattutto capacità di guardare e guardarsi nel cuore. Sta a ciascuno saper decifrare.
Ed è bello quando si trova un’amicizia che coincide con il riconoscimento della stima e del valore di ognuno.


