Logo

Temi del giorno:

La seconda generazione immigrata

L’area problematica dei processi di integrazione è, oggi, quella dei figli degli immigrati o appena giunti in Italia o nati qui. Questi ragazzi, quando vanno a scuola, si trovano in Italia; quando tornano a casa, nel pomeriggio, sono ri-catapultati in Asia o in Africa

Il Ministro Valditara ha proposto, in un’intervista al Corriere del 1° agosto, la convocazione di una Conferenza nazionale, in autunno, che riunisca “esponenti delle forze politiche, sindacati, docenti, esperti e consulte degli studenti” per fare il punto sulle proposte di politiche dell’integrazione nella Scuola dei figli di immigrati. Vi ha aggiunto “il divieto di burqa a scuola” e l’istituzione di Corsi di italiano per i genitori degli studenti con background migratorio.

L’area problematica dei processi di integrazione è, oggi, quella dei figli degli immigrati o appena giunti in Italia o nati qui.
Questi ragazzi, quando vanno a scuola, si trovano in Italia; quando tornano a casa, nel pomeriggio, sono ri-catapultati in Asia o in Africa. Se si identificano con l’Italia, entrano in conflitto con la famiglia; se si identificano con la famiglia, entrano in conflitto con l’Italia. Parecchi di loro, pertanto, non riuscendo a costruire una propria identità, si trovano sospinti lungo una “terza via”: quella dell’alienazione culturale, dello sradicamento, “sans toit ni loi”.

Al fondo, si aprono spesso due sentieri: quello del ribellismo violento dei “maranza” o quello, minoritario, ma pericoloso, della “radicalizzazione” fondamentalista. L’esempio di alcuni Paesi, dalla Francia alla Svezia, segnala che è facile passare a conflitti etnico-culturali e a problemi di ordine pubblico. Le esplosioni di violenza nelle banlieu parigine o a Malmö in Svezia fanno crescere inevitabilmente le paure dei residenti e la connessione tra migrazione e violenza di strada.

Di sicuro, se ci saranno nel futuro prossimo conflitti inter-etnici e culturali nel nostro Paese, essi scoppieranno è in quest’area biografico-generazionale. Donde le proposte di Valditara: adeguare il sistema di istruzione/educazione ai bisogni dei ragazzi di seconda generazione, coinvolgendo anche le loro famiglie, in primo luogo nel cruciale insegnamento/apprendimento della Lingua italiana. Per quanto riguarda i ragazzi, i dati della dispersione scolastica non sono affatto incoraggianti: attorno al 6% quella
degli autoctoni, attorno al 25% quella dei figli di immigrati. Una delle cause è che, nel pomeriggio, i ragazzi lasciano la Scuola dell’l’Italia e tornano nei loro mondi di origine,
senza nessun accompagnamento. Nei mondi di origine, il capofamiglia, unico lavoratore, va al lavoro; in casa restano le donne, socialmente e culturalmente segregate, assai spesso prive di conoscenza della Lingua italiana. Tanto che, quando entrano in contatto con la Scuola, si devono affidare all’interpretariato dei figli che la frequentano.

Le donne-madri rappresentano l’effettivo legame culturale ed educativo con il mondo da cui vengono, che tendono a riprodurre nel nostro Paese, fatto di segregazione socio-culturale, di cui i figli e le figlie sono le prime vittime, come tragici fatti di cronaca hanno confermato. Con espressione brutale il Ministro Valditara ha detto che i ragazzi rischiano di disimparare quello che hanno appreso a scuola. Si deve aggiungere che nelle periferie delle grandi città le scuole di base e gli Istituti professionali tendono
ad avere la maggioranza di iscritti figli di immigrati. Il risultato è che “i bianchi” ritirano i propri figli e, pertanto, gli insegnanti e i presidi subiscono la pressione socio-culturale delle famiglie immigrate che diventa didatticamente e pedagogicamente condizionante e regressiva.

Così la scuola, ben lungi dall’integrare, favorisce la formazione di “enclaves” di quartiere, di società parallele, a questo punto complete di moschea e di scuola, che sfuggono alla Legge italiana, tanto che le famiglie possono tranquillamente far evadere l’obbligo scolastico alle figlie.
A tutt’oggi non esiste un “Piano nazionale per l’apprendimento/insegnamento della Lingua italiana” né dei nuovi ragazzi arrivati né dei loro genitori. Il Documento di Beppe Fioroni del 2007 già parlava di “via italiana per la scuola interculturale” e proponeva, tra l’altro, “Italiano Livello 2” e il lavoro culturale con le famiglie. Tutto è stato lasciato dalla burocrazia ministeriale all’iniziativa delle singole scuole, quasi per nulla dotate di mediatori linguistico-culturali preparati e senza risorse specifiche. Se l’assimilazionismo francese e il multiculturalismo britannico mostrano crepe molto larghe, le politiche dell’integrazione/inclusione richiedono un realismo intelligente e paziente da parte della Politica.


giovanni cominelli

*Giovanni Cominelli si laurea in Filosofia nel 1968, dopo studi all’Università cattolica di Milano, alla Freie Universität di Berlino e all’Università statale di Milano.

Esperto di politiche dell’istruzione. Eletto in Consiglio comunale a Milano e nel Consiglio regionale della Lombardia dal 1980 al 1990.