Serial Minds
Lanterns, il supereroismo DC in (gustosa) salsa True Detective
La nuova serie del DC Universe introduce personaggi storici dell’etichetta, ma lo fa con un piglio tutto Hbo
Il mondo dei supereroi cinematografici e televisivi, lo sappiamo, non se la passa benissimo. Dopo le sbornie degli anni scorsi, i nuovi film e le nuove serie faticano a ingranare, non riescono a stupire, e per riaccendere l’entusiasmo del pubblico servono mega eventi come il prossimo film Marvel su Doomsday, così pieno di eroi da tutto il resto del franchise, che non si è ancora capito se e come si riuscirà a costruire una storia coerente che li metta insieme tutti.
In casa della principale rivale, la DC, le cose non vanno meglio, anzi. I primi due film del nuovo corso guidato da James Gunn, chiamato per rimettersi in pari proprio con gli antichi avversari, non hanno fatto sfracelli: Superman è stato abbastanza apprezzato e ha incassato diciamo benino, mentre Supergirl è stato un discreto flop. Sul fronte seriale, l’animazione Creature Commandos non interessa a nessuno, mentre Peacemaker è una piccola perla che però non riesce a smuovere le masse.
In questo contesto, su HBO MAX è appena approdata Lanterns, sorta di rilettura adulta, un po’ alla True Detective (d’altronde siamo sulla stessa rete/piattaforma), di un eroe classico come Lanterna Verde. Che impatto avrà questa serie sul complesso del DC Universe non lo possiamo sapere con certezza, però intanto una cosa ce la possiamo dire: il pilot è solido.
La serie, che inizialmente era stata sviluppa da Greg Berlanti, ma che poi è stata stravolta dall’arrivo di Gunn e i suoi, è creata da Chris Mundy (già produttore e co-sceneggiatore di True Detective: Night Country), Damon Lindelof (da queste parti amattissimo per Lost, The Leftovers, Watchmen), e Tom King, e vede protagonisti Kyle Chandler e Aaron Pierre, nei panni rispettivi di Hal Jordan (il primo Lanterna Verde della storia) e John Stewart (fra i primi supereroi afroamericani della DC).
Senza fare troppi spoiler, la storia è ambientata su più piani temporali, in cui al centro della vicenda c’è il rapporto fra Hal, primo umano a essere nominato Lanterna Verde (cioè una specie di superpoliziotto spaziale) e ben conosciuto dal mondo intero, e la sua recluta John, chiamato ad addestrarsi per fare la riserva per quanto Hal andrà in pensione o se dovesse cadere in servizio. La serie li vede protagonisti di questo gioco mentore/apprendista, ma li getta anche in un caso criminale in cui devono investigare su una possibile, minacciosa presenza aliena sulla Terra, trovandosi di fronte un complottone molto più grosso di quello che si sarebbero aspettati.
Il pilot di Lanterns è davvero un buon episodio. Non è rivoluzionario, anche se il suo piglio così realistico per una storia di Lanterna verde è già di per sé abbastanza originale, ma si muove secondo direzioni precise sulle quali tutti gli elementi sono piazzati e gestiti nel modo giusto. Per esempio, i primi minuti servono per dare agli spettatori un po’ di informazioni di contesto, e la cosa viene resa naturale e spontanea usando diversi trucchi, come un televisore in cui una giornalista snocciola notizie di fronte a dei bambini sognanti, o i semplici dialoghi fra i due protagonisti, che pur essendo piuttosto “spiegosi” hanno perfettamente senso proprio perché si parla di un maestro e di un allievo.
I personaggi sono tutti intelligenti, ognuno a modo suo, e la sceneggiatura rifiuta la classica dicotomia fra protagonisti geniali e comparse sceme, preferendo costruire un gioco più intrigante fra persone che sanno quello che fanno, e che integrano le loro competenze in vista di un obiettivo comune. Sembra quasi di vedere la prima stagione di Game of Thrones, dove non c’erano personaggi sciocchi, ma solo cervelli pensanti che ci deliziavano con la loro prontezza.
Il rapporto fra Hal e John funziona benissimo, un po’ per ritmo e per bravura degli interpreti, ma anche per una decisione non scontata, che ribalta certi stereotipi del classico rapporto fra insegnante e allievo: Hal è quello più caotico, disilluso, caciarone e simpatico, mentre John, il più giovane, è quello più serio, posato, attento a ogni mossa.
Dal punto di vista visivo, la serie non finge mai di non essere una storia di supereroi, ma allo stesso tempo centellina con attenzione le fiammate soprannaturali: l’idea è quella di calare davvero i personaggi nel contesto rurale del Nebraska, mostrarli in un quotidiano in cui sì, gli effetti speciali possono saltare fuori da un momento all’altro, ma non c’è uno sfoggio continuo di poteri e magniloquenza. Queste sono persone vere in contesti veri, e perfino Hal arriva a tematizzare esplicitamente il fatto che non serve essere sempre in costume.
Quello che ne esce fuori è un supereroismo molto particolare, magari non adatto a chi cerca la continua esplosione cromatica da fumetto, ma che riesce a costruirne una versione adulta davvero affascinante. Vedere all’opera i poteri dell’anello di Hal (le Lanterne Verdi possiedono tutte un anello dai grandi poteri che gli permette di plasmare la realtà a piacimento, creando oggetti, armi, scudi ecc) acquista un valore tutto particolare se fatto in un contesto così realistico, in cui lo sfoggio dei poteri (a volte per motivi molto futili) aggiunge una magia molto palpabile al racconto, proprio perché sono tocchi di fantastico resi ancora più evidenti da uno sfondo che fantastico non è.
La serie poi raccoglie più toni insieme, amalgamandoli molto bene. È uno show supereroistico, e già da trailer sappiamo che si viaggerà parecchio, ma in questo esordio è anche e soprattutto una serie crime, in cui si investiga, si scoperchiano misteri, si fanno ipotesi, si apparecchiano sorprese. Ma è pure una serie capace di essere leggera, perché non manca una robusta dose di ironia, anch’essa tenuta su un registro abbastanza adulto, ma che riesce a comprendere sia i dialoghi fra i personaggi, sia alcune situazioni specifiche che non sto a spoilerare.
Né manca un elemento culturale e politico, per ora appena abbozzato, ma che ovviamente va a lavorare sul concetto stesso di alieno, inteso all’inglese sia come extraterrestre, sia come immigrato proveniente da un altro paese/mondo. E dico “ovviamente” proprio perché la storia delle Lanterne Verdi è fin dal principio una vicenda di movimenti interplanetari, istituzioni galattiche, incontro di diversità. Non che il pilot sia un trattato filosofico in merito, ma ci sono alcuni semi concettuali anche di questo discorso.
In questo esordio, insomma, Lanterns dà l’impressione di essere un progetto solido, inserito in un solco ormai scavato a fondo, ma capace di avere un’anima sua, non per forza simile ad altri prodotti della stessa famiglia che pure ha intorno. Può interessare a più livelli, divertire in modi diversi, e sembra avere parecchio da dire, in un genere troppo spesso uguale a sé stesso.
Vedremo se reggerà alla prova delle settimane, ma per il momento è una novità fresca e interessante.
Perché seguire Lanterns: sembra davvero capace di non essere la solita serie di supereroi.
Perché mollare Lanterns: perché magari volete proprio i supereroi, e non True Detective coi poteri.
Diego Castelli nasce a Milano nel 1982 e non ha memorie d’infanzia che non siano legate a film, serie tv, romanzi, videogiochi. Da oltre quindici anni costruisce palinsesti a Mediaset in qualità di Channel Manager. Nel 2010 fonda serialminds.com, sito di riferimento per gli appassionati di serie tv. Per Bergamonews cura una rubrica di recensioni sui nuovi prodotti dell’industria.



