Ex Ilva, Lucchini nella cordata italiana: tra le 14 aziende non c’è Dalmine
La manifestazione d’interesse è stata trasmessa al Governo martedì 18 agosto da Antonio Gozzi, presidente di Federacciai: c’è anche la società con sede a Lovere
C’è la Lucchini Rs, non la Dalmine Spa. Dopo le indiscrezioni emerse la scorsa settimana sulla possibile partecipazione delle due realtà bergamasche alla cordata italiana per il futuro dell’ex Ilva di Taranto, arriva ora la prima certezza. Nell’elenco delle aziende che si sono fatte avanti compare la società con sede a Lovere, non il colosso del gruppo Tenaris.
È stato Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, a trasmettere martedì 18 agosto la manifestazione d’interesse al Governo, per conto del gruppo di imprese siderurgiche italiane pronte a partecipare al rilancio degli impianti dell’ex Ilva non coinvolti dal blocco dell’area a caldo. Quattordici aziende in tutto. Un’iniziativa che resta comunque subordinata alla verifica delle “condizioni abilitanti” ritenute necessarie per rendere possibile l’operazione.
La cordata italiana lavora a una soluzione per il rilancio della parte produttiva del gruppo, in un momento reso ancora più delicato dalla vicenda dell’area a caldo di Taranto. Ad auspicare una proposta tutta italiana, nei giorni scorsi, era stato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso: un’offerta che andrà ad aggiungersi alle altre manifestazioni di interesse presentate per il futuro del gruppo.
Per Lucchini, specializzata in componenti ferroviari ad alta tecnologia e in prodotti forgiati e fusi per l’industria, è un passo concreto: la società entra ufficialmente nel gruppo che ha formalizzato l’adesione all’operazione. Dalmine, almeno in questa fase, resta fuori.
Lo stabilimento Lucchini a Lovere, sulle rive del lago d'Iseo


