L'intervista
|Cura dei tumori, Lucia De Ponti: “La ricerca procede veloce, servono equilibrio e fiducia”
La presidente di Lilt Bergamo (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori), commenta le ultime notizie relative alle prospettive di cura del cancro attraverso l’uso di organoidi
“La ricerca sta procedendo in modo veloce e con strumenti che venti o trent’anni fa non sarebbero stati nemmeno immaginabili: quando si appredono novità in questo campo servono equilibrio e fiducia”. Così Lucia De Ponti, presidente di Lilt Bergamo (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori), commenta le ultime notizie relative alle prospettive di cura del cancro attraverso l’uso di organoidi.
Questo termine indica repliche in miniatura di organi e tessuti umani create in laboratorio. Sfruttando la capacità delle cellule staminali di auto-organizzarsi in una struttura tridimensionale, riproducono l’architettura e la funzione di organi reali come cervello, intestino, fegato o polmoni, offrendo modelli avanzati per la ricerca biomedica.
Aggiornamenti incoraggianti sono arrivati da una ricerca apparsa su Cell Reports Medicine, condotta dagli esperti dell’Università della California di San Francisco coordinati da Jennifer M. Rosenbluth. Utilizzando gli organoidi, gli studiosi hanno sviluppato un nuovo metodo per prevedere la risposta al trattamento di diversi tipi di tumore al seno partendo dalle informazioni i pazienti di uno studio clinico unite ai risultati di test rapidi su mini-tumori coltivati in laboratorio.
Abbiamo chiesto un commento a Lucia De Ponti per saperne di più.
Che cosa pensa di questa notizia?
Negli ultimi anni, soprattutto per quanto riguarda la ricerca in campo oncologico, si sta assistendo a significativi miglioramenti e approfondimenti che ci fanno intravedere il futuro in modo positivo. Al momento, però, delle notizie che arrivano sulle pagine dei giornali su tale argomento non c’è molto di concreto perché il percorso che deve compiere uno studio è piuttosto articolato e necessita di diverse fasi.
Ci spieghi
Nell’ambito della ricerca scientifica, uno studio deve prima di tutto mettere a punto una tecnica che va sperimentata in vitro, poi viene avviata la sperimentazione sugli animali e infine si procede con la sperimentazione sull’uomo. Al momento, per quanto riguarda l’utilizzo degli organoidi per la cura di tumori al seno, non ci sono studi che abbiano già prodotto sull’uomo risultati come quelli che vorremmo che venissero ottenuti. La novità più importante riguarda lo studio su una terapia contro il tumore del pancreas che è stata recentemente presentata in un congresso internazionale. È interessante sia per lo schema seguito dai ricercatori sia per i risultati raggiunti, anche se purtroppo non si parla ancora di guarigione.
Che cosa sappiamo di questa terapia?
Lo studio è stato condotto da un gruppo di ricercatori americani. È un team molto piccolo che non ha le risorse necessarie per produrre questo farmaco in quantità sufficienti a poterlo mettere a disposizione, soprattutto alla luce delle politiche che sta applicando Trump nei confronti dei farmaci di produzione americana. Le misure che ha messo in atto rendono tutto più complicato ed è un peccato.
Sicuramente è un importante spunto di riflessione
Fa riflettere su come la politica possa incentivare la ricerca oppure non renderla fruibile a tutti. Noi sosteniamo che le cure debbano essere accessibili a tutte le persone: se viene meno questo principio, cioè se fossero disponibili solo per alcune aree geografiche, per alcuni strati sociali o per determinate possibilità economiche ci staremmo muovendo nella direzione sbagliata. Avremmo perso di vista i fondamentali perché di fronte a una malattia, a nostro parere, non devono esserci distinzioni, mentre altri la pensano diversamente, specialmente nel momento in cui essendo in possesso di un brevetto ritengono di decidere a chi conferirne l’utilizzo e a quale costo. Lo studio a cui mi stavo riferendo per la terapia contro il tumore al pancreas può essere molto interessante per aumentare la sopravvivenza dei pazienti. Più in generale, si guarda con attenzione agli organoidi, che costituiscono un’innovativa modalità di ricostruzione in laboratorio dello specifico tumore del paziente e misurare in vitro l’efficacia delle terapie.
Quali sono le prospettive?
L’utilizzo degli organoidi apre strade molto interessanti e importanti nella direzione della medicina personalizzata o taylorizzata, ossia sartoriale. L’obiettivo è effettuare terapie su misura in base alle caratteristiche del proprio tumore. Nei prossimi anni ci troveremo di fronte a novità che cambieranno la qualità della vita delle persone e della cura delle patologie più complesse che al momento non hanno terapie risolutive. Ci stanno lavorando parecchi ricercatori ed è un dato molto positivo.
La ricerca è molto attiva?
Si, ringraziando Dio il mondo della ricerca, in parte sostenuto da alcuni governi e in parte da Fondazioni e donazioni come nel caso di Telethon nel campo delle malattie rare, è molto attivo. Scattano meccanismi per cui la ricerca sta procedendo in modo veloce e con strumenti che venti o trent’anni fa non sarebbero stati nemmeno immaginabili come gli organoidi, che possono trovare impiego in svariati ambiti e nella cura di differenti patologie. Da un lato, dunque, bisogna avere grande fiducia, con la consapevolezza che la ricerca consente il progredire del sapere e non ci sono altre strade per giungere alla soluzione: non è semplice ed è necessario fare parecchi tentativi per mettere a fuoco la strada giusta da percorrere e spesso non portano ai risultati desiderati, ma non ci si deve scoraggiare quando succedono degli insuccessi. Dall’altro, serve prudenza perché quando si legge su un giornale che è stata trovata la cura per una determinata patologia va tenuto presente che magari vale solamente per una particolare situazione. Servono, quindi, cautela e rispetto perché chi sta vivendo l’esperienza della malattia apprendendo queste novità accende speranze che possono diventare illusioni e rapide delusioni.
Per concludere, che cosa consiglia?
Bisogna consultare sempre fonti certe, asseverate e soggette a revisione scientifica. Serve equilibrio ma anche fiducia, perché le scoperte scientifiche possono arrivare nei momenti meno prevedibili e bisogna essere sempre pronti a coglierle.


