Treviglio, approvato il progetto per demolire Cascina Rampina: al suo posto una nuova area verde
L’edificio abbandonato sorge tra gli impianti sportivi di via Ai Malgari e la zona residenziale. L’intervento da 80 mila euro partirà ad agosto e dovrebbe concludersi entro settembre
Treviglio. Approvato il progetto per demolire Cascina Rampina. L’edificio, inutilizzato da tempo e in avanzato stato di degrado, sarà abbattuto per lasciare spazio a una nuova area verde tra gli impianti sportivi di via Ai Malgari e la vicina zona residenziale.
La Giunta comunale ha di recente dato il via libera al progetto esecutivo: l’intervento rientra nel piano di riqualificazione del centro sportivo comunale, considerato dall’amministrazione uno dei principali poli sportivi della città.
La cascina rappresenta, in contraltare, un elemento di discontinuità rispetto al comparto sportivo. Secondo quanto riportato nel progetto, il lungo stato di abbandono ha favorito anche accessi non autorizzati e utilizzi impropri della struttura, con ricadute sulla sicurezza e sul decoro dell’area.
I lavori prevedono, nel dettaglio, la demolizione completa dell’edificio e dei manufatti presenti, comprese le fondazioni. I materiali di risulta saranno rimossi e smaltiti, quindi l’area verrà regolarizzata e livellata. Al termine verrà steso terreno vegetale e realizzato un nuovo manto erboso.
Nel corso dei rilievi è stata individuata anche una porzione di copertura in lastre contenenti amianto, per una superficie stimata di circa 80 metri quadrati. La bonifica sarà effettuata con un intervento specifico di messa in sicurezza.
L’intera operazione costerà 80mila euro, finanziati con risorse proprie del Comune. Di questi, 67 mila euro sono destinati ai lavori, mentre i restanti 13 mila euro coprono spese tecniche e altri costi legati all’intervento. Il cronoprogramma prevede l’affidamento e l’avvio dei lavori nel mese di agosto, con l’obiettivo di completare l’intervento entro settembre di quest’anno.
La struttura è di proprietà comunale e, dopo una verifica effettuata dalla Soprintendenza nel 2013, è stata esclusa dall’interesse culturale. Non risultano pertanto vincoli che impediscano la demolizione.


