Logo

Temi del giorno:

Il futuro dell’immigrazione in Europa: governare un fenomeno inevitabile

Servono cultura e investimenti. Se l’integrazione fallisce, ci attendono conflitti inter-etnici e culturali. Il secondo strumento è quello della selezione severa degli arrivi

Occorre che gli Europei e gli Italiani se ne facciano una ragione: il fenomeno migratorio è destinato a durare a lungo. Anzi, è ora che se ne facciano due ragioni.
La prima è una costante della storia della specie “Homo sapiens”, da quando, partendo dall’Africa, ha colonizzato l’intero pianeta, integrando o eliminando con la violenza specie umane simili, quali, per esempio  “l’Homo neanderthalensis”, vissuto fino a 40 mila anni fa e poi scomparso.

Pare sia rimasto qualcosa del suo patrimonio genetico anche nel DNA di noi bergamaschi, a sentire uno scienziato come Remuzzi. Funziona la legge dei vasi comunicanti e dei
grandi spazi vuoti. La seconda ragione è che l’Europa tutta quanta ha bisogno urgente di manodopera nelle industrie, nell’agricoltura, nei servizi socio-sanitari, nei trasporti
e, soprattutto, nelle fasce basse del mercato del lavoro. L’inverno demografico europeo, accompagnato dall’invecchiamento e dall’infragilimento della popolazione autoctona e dal rifiuto dei nostri figli di fare lavori di bassa qualifica, ci obbliga ad aprire le porte.

Una volta i nostri paesi erano pieni di neonati e di bambini, adesso di anziani e giovani coppie a spasso con il cagnolino. In Occidente la speranza dello sviluppo è caduta, ce la riportano altre teste e altre gambe.
Questi sono i fatti. E qui incominciano la politica e, assai spesso, la propaganda. Alla quale ricorre sempre l’opposizione, è un suo diritto, ma anche il suo limite strutturale. La usano anche forze politiche di maggioranza. Governo e opposizione sono stretti tra la necessità socio-economica di immigrati, che riempiano i vuoti del nostro sistema-Paese, e le resistenze della popolazione, che mediamente non ragiona sui tempi medi e lunghi.
Così, accade che il governo Meloni, come fa notare in un recente articolo su “L’Avvenire” il demografo Giampiero Dalla Zuanna, “non facendosi molta pubblicità né investendo molte risorse sull’integrazione, ha rilanciato l’immigrazione extra-comunitaria verso l’Italia, accelerando la creazione di un’Italia multicolore”. Ha fatto più di ogni
altro governo degli ultimi vent’anni. Però, alla sua destra, ci sono Salvini e Vannacci, analogamente a quanto accade ai governi europei: Farage in Gran Bretagna, Le Pen in Francia, AFD in Germania, Vox in Spagna. Costoro sfruttano le paure autoctone, che spesso sono aggravate dalla cattiva gestione dell’immigrazione e talora dalla resistenza che “culture aliene” che si oppongono allo Stato di diritto.

È un fatto che in alcuni quartieri delle maggiori città europee, Milano tra queste, dove si addensano gli immigrati, stiano emergendo delle “società civili parallele”, regolate non dallo Stato di diritto europeo, ma dalla sha’ria. La metà femminile della popolazione immigrata di queste enclaves ne paga le conseguenze, a volte tragiche, di oppressione. D’altronde, il mal funzionamento dei meccanismi di arrivo, accoglienza, selezione, rimpatrio eventuale ha generato negli anni una fascia di clandestinità e di illegalità. I regolari sono più di cinque milioni, i clandestini almeno 500 mila. Questi alimentano il lavoro nero, la piccola e grossa delinquenza, la prostituzione, in un circolo vizioso senza fine, rispetto al quale i rimpatri non funzionano. Intanto perché i Paesi d’origine non li vogliono più indietro.

E poi perché, dato loro il foglio di via dalle Autorità italiane, nessuno è in grado di renderlo effettivo. Le cifre dei rimpatri sono così ridicole. Nel 2025 sono sbarcate 66.316 persone, i rimpatri sono stati 6.772. Nel primo semestre 2026, i rimpatri sono stati 4.221. La propaganda è solo un diversivo elettorale provvisorio. Non esistono soluzioni semplici per problemi complessi. Sarebbe ora che la politica, di governo e di opposizione, raccontasse agli elettori la verità. La prima è che nelle nostre mani restano pochi
strumenti. Il primo è l’attivazione di meccanismi di integrazione rigorosa: la lingua, la scuola, il lavoro.

Qui la politica può fare molto. Servono cultura e investimenti. Se l’integrazione fallisce, ci attendono conflitti inter-etnici e culturali. Il secondo strumento è quello della selezione severa degli arrivi. Ha funzionato nell’emigrazione italiana verso i Paesi europei: i lavoratori venivano chiamati. Ora nessuno chiama i barconi, che continuano ad arrivare, senza permessi. Sperimentare gli hub in Paesi terzi ai fini della selezione?


giovanni cominelli

*Giovanni Cominelli si laurea in Filosofia nel 1968, dopo studi all’Università cattolica di Milano, alla Freie Universität di Berlino e all’Università statale di Milano.

Esperto di politiche dell’istruzione. Eletto in Consiglio comunale a Milano e nel Consiglio regionale della Lombardia dal 1980 al 1990.