Sea guarda a Torino, l’aeroporto di Orio che fa?
Sea, la società che gestisce Malpensa e Linate, ha avviato uno studio per una possibile integrazione con Sagat, che amministra lo scalo di Caselle. Un’operazione che riapre il tema delle alleanze e del futuro del ‘Caravaggio’
Lo scalo di Bergamo-Orio al Serio osserva da fuori il possibile prossimo grande riassetto del sistema aeroportuale del Nord Italia. Sea, la società che gestisce Malpensa e Linate, ha avviato uno studio per una possibile integrazione con Sagat, che gestisce l’aeroporto di Torino-Caselle: un’operazione che, secondo la ricostruzione di Jacopo Tondelli su Gli Stati Generali, nascerebbe anche come alternativa a un’altra ipotesi circolata più volte negli anni e mai decollata, la fusione tra Sea e Sacbo, la società che gestisce lo scalo bergamasco e di cui Sea detiene circa il 30%.
L’operazione con Sagat dovrebbe essere sottoposta ai soci a settembre: da un lato il Comune di Milano, azionista di maggioranza di Sea con il 54,8%, dall’altro F2i, che attraverso 2i Aeroporti detiene il 45% di Sea e il 100% di Sagat.
“Da azionisti siamo interessati – ha commentato il sindaco di Milano Giuseppe Sala – a condizione che si crei valore economico e sociale per i due territori e che non venga modificato l’attuale assetto societario di Sea”. Il sindaco di Torino Stefano Lo Russo, pur ricordando che la città non fa più parte dell’azionariato di Sagat, ha ammesso invece di seguire “con grande attenzione” gli sviluppi.
Sul piano industriale le due società (e, di riflesso, gli scali) non sono paragonabili: da una parte il polo Malpensa-Linate, oltre 40 milioni di passeggeri, 948 milioni di fatturato e 190 milioni di utile; dall’altra Torino, un aeroporto medio con 63,5 milioni di ricavi, un utile netto di poco inferiore ai 7 milioni e poco più di 5 milioni di passeggeri. Ma è sul piano azionario che la partita si gioca davvero: nelle diverse ipotesi allo studio, Sagat – posseduta al 100% da F2i tramite 2i Aeroporti – verrebbe conferita nella nuova società. Un ingresso che potrebbe modificare sensibilmente gli equilibri azionari del gruppo, rafforzando il peso di F2i rispetto all’odierna posizione di maggioranza del Comune di Milano alla guida del sistema aeroportuale lombardo.
Non sarebbe una novità assoluta nella storia recente di Sea: F2i è entrata nell’azionariato 15 anni fa, e nel 2018 il patto che riservava al Comune la nomina dell’amministratore delegato non è stato rinnovato – dal 2019 alla guida di Sea siede Armando Brunini, espressione di F2i.
Da ambienti vicini allo scalo orobico filtra però una lettura della situazione bergamasca come profondamente diversa da quella torinese. A Torino, F2i controlla il 100% di Sagat: un’eventuale fusione con Sea configurerebbe quindi un riassetto tra soci “forti”, con margini di manovra decisionale ampi per il fondo. In più, l’operazione sarebbe un win-win: una sinergia tra Caselle e Malpensa permetterebbe al primo di crescere e al secondo di non essere attaccato su direttrici di traffico. A Orio, al contrario, gli azionisti del territorio non hanno mai mostrato disponibilità a cedere il controllo dell’infrastruttura: qualunque ipotesi che comporti una perdita di governance locale, pur in presenza di possibili vantaggi strategici, incontrerebbe resistenze.
Se l’operazione Sea-Sagat dovesse concretizzarsi, il sistema aeroportuale del Nord Italia si ritroverebbe con un asse a ovest – Milano-Torino, sotto il controllo di F2i – mentre a est gli scali di Brescia-Montichiari, Verona, Treviso e Venezia hanno come riferimento un unico azionista, Save. In questo scenario, la domanda che riguarda direttamente Bergamo è se Orio al Serio, pur restando il terzo scalo italiano per traffico, rischi di restare l’unico grande aeroporto del Nord fuori dai grandi consolidamenti in corso – e con quali conseguenze, nel medio periodo.
Il capitolo, insomma, oggi non sembra aperto, ma nemmeno definitivamente chiuso. Nella fase di profondo riassetto che sta attraversando il sistema aeroportuale italiano, sarebbe probabilmente imprudente escludere che, prima o poi, il tema delle alleanze possa tornare anche sul tavolo di Sacbo. Non si deve dimenticare che circa il 25% delle azioni della società è detenuto da importanti istituti bancari con sede nel Nord Italia. In questo perimetro, se Bergamo non vuole rimanere alla finestra, sarebbe auspicabile che qualche imprenditore orobico se interessato battesse un colpo e investisse sulla società aeroportuale bergamasca per contare di più in possibili e future alleanze.


