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Bimbi ustionati all’asilo, le motivazioni delle condanne: “Maestra e coordinatrice dovevano controllare come si sarebbe svolta l’attività”

L’incidente del 30 maggio 2022 durante un percorso di orienteering, con tappa finale attorno a fuoco e marshmallow

Non hanno acceso il fuoco, ma avrebbero dovuto impedire che quel fuoco venisse acceso: è nelle omissioni della maestra Monica Valsecchi e della coordinatrice Simonetta Nava che il Tribunale di Bergamo ha individuato la responsabilità per le ustioni riportate da cinque bambini e tre genitori alla scuola dell’infanzia San Zeno di Osio Sopra il 30 maggio 2022.

Due anni a Valsecchi la sentenza, un anno e dieci mesi a Nava. Nelle motivazioni della giudice Laura Garufi, il punto è ciò che la scuola avrebbe dovuto fare prima che l’attività cominciasse: verificare concretamente come sarebbe stata organizzata, valutarne i rischi e impedire che un’attività non ordinaria, con bambini piccoli e l’intervento di un soggetto esterno, si svolgesse senza adeguate cautele.

Quel giorno, durante un’attività di orienteering nel giardino della scuola, al termine del percorso era previsto un momento con i marshmallow. Roberto Tornicelli, il papà volontario che aveva organizzato il percorso, già condannato in via definitiva a 3 anni, 4 mesi e 12 giorni, accese un braciere e utilizzò bioetanolo. Una fiammata improvvisa investì i presenti: cinque bambini e tre genitori rimasero ustionati, con conseguenze particolarmente gravi per due dei piccoli.

La maestra Valsecchi, secondo la giudice, sapeva che erano previsti i marshmallow e aveva approvato il progetto presentato da Tornicelli, nel quale l’ultima tappa era rappresentata con un braciere. Dopo la consegna del progetto, però, non ci sarebbe stata un’interlocuzione sufficientemente chiara sulle modalità concrete di realizzazione. Valsecchi avrebbe così fatto affidamento sulla rappresentazione dell’attività senza verificarne fino in fondo le modalità operative e i rischi.

Ancora più significativo, nelle motivazioni, è il riferimento alla posizione di Tornicelli: trattandosi di un soggetto esterno privo di specifiche competenze nel settore educativo e della sicurezza, secondo il tribunale la scuola avrebbe dovuto prestare un’attenzione ancora maggiore.

Per Nava il ragionamento è diverso. La coordinatrice, secondo quanto ricostruito, non era stata informata dello specifico utilizzo del bioetanolo né dei dettagli relativi alla distribuzione o alla cottura dei marshmallow. Ma questo, per la giudice, non esclude la sua responsabilità. In quanto coordinatrice, avrebbe dovuto valutare preventivamente i rischi di un’attività non ordinaria svolta all’interno della scuola e organizzata con l’intervento di un soggetto esterno.

Le difese avevano sostenuto che l’utilizzo del bioetanolo fosse un’iniziativa autonoma e imprevedibile del volontario e che il personale scolastico non ne fosse a conoscenza. La pm Silvia Marchina aveva chiesto un anno e sei mesi per entrambe. Il tribunale ha invece ritenuto che l’autonomia dell’azione di Tornicelli non facesse venir meno gli obblighi di prevenzione e vigilanza di chi aveva responsabilità all’interno della scuola.

Sul piano civile, molte famiglie hanno ottenuto risarcimenti dall’assicurazione della scuola e diverse hanno ritirato le querele e la costituzione di parte civile. I genitori dei bambini più gravemente feriti hanno accolto con soddisfazione le condanne, ricordando tuttavia le conseguenze permanenti riportate dai figli.