Crisi idrica
|Da Berbenno a Lovere, in Bergamasca raffica di ordinanze contro lo spreco d’acqua
All’apice dell’estate di siccità una ventina di Comuni ha risposto all’appello di Uniacque: stop agli usi non essenziali, in alcuni casi divieto di irrigare anche nelle ore notturne. Sui social lo spot del gestore per sensibilizzare i cittadini
A meno di ventiquattro ore dal nuovo appello di Uniacque a 60 sindaci bergamaschi, la provincia comincia a rispondere con i primi provvedimenti concreti. Una ventina di Comuni hanno già firmato ordinanze per limitare l’uso dell’acqua potabile: alcune vietano del tutto gli usi non essenziali, altre si limitano a disciplinare gli orari dell’irrigazione.
Martedì pomeriggio, 11 agosto, il gestore del servizio idrico integrato ha inviato una comunicazione a una sessantina di Comuni, concentrati soprattutto tra Isola, Bassa Val Brembana, Valle Imagna e Sebino. La società segnala un ulteriore calo della portata delle sorgenti locali, aggravato dall’assenza persistente di piogge e dalle temperature elevate. In alcune zone, si legge nel documento, il calo è già tale da rendere necessario il ricorso alle autobotti per rifornire i bacini.
Tra i primi a muoversi Cenate Sopra, dove la sindaca Claudia Colleoni ha firmato un’ordinanza che vieta in modo assoluto l’uso dell’acqua dell’acquedotto pubblico per scopi diversi da quelli alimentari, igienici e sanitari: niente irrigazione di giardini, prati e orti — nemmeno di notte -, niente riempimento di piscine private, vasche da giardino e fontane ornamentali, niente lavaggio di cortili, piazzali e veicoli privati (fanno eccezione gli autolavaggi commerciali autorizzati). “Ora che la crisi idrica si è aggravata ed è stato chiesto di valutare divieti più restrittivi, ho ritenuto opportuno intervenire con un’ordinanza”, spiega la prima cittadina, che nelle scorse settimane si era limitata ad appellarsi al senso civico dei concittadini sui canali social.
Un provvedimento sostanzialmente identico è arrivato anche a Cisano Bergamasco – dove il divieto si estende pure alle fontanelle pubbliche non di primaria necessità o prive di sistema di chiusura a pulsante – e a Berbenno in Valle Imagna.
Nell’Isola, comuni come Mapello e Presezzo avevano adottato ordinanze simili già a metà luglio, quando la carenza idrica muoveva i primi passi nel territorio bergamasco. Lì il divieto riguarda il lavaggio di cortili e piazzali e il riempimento di fontane, vasche e piscine, mentre l’irrigazione di giardini e orti resta permessa, ma solo tra le 22 e le 6 e per non più di 60 minuti. La stessa linea è stata seguita mercoledì mattina, 12 agosto, da Lovere: sul lago d’Iseo la sindaca Claudia Taccolini ha adottato un provvedimento analogo.
Accanto ai divieti, le amministrazioni rilanciano l’invito a un uso razionale della risorsa: preferire la doccia al bagno, usare lavatrice e lavastoviglie solo a pieno carico, riutilizzare l’acqua della frutta e verdura per annaffiare le piante. Chi non rispetta le ordinanze rischia sanzioni, con i controlli affidati alle polizie locali. Resta da vedere quanti altri sindaci, nelle prossime ore, seguiranno la stessa strada, trasformando l’invito al risparmio in un obbligo.
Alla stretta amministrativa si affianca anche una campagna di sensibilizzazione. Mercoledì mattina Uniacque ha rilanciato sui social uno spot che gioca sulla percezione individuale dello spreco: si vede una ragazza che annaffia il giardino, convinta che il proprio gesto sia ininfluente. “Ma sì, tanto lo faccio solo io”, esclama, prima di ribaltare il ragionamento: “La verità è che il problema non è il tuo giardino, ma quando la stessa cosa la fanno migliaia di persone nello stesso momento”. Un messaggio che punta dritto al cuore del problema – irrigazione dei prati, riempimento delle piscine – e che anticipa quella richiesta di responsabilità collettiva che nelle ultime ore si è tradotta in ordinanze vere e proprie.





