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L’Odissea spopola anche nelle librerie della città: “Vendite esponenziali. Bello vedere interesse per un’opera così antica”
"Odissea" di Christopher Nolan

Tra le versioni più apprezzate ci sono quelle in prosa, ma continuano a riscuotere successo anche le edizioni tradizionali con il testo a fronte. A cavalcare il trend anche le case editrici con nuove pubblicazioni e ristampe. Boom per le edizioni dedicate ai bambini

Bergamo. Non è passato neppure un mese da quando l’ultima pellicola di Christopher Nolan ha invaso e conquistato le sale italiane. Tra chi grida al sacrilegio e chi al genio, intanto, le librerie della città, da quelle più piccole alle grandi catene, hanno beneficiato di un evento dall’eco mondiale. È quello che alcuni chiamano effetto Nolan. Il percorso si è invertito: se ai tempi di Harry Potter, Hunger Games e Divergent, prima si leggeva il libro e poi si andava al cinema, ora prima si va al cinema e poi, incuriosititi, si va alla caccia del libro da cui è tratto, e di quell’argomento lì si vuole scoprire proprio tutto.

Tra chi preferisce ancora le versioni integrali con il testo a fronte, chi ama incespicare e perdersi nel mare di note a piè di pagina, e chi invece predilige versioni in prosa magari illustrate per scivolare tra le pagine senza la difficoltà del lessico arcaico e lontano, l’Odissea conquista proprio tutti, dagli adulti ai bambini. “In questo periodo capitava di vendere qualche copia per motivi scolastici, o a qualche singolo interessato del tema – spiega Roberto della Libreria Ubik, da quarant’anni nel settore -. Adesso invece la richiesta viene da parte di persone di tutte le età. Ci sono molti genitori che acquistano le edizioni per i più piccini”.

Riscontri discordanti invece per quanto riguarda il successo dei libri che gravitano attorno al tema della mitologia greca, che “si sono sempre venduti bene” e per questo motivo è difficile giudicare se abbiano effettivamente subito le conseguenze dell’effetto.

A cavalcare il trend sono state anche le case editrici: “Sono fiorite pubblicazioni, ripubblicazioni e ristampe. Sono state proposte nuove edizioni illustrate e riletture di diverso genere – dichiara Lara di Punto a Capo Libri -. È bello vedere che, ancora oggi, siamo qui a parlare e a leggere un libro così antico. Non è affatto scontato che ci sia ancora qualcuno che continui a investire in nuove versioni e nuove interpretazioni”.

Il motivo di tanto entusiasmo è ancora tutto da scoprire. Sui social, e in particolare su TikTok, sono bastati pochi giorni per rendere il film virale. Dai contenuti più scherzosi, dedicati al comportamento di Antinoo durante la battaglia finale, a quelli che giocano sul parallelismo tra l’infilare l’arco di Odisseo e il montare una tenda da campeggio, fino ai più profondi e sentimentali, incentrati sulle innumerevoli citazioni: i trend sono sbocciati uno dopo l’altro, come bucaneve. Come era prevedibile, nemmeno il BookTok – la comunità del social dedicata ai libri e alla lettura in cui utenti e creator lettori condividono recensioni, consigli e contenuti legati alle proprie letture – è rimasto immune all’effetto Odissea. Sulla piattaforma sono comparsi numerosi video in cui gli utenti consigliano da un lato letture propedeutiche alla visione del film, forse per arrivare in sala super preparati, forse per divertirsi a giocare al “trova le differenze” tra le diverse versioni, dall’altro letture postume, per tutti quei nostalgici che, una volta arrivati ai titoli di coda, non sono ancora pronti a dire addio al mondo che Omero, chiunque egli fosse, cantava. Sì, perché chi sia Omero, non lo sa nessuno. Forse non era nemmeno “qualcuno”. Forse era ho mè horôn “colui che non vede”, un aedo cieco, caratteristica che nel mondo greco era vista come simbolo di doti profetiche e di saggezza, o forse non era nemmeno una persona sola, ma un collettivo di aedi.

Ma la domanda resta una: com’è possibile che, a distanza di 2.800 anni, per capire il mondo di oggi ci sia ancora bisogno di pescare da un’opera così lontana? Come può l’Odissea parlarci ancora? Dare una risposta è proprio difficile.

Forse è perché, in un mondo frammentato da guerre, violenza e devastazioni causate dalla crisi climatica, da muri eretti in una notte, da occhi chiusi e bocche tappate, c’è sempre e costantemente un bisogno cronico di tornare a un patrimonio culturale comune, a esempi di virtù da riconoscere ancora come propri, per convincersi che, se appartengono al passato, in qualche modo fanno ancora parte del presente. Forse perché si ha bisogno di credere che la legge di Zeus, secondo la quale l’ospite va sempre accolto, sfamato e lavato prima ancora di chiedergli chi sia e da dove provenga, perché potrebbe essere un dio sotto mentite spoglie, appartenga ancora a quel patrimonio. Per convincersi di essere ancora in grado di fidarsi di chi non si conosce.

Ovviamente questo non vale per i difetti di quegli eroi, sia chiaro, per tutte le violenze che hanno commesso, per le città e le abitazioni che hanno devastato, quelli no, al mondo di oggi non appartengono affatto. Quelli se li possono tenere i personaggi di Omero. O forse, forse anche per questo motivo si va sempre a ripescare lì, forse, convincendosi che tutta quella violenza faccia parte dell’essere umano, che tutta quella cattiveria gli scorra nelle vene, allora, ci si sente meno in colpa a devastare tutto ciò che si trova sulla propria strada. Forse piace l’idea di riconoscersi in Ulisse, in un protagonista effettivamente umano, che, per quanto imperfetto, è curioso, astuto e altruista, capace di adattarsi e resistere, come il dorso del suo arco. O forse c’è semplicemente il bisogno di rifugiarsi in storie in cui, alla fine, dopo tutte le disavventure e le peripezie, dopo aver avuto persino gli dèi contro, il lieto fine arriva sempre, e si torna a casa, ognuno alla propria Itaca. E come succede con le migliori storie, una volta arrivati alla fine, è concesso di chiudere gli occhi, tirare un sospiro e prendere sonno, abbandonandosi finalmente nelle braccia di Morfeo.