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Terremoto in Colombia, Piziali (Cesvi): “Primi team già operativi, valuteremo gli interventi”
La situazione a Pereira. Foto Getty

Stefano Piziali, direttore di fondazione Cesvi Onlus, si esprime su un possibile impegno diretto di Cesvi nelle zone del Paese sudamericano che sono state colpite da un violento sisma nel pomeriggio di lunedì 10 agosto

“Siamo in contatto con le agenzie delle Nazioni Unite e con gli altri attori impegnati sulla scena umanitaria internazionale per avere tutti gli aggiornamenti sulla situazione in Colombia. In un secondo momento, in base alle esigenze, valuteremo se intervenire direttamente e, in questo caso, quali azioni mettere in atto”. Così Stefano Piziali, direttore di fondazione Cesvi Onlus, si esprime su un possibile impegno diretto di Cesvi nelle zone del Paese sudamericano che sono state colpite da un violento sisma nel pomeriggio di lunedì 10 agosto.

L’organizzazione umanitaria nata a Bergamo il 18 gennaio 1985 è già attiva in Venezuela, dove si è verificato un fortissimo terremoto lo scorso giugno. Stando alle informazioni sinora disponibili, almeno 47 persone sono morte e decine di case sono crollate in diverse città della Colombia occidentale. Il terremoto ha causato gravi danni agli edifici e ha portato all’evacuazione di località anche molto distanti come Bogotà. Il servizio geologico colombiano ha aggiornato il suo bollettino sul sisma precisando che è stato di magnitudo 7,4 e si è verificato alle 7.34 ora locale, alla profondità di 96 km, a San José del Palmar, nello stato colombiano di Chocó. È stato avvertito con forte intensità in gran parte del Paese.

“Al momento – spiega Stefano Piziali – Cesvi è presente nella zona settentrionale della Colombia, al confine con il Venezuela. L’organizzazione è attiva in questi due Paesi vicino al confine per assistere i migranti venezuelani che entrano nel territorio colombiano perché il Venezuela è molto più povero della Colombia. Da diversi anni c’è un cospicuo flusso di famiglie con mamme e bambini che emigrano a fronte di condizioni di vita difficili. Stavamo già svolgendo, quindi, azioni umanitarie nelle aree venezuelane che sono state colpite dal terremoto lo scorso giugno. Gran parte del nostro team Venezuela-Colombia, quindi, è già operativa”.

“La zona che ha subito il sisma oggi (lunedì 10 agosto, ndr) è piuttosto lontana: per ora siamo in contatto con gli altri attori umanitari internazionali, in particolare con le agenzie delle Nazioni Unite per avere tutti gli aggiornamenti sulla situazione, ma almeno nelle primissime fasi non pensiamo di intervenire perché è logisticamente distante. Appena si verifica un’emergenza come questa, infatti, servono due tipologie di interventi: da una parte azioni medico-sanitarie di emergenza e urgenza e dall’altra la ricerca di persone disperse. Successivamente valuteremo se ci sono esigenze particolari dettate da pericolo soprattutto per minori e famiglie nelle zone più trascurate come quelle rurali, che possono essere raggiunte dal nostro team. Inoltre, potremmo offrire servizio di supporto psicologico e svolgere lavoro di protezione per le famiglie come in Venezuela, fornendo beni di prima necessità in primis acqua trattata, mettendo in campo specializzazioni già adoperate in territorio venezuelano”.