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Siccità, in Lombardia deficit idrico del 50,8%: “Situazione critica, ma niente stato d’emergenza”
I laghi Gemelli separati per mancanza di acqua

Regione monitora anche la situazione bergamasca, mentre il Distretto del Po ha classificato il quadro complessivo come ‘Severità idrica alta’. Beduschi e Sertori: “Non abbassiamo la guardia”

La situazione idrica in Lombardia resta sotto stretta osservazione, ma al momento non ci sono le condizioni tecniche e normative per dichiarare lo stato di crisi o di emergenza. A fare il punto sono gli assessori regionali all’Agricoltura Alessandro Beduschi e agli Enti locali e Risorse energetiche Massimo Sertori, che confermano comunque un quadro di forte criticità.

Il dato più significativo è quello emerso dal Tavolo regionale per l’utilizzo in agricoltura della risorsa idrica del 29 luglio: il deficit idrico regionale è pari al 50,8% rispetto alla media storica, un livello che avvicina la situazione a quella del 2022, uno degli anni più difficili sul fronte della siccità. Anche l’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici del Distretto del fiume Po ha classificato il territorio in condizioni di “Severità idrica alta”, il livello più elevato previsto dal sistema nazionale di monitoraggio.

Un quadro che riguarda anche la provincia di Bergamo, dove la disponibilità della risorsa idrica viene monitorata insieme agli altri territori lombardi. La Regione, tuttavia, non segnala al momento una situazione tale da determinare un’interruzione generalizzata degli usi civili, agricoli o produttivi. “È una situazione che richiede massima vigilanza – spiegano Beduschi e Sertori -, ma che non coincide automaticamente con la necessità di dichiarare lo stato di emergenza”.

A garantire una certa capacità di regolazione contribuiscono anche i grandi laghi lombardi e gli invasi alpini, insieme al coordinamento tra Regione, consorzi di bonifica, autorità di bacino, gestori e organizzazioni agricole. Il monitoraggio viene condotto in collaborazione con Arpa Lombardia, seguendo gli indicatori idrologici e agrometeorologici.

Agricoltura, le situazioni più critiche

Le alte temperature e le scarse precipitazioni stanno producendo effetti differenti sul territorio. Per ora, secondo Regione Lombardia, non emerge un quadro di danni diffusi e irreversibili alle principali filiere agricole tale da configurare una crisi produttiva generalizzata. Le maggiori difficoltà riguardano alcune aree e colture particolarmente dipendenti dall’acqua. Tra queste, Beduschi indica in particolare il comparto risicolo del Pavese e della Lomellina, che dipende dalle derivazioni alimentate dal Lago Maggiore e dal sistema del Ticino e che in questa fase presenta condizioni di maggiore sofferenza.

La situazione, sottolinea la Regione, sarà fortemente condizionata dall’andamento meteorologico delle prossime settimane. Per le aziende agricole che abbiano già subito danni restano disponibili gli strumenti ordinari di gestione del rischio, tra cui AgriCat, il fondo mutualistico nazionale per le imprese agricole, e il Fondo di solidarietà nazionale. “Il fatto che oggi non ricorrano le condizioni per una dichiarazione dello stato di crisi o di emergenza – sottolinea Sertori – non significa affatto abbassare la guardia”.

Il Tavolo regionale per la gestione della risorsa idrica è operativo dalla fine di marzo e continuerà a monitorare l’evoluzione della situazione, con l’obiettivo di garantire l’acqua per gli usi civili, agricoli e produttivi, tutelando allo stesso tempo l’ambiente.