Il commovente saluto di Djimsiti a Bergamo: “Non è un addio: certi legami non finiscono”
Il difensore albanese è ufficialmente un nuovo giocatore dell’Al-Diriyah in Arabia Saudita. Nessuna comunicazione o messaggio, per ora, da parte dell’Atalanta
L‘Al-Diriyah ha annunciato l’arrivo di Berat Djimsiti. Il club fresco di promozione dalla seconda alla prima divisione araba sarà la nuova casa del 33enne albanese, che ha lasciato l’Atalanta dopo un decennio con 334 presenze, 10 gol e innumerevoli ricordi costruiti in campo e soprattutto fuori. Nella serata di lunedì 10 agosto l’ormai ex numero 19 nerazzurro ha pubblicato una lunga lettera di saluto a Bergamo e a tutto il mondo Atalanta sul proprio profilo Instagram, con parole toccanti che hanno sottolineato il suo legame che resterà eterno con la città, dove, tra le altre cose, sono nati i suoi figli e dove sua moglie ha aperto un atelier.
Nessuna comunicazione invece per ora è arrivata lato Atalanta: sul sito ufficiale nerazzurro non è stato pubblicato ancora nulla e nemmeno lato social. Un’attesa dovuta al fatto che la documentazione non è ancora stata ultimata e che il club arabo ha anticipato i tempi. I compagni di oggi e gli ex nerazzurri, invece, hanno riempito di commenti il post di Djimsiti, salutandolo con enorme affetto, come hanno fatto anche migliaia di tifosi atalantini che si sono legati all’uomo che, il 22 maggio 2024, a Dublino, ha portato la coppa sul palco, per poi alzarla insieme a Rafael Toloi e a Berat Djimsiti.
La lettera di saluto di Djimsiti a Bergamo
Sono una persona che crede fermamente che le cose nella nostra vita accadano per un motivo. Le cose belle, così come quelle che, nel momento in cui accadono, magari non comprendiamo ancora. Credo che la vita ci dia delle opportunità. A volte le riconosciamo subito, altre volte solo molti anni dopo. E credo che ci metta davanti a delle sfide attraverso le quali siamo chiamati a crescere.
Se oggi riguardo indietro di dieci anni, vedo il ragazzo che arrivò a Bergamo. Venivo da un altro Paese, con un’altra storia, ma con un sogno molto semplice: dimostrare il mio valore, nel calcio e nella vita. Non sono mai stato una persona di tante parole. Ho sempre preferito lavorare, combattere e lasciare che fossero i miei gesti a parlare per me.
Forse non tutti sanno che dieci anni fa non era affatto previsto che Bergamo diventasse la mia casa. A volte, però, la vita decide diversamente da come l’avevamo immaginata. E dieci anni fa ha deciso che sarei rimasto. Oggi so che quella è stata una delle opportunità più importanti della mia vita. Un’opportunità per dimostrare chi ero, per lavorare, per mettermi alla prova, per crescere. E ho cercato di meritarmela ogni singolo giorno. Non con grandi parole, ma nell’unico modo che conoscevo: con il lavoro, la disciplina, la perseveranza e la volontà di non arrendermi.
Passo dopo passo, non ero più soltanto un giocatore arrivato a Bergamo. Sono diventato parte dell’Atalanta, parte di questa città, parte di questa storia. Oggi potrei scrivere pagine intere di calcio. Delle partite, dell’Europa, delle vittorie, delle sconfitte, delle notti he non dimenticheremo mai e di traguardi che dieci anni fa forse avremmo soltanto sognato. Sappiamo tutti cosa abbiamo raggiunto insieme. Ma oggi mi accorgo che voglio parlare soprattutto di qualcosa che, per me, vale ancora di più: le persone. Le persone che rendono Bergamo ciò che è. Le persone che rendono l’Atalanta ciò che è. Le persone che hanno reso possibile questo percorso. Perché quando guardiamo ciò che siamo diventati, non dobbiamo mai dimenticare da dove siamo partiti.
Non bisogna guardare soltanto l’immagine finale. Bisogna ricordare il viaggio: i giorni in cui nessuno sapeva dove ci avrebbe portato questa strada, iI lavoro che nessuno vedeva, le sconfitte, i dubbi, i momenti in cui bisognava semplicemente rialzarsi e continuare.
Niente ci è stato regalato. Ce lo siamo guadagnato con il lavoro, la disciplina, il sacrificio, il coraggio, il cuore e soprattutto insieme.
Forse è proprio per questo che Atalanta e Bergamo si appartengono così profondamente. Perché squadra porta dentro di sé il carattere della sua città.
Il bergamasco, non ha bisogno di grandi discorsi. Lavora. Sa che il rispetto va guadagnato, che una ha un peso e che nella vita si cade, ma ci si rialza. È orgoglioso, ma il suo orgoglio non ha bisogno di fare rumore. E l’orgoglio di chi sa da dove vien la propria famiglia, difende i propri valori e lotta per ciò che ama. Ed è esattamente questo che ho trovato anche nell’Atalanta. Una squadra che forse non ha sempre il rumore delle altre, ma che non ha mai smesso di lavorare, di crederci e di rialzarsi.
E poi ci siete voi. I nostri tifosi. In dieci anni abbiamo vissuto momenti incredibili, ma anche momenti difficili. E credo che le persone non si conoscano davvero quando tutto va bene. Si conoscono quando le cose diventano difficili, quando arrivano i dubbi, quando bisogna trovare la forza di ripartire. E voi siete rimasti. Avete sofferto con noi, avete combattuto con noi, ci avete spinto quando volavamo e siete rimasti li anche quando siamo caduti. Non ci avete mai chiesto di essere perfetti. Ci avete chiesto di lottare, di rispettare questa maglia, questa città e di uscire dal campo sapendo di aver dato tutto. Ed è forse per questo che il nostro legame è stato così forte. Perché ci siamo riconosciuti negli stessi valori.
Alla fine, i risultati diventano numeri. Le partite diventano ricordi. I trofei restano nelle bacheche. Ma le persone che incontriamo lungo il nostro cammino e ciò che lasciano dentro di noi, quello rimane. E Bergamo ha lasciato tantissimo dentro di me. Sono arrivato qui da giovane calciatore. Qui sono diventato uomo. Qui sono diventato padre. Qui è cresciuta la mia famiglia. Qui sono cresciuti i miei figli e qui hanno costruito alcuni dei loro primi ricordi.
E spero che porteranno sempre con loro qualcosa di ciò che questa terra ci ha insegnato: la concretezza, il rispetto, il lavoro, la lealtà, l’orgoglio e quel grande cuore che spesso si nasconde dietro poche parole. Forse, per me, il sentimento di casa è iniziato in un posto molto semplice: nella trattoria di Giuliana.
Uno di quei primi luoghi in cui un Paese straniero ha cominciato lentamente a diventare familiare. Dove persone sconosciute sono diventate volti amici. Poi sono arrivati altri incontri, altre persone, altri ricordi, fino a quando Bergamo non è stata più soltanto la città in cui giocavo a calcio. E diventata la nostra città. L’Atalanta non è stata più soltanto la squadra per cui giocavo. E diventata la nostra squadra. E tante persone incontrate lungo questo percorso sono diventate parte della nostra vita. Per questo oggi dire grazie non è abbastanza.
Grazie ai miei compagni, con cui ho lottato, sofferto, festeggiato e vissuto momenti che porterò sempre con me. Grazie a tutti gli allenatori, allo staff e a ogni persona che lavora ogni giorno per questa società, spesso lontano dai riflettori. Grazie alla famiglia Percassi, per la fiducia, per l’opportunità è per tutto ciò che avete costruito per questo club. Grazie ai nostri tifosi. E grazie a Bergamo e alla sua gente, per aver accolto me e la mia famiglia e per averci fatto sentire parte di qualcosa.
Infine, grazie alla mia famiglia, per aver condiviso con me ogni passo di questo viaggio, nei momenti belli e in quelli più difficili. Oggi per noi inizia un nuovo capitolo. So che i cambiamenti fanno parte della vita e che, qualche volta, bisogna trovare il coraggio di chiudere una porta per poterne aprire un’altra. Ma ci sono porte che, in realtà, non si chiudono mai completamente. Perché si può lasciare una squadra. Si può lasciare una città. Ma una casa ce la portiamo dentro. Dieci anni fa la mia storia forse doveva essere diversa. La vita ha deciso che sarei rimasto.
E oggi, dieci anni dopo, so che non avrebbe potuto decidere in modo più bello. Per questo non voglio dire addio. Alcuni legami non finiscono con l’ultima partita. Alcune storie non finiscono quando si chiude un capitolo. Ci sono luoghi che diventano parte di ciò che siamo. Bergamo, per me e per la mia famiglia, sarà sempre uno di quei luoghi.
È stato un onore indossare questa maglia. E stato un onore lottare per questi colori. E stato un onore essere parte di questa storia.
Ovunque mi porterà la vita, una parte di me resterà sempre qui.
Grazie di tutto, Bergamo. Grazie di tutto, Atalanta.




