Colere, esposto in procura: “I lavori nell’area sciistica mettono a rischio un’area carsica di pregio”
L’associazione segnala possibili difformità e violazioni nel ‘Mare in Burrasca’, geosito di importanza nazionale. Dall’ampliamento delle piste alla distruzione di pavimenti calcarei protetti: tutti i punti contestati
Sul comprensorio sciistico di Colere si allunga l’ombra di un’indagine. Sabato 8 agosto Legambiente ha depositato un esposto alla Procura di Bergamo per fare chiarezza su alcuni interventi realizzati nell’area negli ultimi mesi, dopo che le segnalazioni inviate un anno fa al Parco delle Orobie Bergamasche, ai carabinieri forestali e ai Comuni di Colere e Vilminore di Scalve non avrebbero mai ricevuto risposta. A destare le maggiori preoccupazioni dell’associazione è la zona del geosito “Mare in Burrasca”, un sito carsico considerato tra i più pregiati della Lombardia.
Il comprensorio al centro della vicenda è “Colere Infinite Mountain”, gestito dalla società Rsi. È bene chiarire subito i confini della vicenda: l’esposto non riguarda gli interventi di realizzazione dei nuovi impianti di risalita inaugurati nel 2023, né il progetto del comprensorio unito con Lizzola di cui tanto si è parlato un paio di anni fa e ora in una prolungata fase di stallo. Nel mirino di Legambiente ci sono invece alcuni lavori più recenti – tra cui la realizzazione di un nuovo box per i gatti delle nevi e alcune strade di collegamento – che secondo l’associazione risultavano particolarmente impattanti al punto da spingerla a verificarne le autorizzazioni.
Da questa verifica sono emersi due provvedimenti di Valutazione di Incidenza Ambientale (V.Inc.A.): il primo, il n. 1513/2022, e il secondo, il n. 1936/2025, quest’ultimo relativo al completamento dell’impianto di innevamento e confermativo delle prescrizioni del primo. Complessivamente i due provvedimenti subordinano gli interventi al rispetto di 16 prescrizioni specifiche, tra cui il divieto di realizzare nuove strade, l’obbligo di ripristino vegetativo e morfologico delle aree interessate e misure di prevenzione dell’inquinamento. Il punto sollevato da Legambiente, sottolinea l’associazione, non è quindi una generica valutazione di compatibilità ambientale, ma il puntuale rispetto di quanto stabilito nei titoli di incidenza ambientale – prescrizioni tra cui, non a caso, figurava anche il divieto di intervenire in qualsiasi modo sul geosito “Mare in Burrasca”, area carsica di importanza nazionale.
Gli approfondimenti condotti dall’associazione avrebbero fatto emergere una serie di anomalie, ora al vaglio della magistratura. Al centro delle contestazioni ci sarebbe una possibile neutralizzazione dei vincoli geologici legata alle nuove edificazioni e ad alcuni interventi in aree a rischio. Sotto accusa anche i lavori di ampliamento e spianamento delle piste, che secondo Legambiente potrebbero configurare difformità rispetto alle prescrizioni ambientali e aver causato la distruzione di pavimenti calcarei protetti. L’esposto cita inoltre la già citata strada di servizio ritenuta non autorizzata – in aperto contrasto con il divieto previsto dai provvedimenti V.Inc.A. – criticità nella gestione dei rifiuti di cantiere e presunti problemi nell’impianto di trattamento dei reflui dell’albergo Colere 1600 by Cloud 7 Hotels a Pian del Sole, inaugurato a gennaio 2026 al termine dei lavori di recupero che hanno reso la vecchia struttura a 1.600 metri di altitudine un hotel 4 stelle con 28 camere, ristorante, self-service e area wellness.
Il nuovo hotel di lusso a Plan del SoleNon sono solo i cantieri, però, a finire nel mirino di Legambiente: c’è anche la questione dei controlli mancati. Le informazioni richieste ai Comuni non avrebbero mai ottenuto risposta; con il Parco delle Orobie Bergamasche, invece, l’associazione racconta di aver avuto un incontro diretto, nel quale l’ente avrebbe chiarito di non avere la possibilità di controllare i cantieri mentre sono in corso, ma solo a lavori conclusi. Di fronte a questo vuoto, spiegano da Legambiente, sono stati gli stessi attivisti a scendere in campo in prima persona, anche grazie alle segnalazioni di alcuni residenti che si erano accorti di ciò che stava accadendo. È da qui che nasce la decisione di rivolgersi alla Procura: una “sollecitazione motivata”, la definisce l’associazione, ad accertamenti sia penali sia tecnico-amministrativi.
“Colere è un territorio molto fragile, soggetto a una pressione che non sembra valorizzare i suoi contenuti naturalistici e paesaggistici – afferma Elena Ferrario, presidente di Legambiente Bergamo -. Sono questi ultimi a costituire la garanzia di una sua attrattività a lungo termine, garantendo riparo dagli effetti della crisi climatica. L’esposto alla Procura serve a rimettere al centro la specificità del territorio, sperando che le attività imprenditoriali orientino diversamente le loro energie”.
Ora la palla passa agli organi competenti, chiamati a verificare la fondatezza delle contestazioni e la regolarità degli interventi contestati dall’associazione ambientalista. Contattata, la società Rsi non ha per il momento preso posizione sulla vicenda.


