L'indagine
|“Bro, giuro che ti ammazzo e faccio il video”: fermata la ‘gang’ della Val Seriana, era l’incubo dei ragazzini tra rapine ed estorsioni
I sette indagati sono quasi tutti minorenni. Un 13enne preso di mira non voleva più uscire di casa. Contestati tre episodi tra il 2024 e il 2025, anche una rapina in treno
Albino. “Ti ammazzo”, “ti spacco”, “ti sgozzo”. “Ti faccio abusare”. “Giuro che ti ammazzo e faccio il video mentre sei in ginocchio”. Espressioni così. Condite da una serie infinita di “Bro”, nello slang giovanile sinonimo di fratello, socio, amico. Solo che di amichevole qui non c’era nulla.
Venerdì scorso i carabinieri di Albino, supportati dal Nucleo Operativo della Compagnia di Clusone, hanno dato esecuzione a sette misure cautelari nei confronti di altrettanti giovani, ritenuti responsabili di una serie di estorsioni e rapine la maggior parte commesse nell’area della bassa Val Seriana.
Sono tutti italiani di seconda generazione. Tutti residenti in zona. Tutti minorenni, a parte uno che ha compiuto i 18 anni lo scorso aprile.
Gli episodi contestati si sarebbero verificati tra il novembre 2024 e il settembre 2025. Come la presunta estorsione ai danni di un quattordicenne. Secondo la denuncia presentata dalla madre, il figlio aveva iniziato ad acquistare capi di abbigliamento contraffatti da uno degli indagati, pagando in contanti. C’era un problema: il prezzo concordato aumentava al momento delle consegne.
La madre, allarmata, avrebbe contattato la famiglia dell’altro ragazzo, un anno soltanto più grande del figlio. Dopo le prime rassicurazioni e i primi 85 euro restituiti, i genitori della vittima si sarebbero accorti di numerosi prelievi bancari e numerose conversazioni sul telefono del figlio. La richiesta: somme di denaro sempre più consistenti. Secondo l’accusa, accompagnate da minacce di morte e violenza fisica.
“Bro, cazzi tuoi se non porti i soldi”. “Hai sgravato tanto”. “Sono sotto casa tua”. “Piuttosto non vado a Nizza ma ti riempio di botte”. “Ti faccio l’ultimo giorno”.
Alla fine il ragazzino, terrorizzato, sarebbe arrivato a consegnare circa 4 mila euro cambiando sensibilmente le proprie abitudini di vita: usciva di casa, si legge nell’ordinanza del tribunale per i minorenni, soltanto in compagnia dei genitori.
L’inchiesta comprende altri episodi. Sempre ad Albino, due dei ragazzini coinvolti sono accusati di avere partecipato a una rapina ai danni di un altro giovanissimo, avvicinato e accerchiato. Dopo un pugno schivato e uno sgambetto, un altro ragazzino gli avrebbe sferrato un calcio al volto chiedendo sempre la stessa cosa: “Soldi”. I cento euro consegnati dalla vittima.
C’è poi la scorribanda a bordo di un treno regionale, questa volta in zona Arcene. Sei dei minorenni finiti nell’inchiesta sono accusati di avere avvicinato un sedicenne chiedendogli se fosse in possesso del biglietto e pretendendo del denaro. Secondo l’accusa, a quel punto sarebbe iniziata un’aggressione: uno dei ragazzi gli avrebbe sottratto il telefono e i 10 euro custoditi nella cover, mentre altri lo avrebbero trattenuto, afferrato e spinto sui sedili del convoglio. Quando il malcapitato si è azzardato a chiedere la restituzione del denaro, sarebbe stato nuovamente accerchiato e minacciato. Anche un amico intervenuto in suo aiuto sarebbe stato aggredito.
Il gip Angelica Nolli ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza e disposto il collocamento in comunità per due dei ragazzi; per gli altri cinque il collocamento in abitazione familiare con prescrizioni comportamentali rigide e l’obbligo di restare in case dalle 21 alle 7 del giorno successivo per evitare altri guai.
Il giudice sottolinea che i ragazzi avrebbero agito contando sulla forza del branco. Ancora più preoccupante, scrive, è la violenza usata anche per ottenere soltanto 10 euro: un’aggressione fisica ritenuta “del tutto sproporzionata” rispetto al vantaggio economico cercato. Una condotta che mostra nei ragazzi coinvolti una preoccupante “incapacità di autocontrollo” e una “grave sottovalutazione delle possibili conseguenze delle loro azioni”, non soltanto sull’incolumità fisica delle vittime ma anche sul suo equilibrio emotivo, trattandosi di adolescenti della loro stessa età come il quattordicenne vittima della presunta estorsione. Condotte che rivelano nei ragazzi una notevole disinvoltura nell’agire e, nonostante la giovanissima età, un ingiustificato senso di impunità.



