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UniBg, dal Mur oltre 77 milioni: fondi in crescita del 3,5%. Cavalieri: “Premiata la qualità della ricerca”

L’ateneo bergamasco tra quelli che beneficiano dell’aumento del Fondo di finanziamento ordinario. La componente legata alla Vqr cresce del 25,7%: “Un risultato significativo, ma anche una responsabilità”

Bergamo. Oltre 77 milioni di euro, con un incremento di 2,6 milioni rispetto al 2025, pari al 3,52%. È quanto spetta all’Università di Bergamo nell’ambito del Fondo di finanziamento ordinario (FFO) 2026, il principale strumento attraverso cui lo Stato finanzia le università statali per sostenere didattica, ricerca, personale e funzionamento degli atenei.

Il dato, contenuto nel decreto firmato dalla ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, assume particolare rilievo per UniBg anche nel confronto con il resto del sistema universitario: l’insieme degli atenei statali ordinari cresce infatti dello 0,98%. L’incremento di UniBg è dunque superiore di oltre due punti e mezzo alla dinamica generale. “Accogliamo i dati con soddisfazione, ma anche con senso di responsabilità – commenta il rettore Sergio Cavalieri -. È un risultato particolarmente significativo perché, nello stesso quadro ministeriale, l’insieme degli Atenei statali ordinari cresce dello 0,98%. UniBg registra dunque un incremento superiore di oltre due punti e mezzo alla dinamica generale del sistema”.

A incidere in modo significativo sul risultato è soprattutto la componente legata alla qualità della ricerca. L’indicatore VQR-A di UniBg, collegato al rapporto di valutazione VQR 2020-2024 sulla qualità della ricerca e sulla valorizzazione delle conoscenze degli atenei italiani, passa dai circa 9,886 milioni di euro del FFO 2025 ai 12,428 milioni del 2026. Si tratta di un aumento di oltre 2,5 milioni di euro, pari al 25,7%.

Parallelamente, secondo i dati forniti dall’ateneo, cresce anche il peso scientifico di UniBg sul sistema universitario nazionale: dal circa 0,67% allo 0,83%. “A riprova del fatto che UniBg ha rafforzato in misura sostanziale la propria capacità di trasformare la qualità e la consistenza della ricerca in una maggiore incidenza percentuale nel sistema nazionale”, sottolinea Cavalieri.

Oltre ai 12,43 milioni legati alla VQR, l’Università di Bergamo riceve circa 5,89 milioni di euro per le politiche di reclutamento e 5,11 milioni per la qualità del sistema universitario. Un insieme di voci che, secondo il rettore, restituisce “un profilo ben equilibrato”, nel quale vengono riconosciuti la ricerca, la capacità di attrarre e valorizzare le persone e il lavoro svolto sulle attività istituzionali.

Per UniBg, l’aumento dei finanziamenti rappresenta anche un elemento importante per la programmazione dei prossimi anni. “Queste risorse rafforzano la sostenibilità della programmazione pluriennale dell’Ateneo e potranno tradursi in opportunità concrete in termini di sostegno alle nuove generazioni di studiosi, servizi per gli studenti, innovazione nella didattica, nuove infrastrutture scientifiche e didattiche, internazionalizzazione e capacità di partecipare ai grandi programmi competitivi nazionali ed europei”, spiega Cavalieri.

Unibg, inaugurato l'anno accademico 2025-2026Il rettore Sergio Cavalieri

Il rettore parla di “un risultato collettivo, che riconosce il lavoro dell’intera comunità universitaria”, ma invita allo stesso tempo a mantenere un atteggiamento prudente: “Ambizione, perché UniBg ha dimostrato di poter rafforzare il proprio ruolo nel sistema universitario italiano. Sobrietà, perché le risorse pubbliche comportano sempre un obbligo di trasparenza, efficacia e restituzione alla società”.

Sulla stessa linea, ma con un’attenzione particolare agli aspetti economici, interviene la direttrice generale di UniBgMichela Pilot. L’aumento dei fondi, sottolinea, è “particolarmente significativo anche nel confronto con il sistema universitario nazionale” e rappresenta una condizione importante per “accompagnare la crescita dell’Ateneo, sostenere gli investimenti, i servizi e garantire nel tempo la qualità delle attività istituzionali”.

Ma il dato positivo non deve far dimenticare l’aumento dei costi che grava sugli atenei. “L’incremento nominale del finanziamento si inserisce infatti in un quadro nazionale nel quale una parte delle maggiori risorse è destinata a fronteggiare l’aumento dei costi strutturali del sistema universitario – spiega Pilot -. Gli adeguamenti retributivi del personale legati alla dinamica Istat e al recepimento del nuovo contratto collettivo nazionale possono assorbire una quota rilevante dell’incremento, riducendo quindi il margine effettivamente disponibile per nuove politiche e nuovi investimenti”.

Da qui la necessità, secondo la direttrice generale, di mantenere “prudenza nella programmazione”, presidiare “gli equilibri economico-finanziari” e indirizzare le risorse verso gli obiettivi strategici dell’ateneo.

Il quadro lombardo

UniBg si inserisce in un quadro regionale complessivamente positivo. Agli atenei statali della Lombardia sono stati assegnati 1 miliardo e 161 milioni di euro, 18,4 milioni in più rispetto al 2025 e il 31,9% in più rispetto al 2019.

La quota maggiore va all’Università degli Studi di Milano, con circa 322 milioni di euro. Seguono il Politecnico di Milano, con 281 milioni (+3,8%), e l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, con 169,1 milioni. All’Università di Pavia sono destinati circa 147,8 milioni, mentre l’Università di Brescia riceve quasi 88,8 milioni. Dopo UniBg si trovano l’Università dell’Insubria, con circa 59,4 milioni, e lo IUSS di Pavia, con 15 milioni.

A livello nazionale, il Fondo di finanziamento ordinario per il 2026 ammonta complessivamente a 9,415 miliardi di euro, con un incremento di 25,6 milioni rispetto al 2025 e del 26% rispetto al 2019. Tra le novità del 2026 figura inoltre una misura dedicata al finanziamento di progetti strategici presentati dagli atenei. “Continuiamo ad aumentare le risorse per le università lombarde – dichiara il ministro Bernini -. Un impegno che si traduce in più capacità di programmazione per gli atenei, più sostegno alla ricerca, qualità della didattica e maggiori opportunità per studenti, ricercatori e docenti. Ma non basta investire di più, serve investire meglio”.