La lettera
Dehors in Piazza Vecchia, Gandi e Valesini: “Nessuna omologazione forzata o l’uccisione delle diversità”
Gli assessori Gandi e Valesini: “Chi si ritiene depositario del buon gusto e detentore di criteri di giudizio assoluti dovrebbe confrontarsi non tanto con noi, ma con questi cittadini e cittadine che in una città migliore ancora credono”
Riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Sergio Gandi, assessore al commercio, e Francesco Valesini, assessore all’edilizia privata e patrimonio, in merito all’intervento sui dehors in Piazza Vecchia.
Caro Direttore,
abbiamo letto con qualche sorpresa alcuni accenti critici espressi sul Suo giornale (e su qualche piattaforma social) riguardo al riassetto delle aree adibite a dehors in Piazza Vecchia. L’impressione è che, da parte di alcuni, non si sia voluto comprendere quale sia il contenuto del provvedimento adottato in questi giorni dalla Giunta, né quale ne sia stata l’origine e il percorso che lo ha generato.
Era emersa tempo fa la necessità di valutare l’arretramento dei dehors situati sul lato sinistro della piazza guardando il Palazzo della Ragione per ripristinarne la simmetria (lungo il lato destro i dehors erano già a ridosso degli edifici) dando di conseguenza più respiro anche alla fontana del Contarini rispetto alla configurazione che si era determinata dopo i provvedimenti post Covid e per evitare interferenze (e qualche conseguente pericolo) tra gli operatori degli esercizi, che fanno la spola tra il locale interno e l’area esterna, e i frequentatori della piazza che percorrono il camminamento sito tra gli edifici e i dehors.
Con grande lungimiranza, la struttura tecnica del Comune, guidata da Giovanna Doneda, ha formulato la proposta di prendere l’occasione per rivedere complessivamente l’assetto – non ordinatissimo – delle aree e dei dehors nel tempo autorizzati.
Va detto, per chiarezza, che l’idea secondo cui in Piazza Vecchia non dovrebbero esserci appare contraria ad una situazione ampiamente consolidata, visto che i dehors esistono da tempo immemorabile, ed alla funzione essenziale che essi svolgono, non solo per gli operatori, ma per i servizi che vanno garantiti a cittadini e visitatori della nostra città.
La proposta di rivedere gli assetti dei dehors è stata presentata qualche tempo fa ai sette ristoratori della piazza, che l’hanno accolta con grande entusiasmo, al punto di munirsi di un solo tecnico che li rappresentasse tutti, l’arch. Pietro Cabrini, il cui ruolo in questo lavoro si è rivelato sin da subito essenziale.
Ne è seguita una interlocuzione costruttiva che ha portato a quello che reputiamo un successo, per certi versi insperato, della città nel suo insieme, considerato che vi hanno contribuito in egual misura l’Amministrazione comunale (struttura tecnica dell’edilizia privata e del commercio e parte istituzionale), gli operatori della piazza e, come detto, il tecnico da essi nominato.
Un modello di collaborazione che speriamo possa essere fonte di ispirazione per altre parti della città.

Il provvedimento, adottato dalla Giunta nella giornata di mercoledì, prevede:
– l’arretramento dei dehors lungo il lato sinistro, così da ripristinare la simmetria della piazza ed evitare le interferenze tra operatori e passanti); l’arretramento consente peraltro di dare maggiore respiro come già ricordato alla fontana Contarini e di liberare una porzione maggiore della piazza, garantendone una maggiore fruibilità;
– la revisione delle aree ed un loro allineamento, con contestuale liberazione degli accessi carrali e pedonali degli edifici, in parte disagevoli allo stato attuale;
– l’allineamento delle scadenze delle concessioni: il che significa che le future decisioni sulle occupazioni potranno essere prese in maniera molto più organica;
– una maggiore permeabilità alla vista della piazza, con eliminazione degli ostacoli visivi esistenti all’interno dei dehors e tra di essi, costituiti da fioriere, basamenti e simili;
– l’adozione di un abaco dei materiali e dei colori degli arredi, che consente materiali e colori diversi ma compatibili con la delicatezza del contesto. Gli attuali arredi rientrano, per tipologia, tra quelli consentiti. L’abaco vale soprattutto per le scelte future, impedendo a chi arriverà scelte improvvide quali, ad esempio, il ricorso a materiali plastici o a colori fluo;
– una maggiore omogeneità, pur nella diversità, degli arredi, che gli stessi operatori hanno colto, scegliendo di acquistare ombrelloni uguali per tutta la piazza. Nessun vincolo, tuttavia, è stato introdotto né per gli ombrelloni né, come detto, per gli arredi, se non la loro riconducibilità alle diverse tipologie previste nell’abaco;
– la previsione di semplici colonnine con corda, più leggere e tali da garantire permeabilità visiva, quali elementi di separazione e delimitazione dei dehors.
Su questo provvedimento, frutto di quella che oggi chiamiamo “amministrazione condivisa”, si sono innestati due ulteriori fatti: l’acquisto, frutto di una scelta volontaria, di ombrelloni identici da parte dei sette operatori della piazza (cosa che sarebbe stata consentita anche prima) e l’installazione dei Maestri del Paesaggio, altro attore importante di questo processo.
I Maestri hanno scelto per l’edizione di quest’anno di dare un contributo proprio al riordino della piazza lavorando sui dehors.
In particolare, hanno previsto – durante le due settimane di durata del festival – di collocare, grazie ad un’azienda del territorio che costituisce un’eccellenza internazionale, arredi simili per tipologia e, grazie al lavoro dei paesaggisti Cristina Mazzucchelli e Mario Bonicelli e dello stesso Pietro Cabrini, una serie di elementi a specchio lungo il perimetro dei dehors in cui inserire composizioni di essenze diverse che creino una linea di continuità suggestiva nella piazza, cui fanno da corrispondenza alcuni altri elementi a specchio posti in fondo alla piazza stessa.
Come sempre, l’allestimento dei Maestri del Paesaggio è provvisorio e verrà rimosso alla fine del festival. E questo varrà sia per gli elementi “verdi” a specchio, che per gli arredi. Salvo, in quest’ultimo caso, che gli operatori della piazza decidano – d’accordo con il partner dei Maestri del Paesaggio – di acquistarli. Ma sarà una decisione eventuale e tutta loro.
La scelta dei Maestri del Paesaggio di quest’anno, come ben si comprende, va peraltro nella direzione da più parti auspicata di lasciare la piazza il più possibile libera e nella sua consueta conformazione.
Non si vede, quindi, dove stia l’omologazione forzata o l’uccisione delle diversità di cui qualcuno parla: rispetto all’attuale assenza di criteri, si è voluto creare l’occasione di avere una piazza altrettanto creativa ma rispettosa dell’identità e della storia del luogo e maggiormente ordinata. L’obiettivo del riassetto è unicamente quello di preservare la bellezza della piazza, dei suoi palazzi e dei suoi monumenti.
Molti hanno dimostrato di apprezzare questa scelta.
Chi si ritiene depositario del buon gusto e detentore di criteri di giudizio assoluti dovrebbe confrontarsi non tanto con noi, ma con questi cittadini e cittadine che in una città migliore ancora credono.
Sergio Gandi, assessore al commercio, e Francesco Valesini, assessore all’edilizia privata e patrimonio



