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Da Bergamo a Marcinelle, settant’anni dopo la tragedia: “È anche la nostra storia”
La delegazinoe bergamasca a Marcinelle

Una delegazione bergamasca alle commemorazioni per il 70° anniversario della tragedia: tra le 262 vittime anche Assunto Benzoni, 29enne di Cerete

Settant’anni dopo la tragedia di Marcinelle, la memoria dei 262 minatori che l’8 agosto 1956 persero la vita nella miniera di Bois du Cazier torna al centro delle celebrazioni. Tra loro c’erano 136 italiani, partiti dalla penisola per cercare lavoro e un futuro migliore in Belgio. Una storia che tocca da vicino anche Bergamo, presente oggi alle commemorazioni con una delegazione di circa quaranta persone tra amministratori, rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni.

A Marcinelle erano presenti l’eurodeputata di Fratelli d’Italia Lara Magoni e il consigliere regionale lombardo Alberto Mazzoleni, insieme, tra gli altri, al presidente dell’Ente Bergamaschi nel Mondo Carlo Personeni, al presidente della sezione Ana di Bergamo Giorgio Sonzogni, all’assessore regionale Paolo Franco, al consigliere comunale di Bergamo Arrigo Tremaglia, all’onorevole Andrea Tremaglia, a Mariuccia Abondio, moglie di Lino Rota, minatore bergamasco che partecipò ai soccorsi dopo la tragedia, oltre a diversi sindaci e amministratori.

“Settant’anni fa, 262 uomini scesero nella miniera di Bois du Cazier per lavorare e non fecero più ritorno a casa. Tra loro c’erano 136 italiani – ricorda Magoni –. Oggi quei nomi tornano a parlarci della nostra storia, del valore del lavoro e del dolore di tante famiglie».

Per i bergamaschi, però, Marcinelle rappresenta qualcosa di ancora più vicino. Tra le vittime c’era infatti Assunto Benzoni, nato a Cerete, emigrato in Belgio e morto a soli 29 anni. Lasciò una moglie e due figlie. “La sua storia è quella di tante famiglie delle nostre valli e dei nostri paesi che hanno conosciuto l’emigrazione e il lavoro lontano da casa”, sottolinea Mazzoleni.

Il legame con Bergamo passa anche da Mirko Tremaglia, storico esponente politico bergamasco che si batté per gli italiani nel mondo e volle l’istituzione dell’8 agosto come Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo. La ricorrenza coincide con l’anniversario della tragedia di Marcinelle e oggi assume anche una dimensione europea, con l’8 agosto riconosciuto come giornata europea in memoria delle vittime degli incidenti sul lavoro.

marcinelleLe commemorazioni a Marcinelle

“Essere oggi a Marcinelle significa andare oltre la commemorazione – dichiara Mazzoleni -. Qui si comprende il valore di parole come lavoro, sacrificio, sicurezza e dignità. Il lavoro deve dare futuro a una persona e alla sua famiglia: non può mai chiedere in cambio la vita”.

alberto mazzoleni marcinelleMazzoleni (secondo da destra) a Marcinelle

Un concetto ribadito anche da Magoni: “Quei 262 uomini hanno pagato con la vita il loro lavoro. Settant’anni dopo, il modo più vero per onorarli è trasformare la memoria in responsabilità, perché nessun lavoratore debba mai più scegliere tra il diritto a lavorare e il diritto a tornare a casa”.

La giornata di commemorazione è stata preceduta ieri sera da un incontro dedicato a “Marcinelle 1956-2026, l’Europa del lavoro, dei popoli, della dignità”, organizzato dal capo delegazione di Fratelli d’Italia nel gruppo Ecr al Parlamento europeo Carlo Fidanza. All’iniziativa hanno partecipato, tra gli altri, il presidente del Senato Ignazio La Russa, rappresentanti delle istituzioni italiane ed europee, delle parti sociali e del mondo del lavoro, oltre all’onorevole Andrea Tremaglia.

Durante le celebrazioni di oggi non sono mancate però le polemiche. Nel corso della lettura, da parte di La Russa, del messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alcuni rappresentanti della Cgil hanno voltato le spalle. Un gesto che ha suscitato la reazione della delegazione di Fratelli d’Italia presente a Marcinelle. “Trovo profondamente fuori luogo che una commemorazione dedicata a 262 lavoratori possa diventare occasione di contrapposizione politica – afferma Magoni . Si può contestare un governo, si può dissentire da una parte politica, ma davanti alla memoria di chi è morto lavorando dovrebbe esserci soltanto rispetto”.

Sulla stessa linea Mazzoleni: “Al di là del pensiero politico di ciascuno, davanti a una tragedia come Marcinelle il rispetto per le istituzioni deve venire prima di ogni divisione. In un luogo della memoria, del sacrificio e della dignità del lavoro, le istituzioni si rispettano sempre”.

Al di là delle polemiche, per la delegazione bergamasca Marcinelle resta soprattutto il simbolo di una storia condivisa di emigrazione. “Marcinelle non è una storia lontana da Bergamo: è anche la nostra storia – sottolinea Mazzoleni –. Bergamo e la Lombardia sono state terre di emigrazione e ancora oggi esiste una vasta comunità di lombardi e bergamaschi nel mondo”.