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“Plastica nelle piadine, mia figlia in ospedale”: commerciante paga e viene truffata

Allarme tra i commercianti della Bergamasca: un cliente denuncia plastica nel cibo e chiede denaro per evitare la denuncia. La titolare: “Sono una mamma, mi sono fatta prendere”

Sarnico. Ci risiamo, un altro caso. Questa volta andato a segno. “Mia figlia stava soffocando per colpa di alcuni pezzi di plastica trovati nelle piadine”. Poi il rifiuto di qualsiasi buono, “perché non sono di qui”, e la richiesta di un risarcimento in denaro. Alla fine Elvira Santagata, titolare de ‘La Piadineria’, colpita dal racconto e preoccupata per la bambina, gli ha consegnato 60 euro in contanti. Solo dopo si è resa conto che quei frammenti di plastica non avevano nulla a che vedere con i prodotti del locale e ha capito di essere stata raggirata da un truffatore. Forse lo stesso che ha colpito o provato a colpire una sfilza di commercianti tra la province di Bergamo, Brescia e Cremona spacciandosi per il manager di una ditta di Lumezzane.

“Mi ha telefonato un uomo – racconta –. Per fortuna ha risposto proprio la titolare, cioè io. Mi ha detto che la sera precedente era stato nel locale insieme alla moglie, alla suocera e alla figlia e che avevano acquistato sei piadine”. Secondo il suo racconto, la bambina a un certo punto avrebbe iniziato a soffocare e la madre, mettendole le dita in bocca, avrebbe estratto alcuni pezzi di plastica. “Mi ha detto anche che la piccola era stata portata al Pronto soccorso e che altri frammenti erano stati trovati nelle altre piadine”.

L’uomo avrebbe poi spiegato che la moglie era intenzionata a presentare una denuncia, ma che lui preferiva confrontarsi direttamente con la titolare. “Mi ha detto: ‘Io non sono uno che fa queste cose, prima volevo parlare con lei'”.
La commerciante ha proposto subito una soluzione. “Gli ho detto di passare. Gli ho proposto un risarcimento oppure un buono. Lui ha risposto che non sapeva, che un buono non gli sarebbe servito perché non era della zona”.

Quando si è presentato nel locale, l’uomo si è mostrato cordiale e tranquillo. “Avrà avuto tra i 55 e i 60 anni, indossava bermuda corti, una maglietta e delle ciabatte. Mi ha raccontato di avere un’azienda di raccolta metalli a Lumezzane e di essere in zona per lavoro. Mi ha detto anche che la moglie faceva l’assistente sociale per il Comune di Lumezzane”.

Alle domande sullo scontrino, però, la risposta è stata negativa. “Ha detto di non averlo, ma continuava a sostenere di aver acquistato sei piadine. A quel punto, pensando soprattutto alla bambina e a quello che avrebbe potuto passare una madre in una situazione simile, gli ho consegnato 60 euro”.

Solo dopo sarebbe arrivato il dettaglio che ha fatto nascere i sospetti. “Mi ha mostrato i pezzettini di plastica. Erano dei rettangolini trasparenti. In quel momento ho capito che non potevano provenire dai nostri prodotti e ho pensato: mi ha fregata”.

Oggi, ripensando a quei momenti, spiega perché ha ceduto. “Lui è sempre stato gentile, calmo, sia al telefono sia di persona. A un certo punto mi ha detto: ‘Se fosse successo a lei?’. Io sono mamma e mi sono fatta prendere da quella storia”.

Il racconto presenta numerose analogie con altri episodi segnalati nelle ultime settimane da diversi commercianti della provincia: la plastica, la bambina, lo spettro di una denuncia, la richiesta di risarcimento in denaro, i riferimenti a Lumezzane. Circostanze che stanno mettendo in allerta gli esercenti e le forze dell’ordine. Per non incappare in problemi, è consigliabile chiedere al cliente una copia dello scontrino o un documento che attesti il passaggio in pronto soccorso.