Il commento
|Quando l’ordine soffoca la fantasia: così Piazza Vecchia perde la sua identità
Quei dehors tutti uguali che spengono la piazza: se la burocrazia uccide l’invenzione, la città rinuncia alla varietà
Bergamo. Partiamo da un principio: l’urbanistica è pianificazione della varietà. Se invece diventa omologazione organizzata si piomba nella più grigia tristezza. Gli esempi sono infiniti, ma tra i più classici si ricorda l’urbanistica sovietica con la sua angosciante ripetizione degli stessi moduli (e anche con belle eccezioni). Ora tutto ci si poteva aspettare meno che i dehors di piazza Vecchia fossero riorganizzati in nome di una mancanza di fantasia degna di altri tempi, che sarebbe piaciuta a Breznev.
I dehors sono orribili di per sé, è noto. Se poi sono in contesti delicati e storici come piazza Vecchia la loro ingombrante presenza è più spaventosa ancora. Ma se proprio si doveva lasciarli per esigenze inconfutabili di ristoro delle folle dei turisti, allora la richiesta del Comune poteva essere di farli assolutamente, rigorosamente diversi uno dall’altro, entro certi limiti dimensionali, più ridotti possibile.
Così come vengono proposti, tutti uguali, standardizzati, hanno veramente l’aria delle botteghe del mercato comunale, senza offesa. Sarebbe come se al Quartiere Baio di Gorle, uno dei più riusciti esperimenti urbanistici della provincia, fosse stato chiesto agli architetti di progettare tutte le ville assolutamente identiche. Un mortorio.
Questi tendoni posticci che diventano un po’ più definitivi, belli allineati e in fila per sembrare meno casuali, sono persino peggio del (normativamente colpevole) caos precedente. Come dire: metto in un contesto storico fondamentale una intrusione incongrua e disturbante, però la piazzo ben tirata con la riga in modo che sembri più ‘pensata’ e un po’ più guidata del sommo potere centrale.
Poveri noi e povera Bergamo, una volta culla di architetture che della invenzione facevano uno degli elementi fondanti della loro qualità. Il trionfo dei burocrati è una delle molte maledizioni del nostro tempo, e per la cultura certo una delle peggiori.
Viva una piazza senza tendoni o, se proprio, con strutture multicolori diverse e volatili, che abbiano la loro giustificazione nel carattere evidentemente effimero, provvisorio, caduco, stagionale come i fiori, temporaneo come una festa. Viva la sperimentazione, abbasso la normalizzazione della mancanza di idee.
Un rendering diffuso dal Comune sul riassetto dei dehors in Piazza Vecchia*Giovanni Valagussa, storico dell’arte



