“Pagate o denuncio”: la truffa dei pezzi di plastica nel gelato arriva in Bergamasca. E qualcuno ci casca
“Mia figlia di quattro anni li ha trovati in bocca dopo aver mangiato un vostro prodotto”, ma è solo un modo per estorcere denaro. Pioggia di segnalazioni tra i commercianti
Romano di Lombardia. Ha tirato fuori alcuni pezzi di plastica grandi più o meno come una monetina da 10 centesimi, sostenendo che la figlia di quattro anni li avesse trovati in bocca dopo aver mangiato un prodotto acquistato in pasticceria. Un’accusa accompagnata dalla richiesta, neppure troppo velata, di trovare una “soluzione” per evitare una denuncia. Tradotto: pagare.
Se vi capita una situazione del genere, occhi aperti: potrebbe essere una truffa. Il copione può variare: a volte dice che la plastica è nel gelato, a volte nel pesce, a volte nei casoncelli. La costante è che a presentarsi è un uomo che si qualifica come manager di un’azienda di Lumezzane.
La “truffa dei pezzi di plastica” si sta diffondendo a macchia d’olio, come racconta Luca Paloschi, 39 anni, titolare di Romà Gelati e Caffè in via Tadini, a Romano di Lombardia.
Era il pomeriggio del 17 luglio. Paloschi in quel momento era impegnato in un catering esterno, nel locale c’era la madre. “Si è presentato quest’uomo dicendo di fare il manager per una ditta di Lumezzane. Ha raccontato che una persona era passata a ritirare un vassoio di biscotteria e che all’interno erano stati trovati quei pezzi di plastica. Ha aggiunto che non avrebbe sporto denuncia se avessimo trovato una soluzione”. Economica, ovviamente
Il personale del locale ha iniziato a fargli domande sempre più dettagliate. “Gli abbiamo chiesto chi lo avesse servito, di mostrarci lo scontrino o almeno una fotografia del prodotto. La biscotteria è un articolo che vendiamo poco e quindi era più semplice fare verifiche. Sul gelato, invece, il dubbio avrebbe potuto esserci: è stagione, prepariamo tantissime vaschette e sarebbe stato più facile cascarci. A quel punto ci ha risposto che sarebbe tornato con i carabinieri, ma non si è più fatto vedere”.
Quando il personale della gelateria ha capito che poteva trattarsi di un tentativo di truffa, la risposta è stata netta. “Gli abbiamo detto di presentarsi pure con i carabinieri. Non sappiamo se si tratti sempre della stessa persona o se siano coinvolti più individui. Di certo entra quando ci sono altri clienti, cercando di mettere pressione al commerciante davanti a tutti”.
Questo hanno raccontato altre vittime del truffatore. “Una ragazza che lavora in un pastificio di Crema mi ha raccontato che il suo titolare gli avrebbe dato 40 euro pur di farlo andare via”. Stessa storia in una nota catena di supermercati presente a Romano. “Anche loro – dice Paloschi – ci sono cascati”.
Per il pasticciere della Bassa non è nemmeno la prima volta. “Qualche anno fa mi era successa una cosa molto simile. Allora un cliente sosteneva di aver trovato dei capelli nel gelato”. Indovinate un po’ da quale paese diceva di arrivare?


