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L’importanza della figura del fisioterapista nella riabilitazione post-infortunio

Darwin Pozzi spiega come la figura del fisioterapista assuma un’importanza fondamentale nel percorso di recupero di un paziente

Ha aiutato la campionessa di sci Federica Brignone nella sua rincorsa ai due ori olimpici ottenuti nell’ultima Olimpiade di Milano Cortina 2026, collabora da diversi anni con la Nazionale italiana di sci nel gruppo élite, passa oltre 200 giorni all’anno insieme ai campioni del circo bianco. Lui è Darwin Pozzi, fisioterapista da poco entrato nell’équipe di Habilita Sport Medicine, il centro di riabilitazione ortopedica e sportiva nello stadio di Bergamo. Proprio con Darwin abbiamo parlato sia della sua esperienza personale con la campionessa valdostana, ma anche, più in generale, di come la figura del fisioterapista assuma un’importanza fondamentale nel percorso di recupero di un paziente reduce da un infortunio o da un intervento chirurgico.

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Dal tuo punto di vista personale, come hai affrontato l’approccio con Federica Brignone in un momento così delicato come quello della preparazione in vista delle Olimpiadi dopo lei era reduce da un gravissimo infortunio?

“Sotto questo punto di vista esiste un rapporto molto diretto tra l’atleta, il fisioterapista e tutte le persone dello staff. Alla fine diventiamo quasi membri di una famiglia, per cui c’è un rapporto di totale fiducia. Questa condizione ti permette di fare tutto quello che ritieni utile per l’atleta: puoi quindi applicare tutte le tecniche che conosci senza nessuna preclusione. L’importante è risolvere (o prevenire) il problema dell’atleta e questo rapporto di totale fiducia ti fa crescere dal punto di vista sia professionale che personale”.

Ovviamente non ci sono molti margini d’errore

“Esatto. Cerchi di fare il massimo in modo che anche la risposta dell’atleta sia la migliore possibile. Ti racconto un aneddoto proprio relativo a Federica. Tre giorni prima della prima gara alle Olimpiadi (dove lei ha vinto in SuperG e in Gigante una medaglia d’oro) abbiamo dovuto affrontare un grosso problema. Eravamo andati a fare allenamento a Pozza di Fassa (TN); appena siamo arrivati lei ha svolto il riscaldamento senza problemi, si sentiva molto bene. Appena indossato lo scarpone ha iniziato a sentire un dolore alla testa del perone. Ha accennato qualche discesa, ma il dolore non si attenuava. Lei mi ha chiesto cosa fare e abbiamo quindi deciso di tornare in albergo. Ci siamo incontrati con il medico e il preparatore atletico per trovare una soluzione: non esistono protocolli specifici per queste situazioni. In base alla mia esperienza con lei e alla conoscenza di tecniche alle quali il suo organismo rispondeva meglio, ho deciso di utilizzare delle terapiespecifiche che hanno contenuto questo dolore, consentendole di gareggiare al meglio. Poi sappiamo tutti com’è andata”.

In questo caso emerge l’importanza della fiducia che si deve instaurare tra fisioterapista e paziente.

“Sì, questo è un discorso che vale non solo con gli atleti professionisti, ma con qualsiasi paziente che si affida alle cure di un fisioterapista. Nel momento in cui una persona si rivolge a dei professionisti ci deve essere fiducia totale, altrimenti non c’è neanche una risposta positiva nemmeno da parte del paziente. Mi spiego. Esiste un meccanismo per cui una parte importante nel percorso di guarigione viene giocata anche dalla positività e dalla convinzione che un paziente mette in ciò che fa. La fiducia nell’attività del fisioterapista porta il paziente ad avere nuoverisorse da mettere nel percorso di recupero. Allo stesso modo, anche il fisioterapista è ancor più incentivato nel vedere un paziente che si fida di lui e, conoscendolo meglio, può adottare tecnichepiù adatte al suo problema. Ci sono infatti pazienti che non vogliono provare nessun tipo di dolore o hanno una sopportazione bassa del dolore per le quali è necessario un determinato approccio; altri pazienti, invece, non hanno problemi nel gestire il dolore durante la riabilitazione e questo consente di adottare percorsi più diretti”.

Durante un percorso riabilitativo ci possono essere anche momenti di sconforto se i risultati non arrivano nei tempi e nei modi in cui una persona si aspettava. Quanto conta anche l’aspetto mentale?

“Con i pazienti passiamo insieme molto tempo durante il periodo di riabilitazione, soprattutto se si tratta di un infortunio lungo. È un momento in cui il paziente ha la percezione di essere più fragile, per cui il nostro apporto e la positività sono fondamentali. Ieri, per esempio, ho trattato una paziente che, a seguito di una caduta ha riportato un grosso problema a livello cervicale. Si tratta di una persona depressa, con diverse situazioni difficili. Il trattamento fondamentale che ho fatto su di lei è quello di farle capire innanzitutto che il suo è un problema risolvibile, ma che allo stesso tempo, è necessario un po’di tempo e che ci possono essere dei momenti migliori e altri peggiori, ma l’importante è non perdere mail il focus”.

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