“Quel bivacco nato per aiutare gli escursionisti e il dolore di vederlo trasformato in un luogo da occupare”
La riflessione di Andrea Esborni, nipote di Flavio Pedrinelli, a cui è dedicata la struttura in Val Sambuzza: “Mio nonno ha passato la vita ad aiutare gli altri, fa male vedere mancare il rispetto per un luogo pensato per tutti”
Carona. Ci sono luoghi in montagna che non sono semplicemente quattro mura e un tetto. Sono spazi nati con uno spirito preciso: offrire riparo e accoglienza a chi percorre i sentieri affrontando un’escursione di più giorni. È questo il significato del bivacco Pedrinelli, in Val Sambuzza a quota 2.353 metri di altitudine: è dedicato a Flavio Pedrinelli, figura nota per il suo impegno nel sociale e per essere stato sindaco di Dalmine negli anni Settanta. Un luogo che porta il nome di una persona che dell’attenzione verso il prossimo ne ha fatto una ragione di vita.
A raccontare una vicenda che lo ha profondamente colpito è un nipote, Andrea Esborni, che nei giorni scorsi ha affidato ai social una riflessione amara, nata da un momento personale particolarmente delicato. “La scorsa settimana ho perso mia nonna, moglie di Flavio – racconta Andrea -. L’idea era quella di salire al bivacco per vivere un piccolo momento spirituale e posare la sua fotografia accanto a quella di mio nonno”.
Partito da Carona, Andrea ha incontrato numerose famiglie sul sentiero: “All’inizio pensavo che fossero dirette a un rifugio, vista la quantità di persone. Poi ho capito che non era così”. La sorpresa arriva una volta raggiunto il bivacco, non distante dal Passo di Publino: “Durante la salita mi sono accorto che alcune persone, quando venivano sorpassate, cercavano di accelerare il passo, quasi avessero paura che qualcuno potesse togliere loro il posto letto. Ma io e i miei amici non avevamo alcuna intenzione di fermarci per la notte”.
Il problema, secondo Andrea, non è tanto la presenza di famiglie o bambini in montagna, anzi. “È bellissimo che i più piccoli possano vivere la natura, divertirsi e scoprire questi luoghi – riflette -. Il punto è un altro: il bivacco non può diventare un posto da occupare in modo esclusivo”.
La struttura dispone di otto posti letto, pensati per garantire un appoggio agli escursionisti di passaggio: “Quando sono arrivato ho trovato una quindicina di persone ammassate all’interno, con il bivacco trasformato in una sorta di spazio privato per una giornata in compagnia”.
Una situazione che ha lasciato un segno ancora più profondo per il legame affettivo che Andrea ha con quel luogo. “Mio nonno ha trascorso la vita ad aiutare e a pensare agli altri – ricorda -. Vedere un bivacco che porta il suo nome consumato dall’egoismo e dalla mancanza di rispetto verso il prossimo fa male. Un dolore che dopo la perdita di mia nonna è ancora più forte”.
La sua non vuole essere una condanna verso chi frequenta la montagna, ma un invito a riflettere sul valore di questi spazi. “Spero che questo messaggio possa sensibilizzare le persone sul corretto utilizzo delle strutture libere in montagna – conclude -. I bivacchi sono patrimonio di tutti e proprio per questo devono essere rispettati da tutti. Quello dedicato a mio nonno è già stato in passato oggetto di atti vandalici: soffro nel vedere che un luogo nato con un ideale di solidarietà viene trattato in questo modo”.


