Dopo 50 anni la discarica della Barca è stata bonificata: Berbenno si riprende il suo spazio naturale
Rimossi 325 tonnellate di rifiuti tramite un intervento da quasi 330 mila euro
Valle Imagna. Per oltre cinquant’anni è rimasta nascosta tra il bosco della località Barca. Una discarica realizzata negli anni Settanta, quando la normativa ambientale era molto diversa da quella attuale, che nel tempo era diventata una delle principali criticità del territorio di Berbenno. Oggi quella ferita è stata cancellata: i rifiuti sono stati rimossi e il bosco è stato totalmente bonificato.
L’intervento è costato 327.171,76 euro, finanziati quasi interamente daRegione Lombardia con un contributo di oltre 300 mila euro, ai quali si sono aggiunti 15.000 euro messi a disposizione dalla Comunità Montana Valle Imagna per la progettazione.
“Pensavo che, una volta trovati i finanziamenti, la parte più difficile fosse finita. Invece ci siamo trovati davanti a un altro problema: i costi dello smaltimento erano enormi. I preventivi arrivavano fino a 700-800 mila euro e sembrava impossibile riuscire a portare a termine la bonifica.”, spiega il sindaco di Berbenno Manuel Locatelli.
La difficoltà non era soltanto economica. La discarica si trovava all’interno di un vallone, circa cinquanta metri più in basso rispetto alla strada. In pratica, i mezzi non potevano raggiungere facilmente il punto in cui erano accumulati i rifiuti. Per questo è stato necessario progettare un cantiere su misura, studiare le modalità di intervento e organizzare ogni fase del lavoro con estrema precisione.
Nel frattempo è iniziata la ricerca di una soluzione per abbattere i costi dello smaltimento. Dopo aver contattato numerose aziende del settore, il Comune ha trovato la strada giusta grazie alla collaborazione con Servizi Comunali, che ha accettato di ritirare il materiale alle stesse condizioni economiche previste per il servizio pubblico di raccolta dei rifiuti.
“A un certo punto ho capito che la soluzione l’avevamo sotto gli occhi tutti i giorni. – continua Locatelli -. Siamo riusciti a trasformare un intervento che sembrava irrealizzabile in un’opera concretamente realizzabile.”
Un ruolo fondamentale lo ha avuto anche la selezione del materiale. I rifiuti, infatti, erano rimasti sul posto per circa mezzo secolo e si erano mescolati con grandi quantità di terra. Attraverso un impianto di vagliatura è stato possibile separare le diverse componenti: plastica, vetro e metalli sono stati avviati agli impianti autorizzati, mentre la terra è stata gestita separatamente secondo le norme ambientali.
Prima di iniziare gli scavi c’era anche un’altra incognita. Nessuno sapeva con certezza cosa si nascondesse sotto quella massa di rifiuti, come puntualizza il primo cittadino: “Il geologo ci aveva avvertito che avremmo potuto trovare amianto, vernici o altri materiali pericolosi. Se fosse successo, il cantiere si sarebbe fermato e i costi sarebbero aumentati notevolmente. Abbiamo deciso di andare avanti un passo alla volta, assumendoci la responsabilità delle nostre scelte. Per fortuna non è stato trovato nulla di pericoloso.”
Gli scavi hanno riservato anche una sorpresa positiva. Si pensava che la discarica fosse molto più estesa in profondità, ma sotto una parte dei rifiuti è stata trovata la roccia naturale del versante. Questo ha ridotto il quantitativo di materiale da smaltire e ha consentito di contenere ulteriormente i costi. Alla fine sono state rimosse 325 tonnellate di rifiuti, tutte correttamente selezionate e conferite negli impianti autorizzati.
Per Locatelli, il risultato va oltre i numeri: “Dopo un anno e mezzo di riunioni, verifiche, problemi da risolvere e tanto lavoro, oggi restituiamo ai cittadini un’area boschiva sana e completamente bonificata. È un risultato che appartiene a tutto il territorio e dimostra che, con determinazione e collaborazione, anche i problemi lasciati irrisolti per decenni possono trovare una soluzione. Ringrazio in modo particolare l’assessore regionale Giorgio Maione e il consigliere Michele Schiavi”.
Alla riuscita dell’intervento hanno contribuito anche numerosi professionisti e altre aziende specializzate, come Ecoberg, Carrara Group e gli studi Rea di Dalmine e Bergamo






