Peter Parker è un adulto che vive in completa solitudine, avendo volontariamente cancellato sé stesso dalla vita e dai ricordi di chi ama. Combattendo il crimine in una New York che non conosce più il suo nome, si è dedicato alla protezione della sua città, ma, con l’intensificarsi delle sue responsabilità, la pressione scatena un’evoluzione fisica che mette a repentaglio la sua stessa esistenza
Titolo: Spider-Man: Brand New Day
Titolo originale: Spider-Man: Brand New Day
Regia: Destin Daniel Cretton
Paese di produzione / anno / durata: Stati Uniti / 2026 / 145 min.
Sceneggiatura: Chris McKenna, Erik Sommers, Justin Kuritzkes
Fotografia: Brett Pawlak
Montaggio: Nat Sanders, Gina Sansom, Harry Yoon
Musica: Michael Giacchino
Cast: Tom Holland, Zendaya, Sadie Sink, Jacob Batalon, Jon Bernthal, Tramell Tillman, Michael Mando, Mark Ruffalo
Produzione: Marvel Studios, Columbia Pictures, Pascal Pictures
Distribuzione: Eagle Pictures
Programmazione: Notorious Cinema Curno, UCI Cinemas Orio, Arcadia Stezzano, Garden Clusone, Stella Alpina Selvino, Iride Vega Costa Volpino, Starplex Romano di Lombardia, Treviglio Anteo spazioCinema
Un corpo provato dal dolore, dal lutto e dalla necessità di scomparire, che da questi evolve e rischia di distruggersi allo stesso tempo. Un dolore nascosto nel dovere è quello che muove “Spider-Man: Brand New Day”, nuovo film del Marvel Cinematic Universe, diretto da Destin Daniel Cretton, al cinema dal 29 luglio.
“Da un grande potere derivano grandi responsabilità” è il mantra che da sempre accompagna la figura dell’Uomo Ragno, un impegno etico espresso nei fumetti prima in didascalia e poi da Ben Parker, zio di Peter, in particolare nel celebre “Spider-Man” diretto da Sam Raimi, fino alla zia May di Marisa Tomei del Marvel Cinematic Universe. Così Peter Parker, per salvare chi gli vuole bene e ne conosce l’identità, decide di sparire dalla memoria di tutti nel precedente “Spider-Man: No Way Home”. Si cambia dunque, dopo la trilogia legata, anche dai titoli, ad un ambiente familiare, con il protagonista ad affrontare “un giorno nuovo”, accompagnato solo dall’intelligenza artificiale E.V., con la sua vera identità di nuovo nascosta a tutti.
Tom Holland porta in scena un personaggio più maturo e introspettivo, che convive quotidianamente con il dolore, che esiste ormai solo come Spider-Man, eclissando Peter Parker. Un doppio interrotto, che sembra abbandonare la gioventù a causa del dolore della perdita e del distacco, che si ritrova ad affrontare un’entità (Sadie Sink) capace di controllare le persone e alla ricerca di qualcosa all’interno dell’agenzia governativa Damage Control. Spider-Man deve fare i conti con un’evoluzione, una trasformazione incontrollata dei superpoteri, che ne segna il processo di crescita, centro di un cinema di formazione che si sviluppa a partire da un dolore, un lutto che scava dall’interno e che provoca la decisione di lavorare su un’identità piuttosto che su entrambe. Un’identità non più riconosciuta, quella ormai kafkiana di Peter, che lascia campo all’ “amichevole Spider-Man di quartiere”, ormai sopraffatto dalla pressione morale e dalla solitudine, in una metamorfosi che dona forma al suo io più mostruoso e incontrollabile. Un supereroe che vive solo per la propria missione, e che rischia di abbandonare l’uomo, quasi sottomesso dal suo stesso dolore.
La solitudine dell’eroe ferito trova, nel film, il proprio doppio nella figura di Frank Castle / The Punisher (Jon Bernthal), un ex marine diventato vigilante dopo aver perso la propria famiglia per colpa di alcuni criminali. Ferite emotive della perdita che uniscono i due, somma di solitudini che trova nel dolore quello che la metamorfosi rabbiosa è per Bruce Banner / Hulk (Mark Ruffalo). Ancora due metamorfosi che si incontrano, scatenate da collera e rimorso, che lottano con l’altro per specchiarsi, in realtà, in una lotta continua con sé stessi.
Confronti che rivivono sullo schermo anche grazie all’ottima regia di Destin Daniel Cretton, abile nel mostrare combattimenti spettacolari, debitori del genere wuxia omaggiato dal regista anche nel precedente “Shang-chi e la leggenda dei Dieci Anelli”, che in questa pellicola trovano un proprio apice nel confronto con i ninja della Mano e con lo stesso Hulk. Da sottolineare anche l’ottimo utilizzo delle soggettive, capaci di rendere il dinamismo dei movimenti del protagonista, in particolare negli spostamenti nei cieli di New York.
Una città che risulta sempre viva e vitale, vissuta “in verticale”, ben caratterizzata anche grazie all’utilizzo dei colori saturi di Brett Pawlak. Una città vista dall’alto, in cui il regista inserisce omaggi espliciti al fumetto citando, ad esempio, l’opera di Steve Ditko (senza esagerare però con il fan service).
Il film torna poi sul rapporto con Ned (Jacob Batalon) e MJ (Zendaya), legami ormai sfilacciati dopo l’incantesimo di Doctor Strange, con i quali sembra emergere una forma di imprinting a tratti più forte della magia, anche più forte del dolore. Brandelli di Peter Parker, che interseca dolore privato e “grandi responsabilità” da supereroe in un paradossale bicchierino da caffè di cartone: madeleine metropolitana che riporta ad un attimo di speranze forse disilluse.
“We are happy to serve you” si legge sul bicchiere. Formula standardizzata da spazio commerciale, che si estende, oggetto del ricordo, unico appiglio nel passato che si riflette, monito e condanna, su uno Spider-Man sempre più eroe, ma uomo dilaniato, evoluzione e distruzione di sé stesso.


