La lettera
Piano di sviluppo aeroportuale: “In questo contesto non ci sono interventi capaci davvero di mitigare e compensare”
Il pensiero di un cittadino: “È auspicabile che chi detiene la responsabilità decisionale non usi concetti vacui, ma che nel considerare l’indubbio valore aggiunto generato dallo scalo, analizzi in parallelo cosa significhi espandere ulteriormente un aeroporto che a detta di molti ha già ampiamente raggiunto i limiti di tollerabilità per i residenti e l’ambiente
Il nuovo masterplan dell’aeroporto di Orio al Serio continua a far discutere. Mentre a livello istituzionale Sacbo, Enti locali e associazioni si stanno confrontando in sede di dibattito pubblico, sul territorio i cittadini dei comuni dell’intorno aeroportuale si sentono minacciati dal piano di crescita che la società di gestione ha predisposto su sollecitazione di Enac e che prevede il raggiungimento dei 25 milioni di passeggeri nel 2043.
Al centro della discussione c’è sempre la questione ambientale, che i sindaci delle aree più esposte avevano già sollevato in sede di presentazione del Piano di Sviluppo Aeroportuale: benché Sacbo continui a fornire rassicurazioni sulla gradualità della crescita prevista (si parla di un aumento annuo dell’1% in termini di movimenti) e sulle modalità della stessa (il motore principale saranno aeromobili più capienti di circa 40 posti rispetto a quelli attuali, meno inquinanti e acusticamente meno impattanti) le perplessità di chi ogni giorno vive direttamente sulla propria pelle l’operatività del terzo scalo italiano rimangono intatte.
È il caso di G.G., residente a Grassobbio, che sul processo in atto ha lanciato una riflessione, partendo dai termini “mitigazione” e “compensazione” che oggi rappresentano una buona fetta degli investimenti messi nero su bianco per i prossimi 17 anni (34 milioni di euro).
“Gentile Redazione ,
Da cittadino che vive nei dintorni dell’aeroporto mi inserisco nella discussione sul nuovo Masterplan, notando un uso continuativo e quasi rassicurante dei termini ‘mitigazione’ e ‘compensazione’.
Ritengo interessante soffermarmi sul reale significato che questi due vocaboli assumono quando calati nella realtà del nostro territorio.
– Mitigazione: È un concetto privo di un concreto riscontro pratico in ambito aeroportuale. Non esiste alcuna mitigazione per il boato generato da un aereo in decollo, né può essere “mitigato” l’inquinamento che esso produce. Vi saranno forse velivoli leggermente meno rumorosi, ma il rombo resta una legge della fisica ineliminabile. Analogamente, il cherosene e le emissioni in decollo/atterraggio non conoscono barriere contenitive, ma seguono unicamente la direzione dei venti.
– Compensazione: Compensazione di che cosa? I cittadini del circondario subiscono quotidianamente un impatto acustico notevole ed è attualmente in corso un’indagine epidemiologica per valutare i rischi sulla salute. Come si possono compensare eventuali danni irreversibili ed il rischio di sottrazione dei criteri di vivibilità di un territorio? E non può certamente definirsi compensazione la fornitura di doppi vetri, costringendo gli abitanti a chiudersi in casa d’estate con i condizionatori accessi pagando bollette salate e contribuendo ad aumentare ulteriormente le emissioni.
È auspicabile che chi detiene la responsabilità decisionale non usi concetti vacui, ma che nel considerare l’indubbio valore aggiunto generato dallo scalo, analizzi in parallelo cosa significhi espandere ulteriormente un aeroporto che a detta di molti ha già ampiamente raggiunto i limiti di tollerabilità per i residenti e l’ambiente.
Ricordando, infine, che i milioni di passeggeri non equivalgono solo a decolli e atterraggi, ma muovono a terra centinaia di migliaia di veicoli a motore con le relative emissioni.
Le previsioni sull’impatto del futuro collegamento ferroviario sono ancora tutte da verificare; l’inquinamento generato oggi da auto, navette e mezzi pesanti sono invece una certezza quotidiana”.


