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Paladina-Sedrina, 250 mila euro per analizzare l’ex discarica. Il comitato: “Allargando la 470 si risparmiano decine di milioni”
Un rendering commissionato dal Comitato dell'ipotetica nuova rotatoria di Paladina

La Provincia stanzia i fondi per rispondere alle richieste di Anas e sbloccare l’iter dell’opera. Il comitato “Salviamo il Parco dei Colli” rilancia la soluzione alternativa ipotizzata dall’ingegnere Coluzzi nel 2001

“In questo angolo di paradiso vogliono far passare il 3° lotto della Tangenziale Sud. Aiutateci a impedirlo”. Da oltre due anni questo è il messaggio che accompagna l’attività del comitato Salviamo il Parco dei Colli, nato nel 2024 con l’obiettivo dichiarato di fare conoscere le criticità del progetto della Paladina-Sedrina e promuovere lo studio di alternative viabilistiche ritenute più efficaci per alleggerire il traffico da e per la Valle Brembana, senza compromettere la piana di Sombreno.

Tra i nodi principali c’è quello economico. Lunedì pomeriggio, 27 luglio, il Consiglio provinciale ha approvato una variazione di bilancio che stanzia i 250 mila euro necessari per le ulteriori analisi ambientali richieste da Anas sotto l’ex discarica Monte Bianco di Sorisole. L’obiettivo è sbloccare un’opera che, per essere realizzata, richiederebbe oltre mezzo miliardo di euro.

“Siamo convinti che l’opera sia una priorità – afferma il presidente della Provincia, Gianfranco Gafforelli -. Ci siamo impegnati per trovare le risorse necessarie a sbloccare l’iter e fare in modo che il progetto possa proseguire senza ulteriori ostacoli. Ora tocca ad Anas reperire i fondi per la realizzazione”.

“I 527 milioni ipotizzati oggi non ci sono e Anas stessa ha già dichiarato che non saranno sufficienti – osserva Carolina Agliardi, componente del Comitato -. Perché continuare a investire su un progetto che non ha futuro? Con quale coraggio si vogliono spendere altri soldi, sapendo che la sua realizzazione è altamente improbabile?”.

Per il Comitato l’unica strada percorribile è destinare le risorse allo studio di soluzioni alternative. Si parte da interventi realizzabili in tempi brevi, come un sottopasso a Villa d’Almè per sostituire il semaforo pedonale a nord della rotatoria dell’Arlecchino e una nuova viabilità all’altezza della Lidl, che obblighi i veicoli in uscita a raggiungere la rotatoria prima di immettersi sulla Statale 470 verso l’alta valle.

Il fulcro della proposta resta però quello immaginato 25 anni fa dall’ingegnere Coluzzi, quando il primo progetto della variante fu fermato dal Tar: l’allargamento a quattro corsie dell’attuale Statale 470, accompagnato da interramenti selettivi nei punti di intersezione con le principali arterie.

L’obiettivo è chiaro: separare il traffico locale da quello di attraversamento lungo l’asse nord-sud. “L’interramento dei tratti in corrispondenza delle rotatorie avrebbe costi incomparabilmente inferiori rispetto a quelli stimati per il terzo lotto della Tangenziale Sud”, sostiene Alessio Agliardi, fratello di Carolina e anche lui membro del Comitato. “Certo, serve coraggio – aggiunge la donna -. In mano non abbiamo un progetto esecutivo: le nostre sono idee logiche che potrebbero essere approfondite”.

Il presidente della Provincia, però, ritiene che ormai non ci siano più margini per rimettere in discussione il tracciato. “Dopo quasi trent’anni non si può discutere ancora di alternative – riflette Gafforelli -. Ormai il dado è tratto, tornare indietro diventa difficile: abbiamo già speso tempo e denaro”.

Secondo Alessio Agliardi, completare la Tangenziale Sud non risolverebbe neppure le criticità della Valle Imagna: “Si sta per ripetere lo stesso errore commesso con il secondo lotto, il tratto Curno-Valbrembo: si sapeva che quel progetto presentava criticità, ma è stato realizzato comunque per non perdere i finanziamenti pubblici. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: le code sono rimaste, come prima, con oltre 100 milioni di euro di denaro pubblico spesi e un territorio ulteriormente compromesso”.

Il Comitato ha rilanciato nuovamente la petizione aperta nel 2024 su Change.org, che oggi ha superato le 9 mila adesioni. “In questi mesi abbiamo parlato con tantissime persone – conclude Carolina Agliardi -. Molti di coloro che vivono lungo il tracciato ipotizzato conoscono poco il progetto: quando glielo spieghiamo nel dettaglio, nella maggior parte dei casi si dichiarano contrari. I pendolari della Valle Brembana chiedono una soluzione rapida, non di essere illusi per altri trent’anni”.