Lara Magoni: “Da Vannacci dissenso popolare, ma per FdI non è una minaccia. Da Bruxelles fondi per il diritto a restare”
L’impegno in Europa tra i giovani e la montagna: “L’Erasmus non deve diventare un programma per privilegiati. Paladina-Sedrina? Paghiamo la miopia di chi ci ha preceduto”
Le montagne bergamasche restano il suo punto di riferimento, anche se da oltre due anni il suo ufficio si affaccia sui palazzi delle istituzioni europee. Da Bruxelles Lara Magoni continua a guardare Bergamo con gli occhi di chi non ha mai smesso di considerarla casa.
Eurodeputata dei Conservatori e riformisti europei, l’ex campionessa di sci e già assessore regionale al Turismo porta avanti a Strasburgo e Bruxelles dossier che riguardano da vicino anche il territorio orobico: dalle aree montane ai fondi di coesione, fino ai programmi europei per i giovani.
Onorevole Magoni, in Val Brembana la Paladina-Sedrina è bloccata da anni. Non c’è il rischio che questo territorio resti un caso di scuola di ciò che l’Europa dice di voler evitare: spopolamento e carenza infrastrutturale nonostante gli annunci?
Le infrastrutture sono il biglietto da visita di un territorio: servono investimenti per migliorare la vita dei residenti. Cinquant’anni fa è mancata una visione pionieristica: penso alla ferrovia, soppressa, una scelta assurda. Possiamo migliorare, ma paghiamo la miopia di chi ci ha preceduto.
Lei stessa ha parlato più volte del “diritto a restare” nelle zone montane.
Grazie a un documento redatto con il supporto della professoressa Giorgi dell’Università della Montagna di Edolo e del consigliere regionale Mazzoleni, per la prima volta la parola ‘montagna’ è stata inserita nei Fondi di Coesione. L’obiettivo è creare un’economia che sostenga le imprese del territorio e i servizi nelle aree montane.
A Bruxelles è stata relatrice nel dibattito sul futuro del programma Erasmus.
Abbiamo aumentato la copertura finanziaria da 26 a 47 miliardi di euro. L’Erasmus rischiava di diventare un programma per privilegiati: tra gli emendamenti che ho proposto e che sono stati accolti c’è la richiesta di destinare una quota ai giovani di famiglie con Isee basso, oltre a un budget maggiore per i ragazzi con disabilità.
Anche in Europa continua a occuparsi molto dei giovani.
Un lavoro rivolto soprattutto a quei giovani che, per diverse motivazioni, non studiano e non lavorano: non possono essere lasciati indietro.
È preoccupata per lo scenario geopolitico internazionale?
La politica internazionale non mi ha mai affascinato, ma a Bruxelles la si vive quotidianamente. Una preoccupazione c’è, ma serve andare oltre gli schieramenti e ragionare per il bene della nazione.
Cosa intende?
Nei rapporti internazionali serve equilibrio. Penso agli Stati Uniti: non possiamo prescindere dalla loro copertura militare, una situazione che nessuno vorrebbe. Oggi manca una vera difesa europea.
Crede quindi che serva una difesa comune?
Sì, una difesa europea. Non il riarmo né la guerra.
L'eurodeputata Lara Magoni
L’Europa sta capendo di dover recuperare terreno anche nello spazio.
Se Stati Uniti e Cina coprono il mondo di satelliti e l’Europa resta ferma, c’è un problema. La guerra dello spazio è ancora più pericolosa di quella con i fucili: è un conflitto economico-commerciale legato al sistema satellitare che oggi governa tutti i dati.
Vannacci punta a 11mila iscritti solo in Lombardia e alla doppia cifra alle politiche 2027: teme che possa erodere consenso a FdI anche sul territorio bergamasco?
Mi lascia usare un proverbio? “Scopa nuova scopa bene”. Ai proclami del generale preferisco il pragmatismo delle idee. Futuro Nazionale e Fratelli d’Italia hanno identità diverse: il dissenso proclamato da Vannacci è popolare, chi non si schiererebbe dietro alle sue parole? Ma tra il dire e il fare ci sono ostacoli legislativi non facili da superare.
Lo ha conosciuto, il generale?
Sì, al Parlamento europeo, quando ancora era tra le fila della Lega.
Pensa che sia un fenomeno destinato a sgonfiarsi o una minaccia strutturale per la coalizione?
Non lo vedo come una minaccia: abbiamo visto tanti partiti nascere, esplodere e sgonfiarsi. Vedo però una serie di cambiamenti storici: la morte di Bossi ha cancellato un’identità storica della Lega. Io ho scelto Fratelli d’Italia quando era al 3%, per il coraggio e la determinazione che mostrava: ancora oggi mi rappresenta.
Quest’anno ricorre il 70° anniversario del Disastro di Marcinelle.
Mio padre è stato minatore in Svizzera. Quando io e mia sorella eravamo giovani, ci raccontava spesso dei viaggi in treno dove incontrava amici diretti a Marcinelle. Raccontandolo, piangeva. L’Italia non aveva carbone, il Belgio aveva bisogno di manodopera: chi partiva dall’Italia andava a lavorare in miniera in cambio delle forniture di carbone per il nostro Paese.
A cosa serve, oggi, fermarsi a ricordare?
Perché esistono ancora situazioni lavorative a rischio e manodopera sfruttata, ed è la cosa più grave. Provo vergogna quando leggo notizie che ci riportano indietro di settant’anni.

