Il trend
|Caro benzina, 50 centesimi in più al litro in sette mesi: “Senza tagli alle accise estate complicata”
Gli aumenti potrebbero costare 700 milioni in due mesi alle famiglie italiane. In difficoltà anche i gestori, con margini sempre più assottigliati. Mora (Benzinai Confcommercio Bergamo): “Speriamo nelle accise mobili e nella riforma delle reti di distribuzione”
Mentre il governo è a caccia delle risorse necessarie per intervenire concretamente sul prezzo alla pompa, il costo del carburante in Italia continua a seguire una traiettoria al rialzo della quale non si scorge la fine.
Secondo l’Ufficio Economico di Confesercenti il riacutizzarsi della crisi sullo stretto di Hormuz potrebbe determinare una maggiore spesa per le famiglie di circa 700 milioni di euro nei soli mesi di luglio e agosto, presentando un conto salatissimo sulla strada per le vacanze: dal 4 luglio, giorno nel quale è scaduto il decreto “taglia accise” che ne conteneva il costo, al 22 luglio, il prezzo della benzina è aumentato di 13,5 centesimi al litro (+7,5%) mentre quello del gasolio addirittura di 23 centesimi (+12,5%).
A giovedì 23 luglio il prezzo medio del gasolio ha raggiunto i 2,12 euro al litro, mentre la benzina con gli ultimi ritocchi sfiora quota 2 euro, attestandosi a 1,97 euro.
“Prezzi e aumenti mai visti – sottolinea Renato Mora, presidente del Gruppo Benzinai di Confcommercio Bergamo e consigliere nazionale della Figisc Confcommercio, Federazione italiana gestori impianti stradali carburanti – Se si allarga lo sguardo a un lasso temporale di più ampio e si riavvolge il nastro alla fine del 2025 si nota una sproporzione esagerata, simile solo alle movimentazione post Covid: a dicembre il gasolio costava 1,68 euro e nell’arco di poco più di sei mesi è schizzato a 2,15 euro. Oggi anche le pompe no logo sono in difficoltà a mantenere i prezzi più bassi e, anzi, a volte costano anche più delle grandi compagnie petrolifere”.
Benché sia praticamente impossibile ormai fare previsioni sull’andamento del mercato, il ritorno del Brent sopra i 100 dollari al barile per la prima volta da maggio non lascia presagire un’inversione di rotta. Anzi: se le quotazioni internazionali dovessero attestarsi su queste cifre, a breve si potrebbe avere un ulteriore rincaro tra i cinque e gli otto centesimi al litro.
Eppure, rileva Mora, “fino a due settimane fa la tendenza era al ribasso, col gasolio rientrato sotto l’1,90 euro. Tutto d’un tratto, poi, ci siamo ritrovati col petrolio a 90 dollari. Come si muove un battito di ali a Washington succede che da noi si pagano le conseguenze più salate. Ad oggi stiamo facendo i conti con prezzi comprensivi dell’intera accisa, essendo terminato il periodo dei tagli determinati dall’intervento del governo: l’estate sarà complicata se non si interverrà”.
Ed è proprio sulle accise che si potrebbe giocare la partita decisiva nelle prossime settimane. Il governo si è detto pronto, se necessario, a mettere in campo una nuova misura che incida direttamente sulle tariffe, valutando anche la possibilità delle “accise mobili” che consentirebbe di finanziare il “taglio” con l’extra gettito dell’Iva.
“Un intervento che per sua natura non può essere immediato e che rischia di arrivare quando ormai i cittadini sono rimasti esposti per molto a prezzi più alti – spiega Mora – Il governo può ridurre le tasse sui carburanti solo dopo aver incassato l’Iva in più, che per questo periodo dovrebbe entrare verso la metà di agosto. In caso contrario si dovrebbe intervenire reperendo risorse da altri settori, come si è già fatto in passato, ma è un meccanismo che costa circa 500 milioni al mese”.
In questa situazione di forte incertezza e sostanziale stallo, il governo prosegue invece dritto nel suo progetto di riforma delle rete dei distributori di carburante, alla quale vorrebbe applicare una razionalizzazione tramite il disegno di legge sulla concorrenza: un provvedimento che alla voce “pompe di benzina” prevede una riqualificazione complessiva e un’eliminazione delle stazioni obsolete fino a far rientrare l’Italia (che oggi conta più di 22mila distributori contro i 14mila della Germania e i 10mila della Francia) sulle medie europee.
“Il confronto con il governo e con le compagnie è costante, aspettiamo quel decreto da un anno e mezzo – evidenzia Mora – Incrociamo le dita affinché venga approvato il prima possibile, con norme che salvaguardino anche la figura del gestore che è il miglior alleato dell’utente finale in questa situazione. Anche noi subiamo la crisi senza possibilità di intervento: il nostro margine non è calcolato in termini percentuali ma è fisso a 4 centesimi circa al litro e non cambia, che il prezzo sia di un euro o di due. Le spese di gestione continuano ad aumentare e a parità di erogato le nostre commissioni sulle operazioni bancarie rappresentano una quota sempre maggiore: così diventa difficile continuare a lavorare e senza sostegni sono a rischio anche le nostre attività”.


