il disturbo diffuso
Miopia: perché sempre più bambini hanno bisogno degli occhiali?
L’aumento del tempo trascorso davanti agli schermi e la riduzione delle attività all’aria aperta sono tra i fattori che possono contribuire maggiormente alla diffusione crescente di questo disturbo della vista
Negli ultimi anni la miopia è diventata uno dei disturbi visivi più diffusi al mondo e interessa un numero crescente di bambini e adolescenti. L’aumento del tempo trascorso davanti agli schermi e la riduzione delle attività all’aria aperta sono tra i fattori che gli specialisti ritengono possano contribuire a questa tendenza. Ma quando è opportuno preoccuparsi? E quali strategie possono aiutare a rallentarne la progressione? Ne parliamo con il Dr. Pietro Paolo Saba, specialista in Oculistica di Habilita.
Che cos’è la miopia e perché è così diffusa?
“La miopia oggi viene definita come un difetto presente nel 30% della popolazione e consiste in una crescita eccessiva del bulbo oculare: quindi l’occhio cresce realmente troppo rispetto alle esigenze visive che abbiamo. Ciò è dovuto, spesso, a fattori genetici, quindi figli di genitori miopi hanno una maggiore probabilità di sviluppare miopia. A volte c’è anche un salto di generazione, quindi magari non i figli ma i nipoti potranno avere questo problema”.
Ci possono essere altri fattori che concorrono a provocare la miopia in una persona?
“Stiamo assistendo anche a un fattore ambientale molto importante. Mi spiego. La miopia sostanzialmente rende una visione offuscata da lontano, ma vantaggiosa da vicino. Chi è miope, molto spesso, senza occhiali vede bene da vicino, ma da lontano vede male. Questo aspetto deriva dal fatto che l’occhio fa cadere le immagini da vicino esattamente nella retina, ma da lontano invece non cadono esattamente dalla retina, hanno bisogno di essere deviate dagli occhiali“.

Tablet e smartphone peggiorano la vista?
“L’utilizzo sempre più frequente di smartphone, tablet, lavori da scrivania, lavori da vicino, non aiutano affatto: probabilmente stiamo assistendo a un cambio dell’epigenetica che favorisce quindi una visione da vicino e non da lontano. 30 anni fa i bambini giocavano più all’aperto, oggi non ci sorprende vedere in una classe elementare tanti bambini che portano occhiali e che fanno un lavoro da vicino”.
Quali sono i segnali da non sottovalutare per capire se effettivamente una persona è miope e, soprattutto, capire quando un bambino piccolo può avere un problema di miopia?
“Nei bambini piccoli, anche in età prescolare, è fondamentale fare una visita oculistica perché non è semplice da individuare questa problematica. Il bambino non ha ancora coscienza della visione da vicino e da lontano e magari una visione distorta per lui può essere normale. Tra i segnali più evidenti che può essere presente un problema di miopia segnalo l’avvicinarsi troppo agli oggetti, il sedersi vicino alla TV, la difficoltà a riconoscere persone o oggetti a distanza, l’inclinare la testa per vedere meglio. È importante ricordare che il bulbo oculare, cioè la distanza tra la parte anteriore e quella posteriore dell’occhio, continua a svilupparsi fino ai 25 anni circa, quindi, se agiamo prima di questa età, possiamo ridurre la progressione della miopia per poterla poi portare a stabilizzazione e, anche dopo i 25 anni, correggerla del tutto con l’utilizzo di ausili chirurgici”.
La miopia può essere corretta definitivamente con la chirurgia?
“Oggi per fortuna abbiamo ausili chirurgici molto importanti. Parliamo di strumenti diversi tra loro: è quindi importante la categorizzazione di un paziente a seconda del grado di miopia, della conformazione oculare e dell’età. In questo modo si capisce quale è l’ausilio chirurgico più efficace”.

Tutti i difetti sono correggibili?
“Il 90% delle miopie sono operabili, esiste una piccola classe di soggetti che purtroppo non è del tutto operabile per caratteristiche specifiche, ma individuare anche il grado di miopia è fondamentale perché la miopia non è solo un veder male, ma è una condizione oculare in cui il globo oculare cresce troppo e diventa più debole, quindi predispone a tante altre patologie più importanti come glaucoma, distacco di retina, maculopatia, cataratte precoci. Quindi, intervenire in un bambino e cercare di ridurre la sua progressione nel tempo, è fondamentale per ridurre le complicanze tardive, non solo ai fini della correzione visiva ma anche al fine di ridurre le complicanze”.
Come ci si può proteggere dalla miopia, si può fare prevenzione?
“Prima ho parlato di fattori genetici: quelli, ovviamente, non si possono cambiare. Però ho parlato anche di fattori ambientali sui quali possiamo intervenire. Oggi si prevede che nel 2050 il 50% della popolazione sarà miope, una situazione probabilmente dovuta al fatto che svolgiamo un grosso lavoro da vicino ma, se è diagnosticata in fasi precoci, la miopia si può correggere, oltre che con device, anche modificando le proprie abitudini. Nel caso dei bambini, si possono far giocare per esempio due ore all’aperto, al posto che al chiuso”.
Ci si può accorgere, guardando semplicemente il bambino, se può avere un problema di miopia?
“Assolutamente sì. In certi casi il bambino assume delle posture particolari per migliorare l’arrivo dei raggi luminosi alla sua retina, quindi anche degli insegnanti attenti possono accorgersi, notare questi segnali e avvisare i genitori della difficoltà che il figlio ha di vedere la lavagna. È importante fare molta comunicazione in questo senso”.
Qual è l’iter per accedere ad un eventuale intervento per correggere la miopia?
“Prima di tutto bisogna fare una visita oculistica per andare a identificare qual è il grado di miopia, poi ci sono degli esami strumentali che ci dicono quanto è spessa la cornea, quale tipo di correzione possiamo applicare e qual è l’intervento più adatto. In molti casi, tramite l’uso di un laser, si modifica la curvatura corneale per poter correggere la miopia. Delle volte, quando è molto elevata, possiamo anche posizionare all’interno dell’occhio delle lenti intraoculari, di cui il paziente non avrà mai la percezione”.
Sono interventi rischiosi?
“I rischi dipendono dal grado di miopia, dalla quantità di Oggi si tratta di interventi mini-invasivi, caratterizzati da elevati standard di sicurezza e da percentuali di successo molto elevate quando il paziente è correttamente selezionato”.
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