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Dalle Mura ai parchi: perché quest’estate a Bergamo si sente di più il canto delle cicale

Tra le ragioni l’aumento delle temperature e l’abbandono dei trattamenti adulticidi su larga scala contro le zanzare tigre. E le lucciole ricompaiono sulla Greenway

Bergamo, in questi giorni d’estate, canta. Non solo per il traffico o i cantieri: a dominare il paesaggio sonoro, soprattutto nelle ore più calde, sono cicale e grilli. A sentire molti bergamaschi – ma basta fare una passeggiata in centro, lungo le Mura o sulle piste ciclabili – il loro canto sembra molto più intenso rispetto agli anni passati.

Nell’immaginario collettivo il frinire delle cicale richiama le località di mare. In realtà questi insetti vivono da sempre anche nell’entroterra. Anche una città come Bergamo può avere popolazioni consistenti di cicale: bastano alberi maturi (tigli, platani, pini) per completare il ciclo vitale. Zone come le Mura, i parchi cittadini o i viali alberati sono habitat ideali.

Sia chiaro: non è che le cicale prima non ci fossero. La sensazione diffusa è piuttosto quella di un coro più forte e prolungato, favorito anche dalle temperature elevate. “Ci sono da sempre, non erano mai sparite – spiega Paolo Pantini, entomologo del museo civico di scienze naturali “Enrico Caffi” di Bergamo, invitando alla cautela -. Probabilmente il caldo anomalo favorisce la loro attività”.

L’entomologo evita però conclusioni affrettate. “Non ci sono censimenti precisi di questi animali – precisa -. Anche noi, a volte, ci basiamo su percezioni personali, ma per capire se sono aumentate o diminuite servirebbero dati analitici”.

Alcune ipotesi, però, sono plausibili. La prima riguarda le zanzare: “La diminuzione delle sostanze adulticide contro la zanzara tigre favorisce la presenza di diverse specie di insetti”. La seconda è più strettamente biologica: “Sono animali a sangue freddo: non producono calore interno come i mammiferi, ma dipendono dalla temperatura dell’ambiente. È quindi verosimile che, quando fa più caldo, riescano a cantare con maggiore intensità”.

Anche in questo caso, però, Pantini invita alla prudenza. “Cicale e grilli hanno fluttuazioni nelle popolazioni legate agli andamenti stagionali – sottolinea -. È possibile che il clima le abbia favorite e che oggi si sentano di più, ma potrebbe anche trattarsi di un fenomeno locale. Al momento non abbiamo dati oggettivi che consentano di dirlo con certezza”.

Pur partendo dalla stessa constatazione, è diversa la lettura dell’assessora al Verde Oriana Ruzzini, che collega il fenomeno direttamente alle scelte dell’amministrazione: “L’aumento delle temperature ha certamente un ruolo – osserva -, ma anche negli anni scorsi le estati erano molto calde e non c’era questa percezione di una presenza così evidente durante il giorno”.

Secondo l’assessora il fenomeno riguarda anche altre specie. “Riceviamo molte segnalazioni sul canto dei grilli, anche in quartieri come la Malpensata o lungo la Greenway – riferisce -: un vero ripopolamento. E si stanno rivedendo anche le lucciole: prima erano praticamente limitate ad Astino, oggi sono presenti anche sulla Greenway”.

Il primo elemento richiamato da Ruzzini è l’abbandono dei trattamenti adulticidi su larga scala contro le zanzare. “Non abbiamo più adottato l’adulticida – ricorda -. Fino al 2024 erano previsti sei trattamenti all’anno, effettuati in tutta la città indipendentemente dalle condizioni meteorologiche. Abbiamo scelto un approccio scientifico, in linea con le indicazioni nazionali ed europee: niente trattamenti programmati, salvo specifiche richieste dell’Ats in presenza di casi particolari”.

Il Comune punta invece sui trattamenti larvicidi, effettuati “a partire da marzo in tombini e caditoie”, con un intervento mirato contro la zanzara tigre “senza colpire indistintamente gli altri insetti, compresi i loro predatori”. Una scelta che, secondo Ruzzini, ha anche contribuito a ridurre le infestazioni.

Il secondo fattore riguarda la gestione del verde. L’erba non viene più tagliata uniformemente a raso, ma in molte aree viene lasciata crescere più alta. Le superfici a sfalcio indifferenziato sono passate dai 34 mila metri quadrati del 2024 ai 216 mila del 2026.

A sostegno di questa tesi c’è anche uno studio in corso del museo Caffi, che confronta le aree lasciate a crescita spontanea con quelle sottoposte a sfalcio regolare attraverso otto campionamenti l’anno. I primi risultati mostrano una differenza marcata: nei prati rasati quasi nessun insetto, mentre nelle aree a erba alta sono stati censiti circa 8 mila esemplari, senza rilevare la presenza di zecche.