Opi, il ragazzo che vuole sognare nella musica: “Da una caduta si può sempre rinascere”
Simone Opini, 24enne di Bonate Sopra, protagonista dell’ultima edizione di “Amici”, si racconta dopo l’uscita del suo primo EP, Borderline: dalla gavetta con il papà imbianchino ai sogni da inseguire, senza paura di ricominciare: “Bisogna cercare di essere sempre se stessi”
Bergamo. “Il messaggio è quello di cercare di essere sempre se stessi, nel bene e nel male, provando a migliorarsi e circondandosi di persone che possano aiutarti a crescere”. Fino a poco tempo aiutava papà nel lavoro di imbianchino. Il 3 luglio invece ha appena pubblicato il suo primo Ep, Borderline: quel sogno sempre agognato ora sta diventando, passo per passo, realtà.
Simone Opini ha 24 anni, è originario di Bonate Sopra, e da settembre a marzo è stato uno dei protagonisti del talent show di Maria De Filippi “Amici”, arrivando sino alla fase Serale. Dopo anni di sacrifici “Opi” ha tracciato una strada, la sua. Durante il programma, è cresciuto e caduto allo stesso tempo, ma sempre attraverso quel filo conduttore dell’imparare, che in fin dei conti è il suo mantra. Le sue canzoni si rispecchiano nel genere Pop punk, che scorgono la propria radice in gruppi come i Blur e i Guns N’Roses, suoi riferimenti da sempre.
Opi, che cosa rappresenta la musica per te e quando hai capito che non sarebbe stata solo una passione, ma la tua strada?
La passione per la musica c’è sempre stata. Magari nei primi anni è rimasta in secondo piano, perché avevo paura di espormi. Poi, da cinque anni a questa parte, la musica è diventata il mio investimento più grande e le ho dedicato tutto il mio tempo.
Negli ultimi mesi la tua vita è cambiata completamente: qual è la lezione più importante che ti porti dietro da questo percorso ad “Amici”?
La cosa più bella che mi ha lasciato questo percorso è la consapevolezza che il lavoro, la fatica e lo studio, prima o poi, vengono ripagati. Sicuramente ne sono uscito più maturo e con ancora più voglia di fare, soprattutto pensando a dove sono partito. Sono partito da un garage ed essere arrivato fino a qui è stata una bella sfida, ma anche una bellissima avventura.
“Borderline” è il tuo primo EP: da dove nasce questo progetto e che significato ha per te questo titolo?
C’è sempre stata l’idea, come si vede anche dalla copertina, di rappresentare più personalità.
Borderline racchiude diverse parti di me: quella un po’ più arrabbiata, quella più divertente e
quella più intima “Occhi diavolo” rappresenta un vecchio ricordo di anni fa ed è un brano che avevo scritto prima di entrare ad Amici, in “Mezcal” ho tirato fuori la mia parte più spensierata, “Ora d’aria”, invece, parte dal ricordo di quei momenti in casetta in cui stavo al
telefono a parlare con i miei cari. Lì ho capito quanto sia importante avere vicino delle persone e una famiglia. Anche i produttori Giovanni Laterza e Daniel Bagnoli mi sono stati molto vicini. Le immagini dell’EP sono state curate da Romano Dubbini.
Nei sei brani affronti emozioni molto diverse. C’è un pezzo dell’EP che senti ti rappresenti più di tutti in questo momento? Perché?
La canzone che in questo momento ho più in testa è Ora d’aria, perché è un brano che ho scritto di pancia e a cui sono molto affezionato.
Se una persona dovesse scoprire oggi la tua musica, quale tua canzone le faresti ascoltare per prima, anche non appartenente a “Borderline”, e perché proprio quella?
Dipende sempre da chi ho davanti e dalla sua personalità. Se avessi davanti qualcuno con la maglia dei Guns N’ Roses o degli AC/DC, gli direi sicuramente di ascoltare Fahrenheit. Tra le ragazze ad esempio, invece, stanno andando molto Harley Quinn e Scusa.
Cosa speri che rimanga a chi ascolta “Borderline” dall’inizio alla fine? Qual è il messaggio che vuoi lasciare?
Il viaggio che voglio raccontare è fatto di mille momenti diversi, ma soprattutto c’è tutta la
voglia di sognare quando si pensa a cosa si vuole fare da grandi. Il messaggio è
quello di cercare di essere sempre se stessi, nel bene e nel male, provando a migliorarsi e
circondandosi di persone che possano aiutarti a crescere. Da una caduta si può sempre rinascere. Anche il mio percorso ad Amici, in fondo, è stato così.
Stai incontrando il pubblico con gli instore: che effetto ti fa vedere le persone cantare le tue canzoni e confrontarti con loro dal vivo?
Vedere ragazzi in fila con il mio disco in mano, emozionati di incontrarmi, mi fa davvero
tanto piacere. Per me sono stati giorni difficili a causa di una perdita, ma andare agli instore e vedere tutto il loro entusiasmo mi ha dato tanto. Mi ha fatto davvero effetto anche vedere una ragazza con le mie canzoni tatuate. Adesso non vedo l’ora di ritrovare tutti ai concerti. Per la mia città abbiamo deciso di organizzare una data zero il 19 agosto a Cologno al Serio: sarà un live con la band e qualche ospite.
Guardando al futuro, dove si vede Opi tra un anno e qual è il prossimo grande obiettivo che sogna di raggiungere?
Diciamo che non mi pongo obiettivi precisi. Sono una persona molto di pancia, quindi voglio
suonare tanto e stare sul palco il più possibile, perché è uno dei posti in cui mi sento meglio.
Il mio obiettivo è proprio questo: portare in giro la mia musica e il mio racconto. Poi quello che succederà, succederà. L’importante è continuare a cantare.


