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Splendide riprese in IMAX ed un cast stellare per mostrare il poema fondativo di Omero, con Matt Damon ad interpretare la fragilità di un protagonista tormentato dal suo stesso ingegno

  • Titolo: Odissea
  • Titolo originale: The Odyssey
  • Regia: Christopher Nolan
  • Paese di produzione / anno / durata: Stati Uniti, Regno Unito, Italia /2026 / 172 min.
  • Sceneggiatura: Christopher Nolan (dal poema di Omero)
  • Fotografía: Hoyte van Hoytema
  • Montaggio: Jennifer Lame
  • Musica: Ludwig Göransson
  • Cast: Matt Damon, Tom Holland, Anne Hathaway, Zendaya, Elliot Page, Robert Pattinson, Charlize Theron, Jon Bernthal, Lupita Nyong’o, Samantha Morton, John Leguizamo, Benny Safdie, Bill Irwin, Himesh Patel, Will Yun Lee, Jesse Garcia, Mia Goth
  • Produzione: Syncopy Inc., Universal Pictures, Wildside
  • Distribuzione: Universal Pictures Italia
  • Programmazione: Capitol Bergamo, Notorious Cinema Curno, UCI Cinemas Orio, Arcadia Stezzano, Garden Clusone, Stella Alpina Selvino, Iride Vega Costa Volpino, Starplex Romano di Lombardia, Treviglio Anteo spazioCinema
odissea nolan

“Quell’uom di multiforme ingegno / dimmi, che molto errò, poich’ebbe a terra / gittate di Ilïòn le sacre torri”. Ritorna l’uomo cantato da Omero, questa volta schiacciato e tormentato dal suo stesso ingegno, in “Odissea” di Christopher Nolan, al cinema dal 16 luglio.

Il regista britannico-statunitense riporta nelle sale cinematografiche il fondativo poema epico attribuito al poeta greco, mettendo al centro, ancora una volta, l’uomo tormentato dalla propria coscienza. Ulisse (un ottimo Matt Damon), eroe degli Achei, inventa lo stratagemma del cavallo di Troia per vincere la guerra, per poi affrontare il Nòstos, il ritorno a casa, ad Itaca. Mentre Ulisse affronta varie peripezie, come un viaggio ai confini del mondo e l’incontro con Calipso (Charlize Theron) sull’isola di Ogigia, il figlio Telemaco (Tom Holland) protegge la madre Penelope (un’integerrima e risoluta Anne Hathaway) dai proci (tra cui Antinoo, in un ruolo su misura per Robert Pattinson) che vogliono il trono di Itaca.

Una casa alla quale Ulisse sembra non voler tornare, sopraffatto dal rimorso anche per aver infranto, la xenia, la legge di Zeus, che impone la sacralità dell’ospite (sotto le cui spoglie potrebbe nascondersi una divinità) ed anche la pratica di onorare i morti. L’astuzia nell’ideare il cavallo di Troia gli si rivolge contro, rendendolo vulnerabile e sopraffatto dai rimorsi di coscienza. L’uomo è schiacciato dal suo stesso “ingegno”, così come Robert Oppenheimer per la creazione della bomba atomica. Nolan torna a Nolan, con una figura ambigua che affronta colpa e conseguenza, che, per cercare la redenzione e il Nostos, deve rinunciare alla civiltà, come ne “Il Cavaliere Oscuro”, che risuona visivamente nell’estetica dell’armatura di Agamennone, ma che, come Ulisse, si confronta con i propri limiti, con il proprio essere uomo prima che (super)eroe. Leggi di civiltà che vengono superate dalla (crudele) intelligenza dell’uomo solitario, attraverso una Bomba che è anche Cavallo, in un predominio dell’uomo, anche sul divino, praticamente assente se non per Atena (Zendaya), dea dell’ingegno, a confrontarsi direttamente con il protagonista.

Per paradosso, poi, l’eroe può ritrovarsi solo attraverso un atto di fede, può trovare vantaggio solo rendendosi vulnerabile. L’uomo compensa la propria crudele intelligenza con l’avvertimento alle proprie vittime animali, una corda dell’arco che vibra con il pizzicato di una lira (elemento singolo dell’imponente colonna sonora di Ludwig Göransson). L’uomo compensa l’inganno con l’onestà, gli schematismi dell’intelligenza con l’abbandono spirituale, l’atto di fede che fa dell’imprevedibilità caratteristica compiutamente umana.

Un abbandono in cui Nolan riesce a confrontarsi, ancora una volta, con il Tempo, piegando al proprio volere diverse trame parallele e flashback (il montaggio è di Jennifer Lame), che mantengono alta l’attenzione, ma che, a volte, rischiano di velocizzare il racconto, fase indispensabile per trattare una materia densa come quella dell’Odissea, pur nei considerevoli 172 minuti di durata. Un racconto ricco di immagini imponenti, primo film girato interamente con macchine da presa IMAX 70mm (anche se praticamente impossibile da vedere nel suo formato originale), con blimp creato per l’occasione, con la fotografia di Hoyte van Hoytema capace di indugiare sull’uomo prima di aprirne l’orizzonte, segnando così alcune scene magistrali come la caduta di Troia, il viaggio nell’Ade o l’ottimo body horror sull’isola di Circe (Samantha Morton).

Immagini che celebrano il mito, e che allontanano le sterili polemiche che hanno accompagnato la promozione del film. Tutte spazzate via da un uomo che si pone al centro, che rivendica la propria centralità, per ritrovare la propria memoria, in cui risiede il proprio essere, la propria casa, la propria umanità.

Ulisse deve essere quindi bersaglio, deve scoprire il fianco, vivente fallace che sfida non il divino, ma sé stesso e le proprie paure, che prende coscienza delle proprie azioni e della propria forza, che lascia a volte l’astuzia per confrontarsi con forza, frontalmente, con il Ciclope Polifemo, sovrannaturale che aggira con l’inganno, prima di attaccarlo con la forza bruta. Una forza che affronta le paure, che porta l’eroe ad essere uomo, che con forza cerca la propria redenzione, in un confronto diretto con la propria hybris.

Il mito si sposta quindi nella contemporaneità, in un viaggio orale che si imprime nella pellicola, in quel 70mm che è sfida tecnica per (ancora una volta) il genio umano. Ulisse, l’uomo forte e intelligente, che trova i limiti del proprio ingegno nel confronto con l’altro, nella sopraffazione che non trova pace. Nel canto di Omero, ma soprattutto al giorno d’oggi: niente di meglio dell’aedo di Travis Scott per portarne il racconto delle gesta fino a noi.