Addio a Domenico Locatelli, una vita di esemplare altruismo nella sanità e per la comunità
Un uomo profondamente samaritano nello spirito di servizio e di altruismo, lieto di poter essere d’aiuto al prossimo, innanzi tutto all’ospedale, ai Riuniti dapprima per decenni e quindi al “Papa Giovanni”, ma anche per la gente della sua valle, l’Imagna, che a lui faceva capo
Una vita nella Sanità, ma soprattutto per la sanità. Ieri, 18 luglio, è mancato alla sua famiglia e a una comunità estesa – che andava oltre i confini dei suoi Comuni, Corna
prima e S. Omobono poi – Domenico Locatelli, classe 1952. I suoi tratti identitari: un uomo profondamente samaritano nello spirito di servizio e di altruismo, lieto di
poter essere d’aiuto al prossimo, innanzi tutto all’ospedale, ai Riuniti dapprima per decenni e quindi al “Papa Giovanni”, ma anche per la gente della sua valle, l’Imagna,
che a lui faceva capo. Ed erano anni in cui la mobilità e la comunicazione non erano ai livelli odierni.
Era infermiere analista di riconosciuta capacità e di notevole sensibilità. Se n’è andato nell’intimità della famiglia, dopo gli ultimi tempi di malattia e dev’essere stato un motivo ulteriore di sofferenza per lui la limitazione della sedia a rotelle, dopo un’esistenza all’insegna dell’attivismo. Basterà ricordare che per tutti gli anni di lavoro, Domenico Locatelli ha fatto andata e ritorno dall’ospedale in cui lavorava in bicicletta, con il bello e con il brutto tempo. Inamovibile nella sua scelta ed è anche da sottolineare che in bici si spostava, facendo da postino tra famiglie e ospedale, recapitando referti e esiti di analisi. Si è prestato all’inverosimile nell’aiutare; in parallelo però era anche dinamico per molte iniziative di raggio allargato, innanzi tutto nella sua frazione di residenza a Brancilione, che è nel territorio di Corna come Comune ma di Locatello come parrocchia. Si prestava naturalmente sui due fronti, ma Brancilione significa una festa di Valle per S. Antonio Abate, nel cuore dell’inverno. E lui c’era sempre.
Altro momento significativo per delineare la sua multiforme dimensione fu l’organizzatore leader di uno storico – nel suo piccolo – evento, come la pedalata da Rota Imagna, paese d’origine dell’architetto Giacomo Quarenghi, fino a San Pietroburgo, città che ha l’impronta del genio valdimagnino. Fu nel 1994, in occasione dei 250 anni dalla nascita dell’architetto, nato a Capiatone il 21 settembre 1744. Si trattò di una cavalcata memorabile, che interessò molta gente, sia alla partenza che al ritorno, sempre tra due ali di folla per i 9 coraggiosi che si sobbarcarono a 15 giorni in sella, dal 9 al 23 agosto, quando giunsero sulle rive del fiume Neva, con una “troupe” al seguito. Qui si trattennero per 3 giorni, facendo poi ritorno in pullman con traguardo finale a Capiatone per un “bentornati” di popolo.

Su questa indimenticabile avventura fu poi realizzato, con la sua firma, un opuscolo per far memoria dell’impresa e come animatore primario ci fu alla testa anche qui
proprio Domenico, che in una serata festosa in Comune a Selino Basso rievocò con accenti toccanti molti aspetti collaterali, anche divertenti. In quell’occasione, con la
gratitudine si mise nella dovuta evidenza la vita da ciclista di Domenico che nella sua lunga carriera sui pedali ebbe solo un piccolo incidente. “Più volte avevo pensato
prima della partenza per la Russia, alle difficoltà che avremmo incontrato con un gruppo così eterogeneo: la maggior parte dei partecipanti non aveva mai fatto esperienza di lontananza da casa – confessò –; ma di giorno in giorno prendemmo consapevolezza e venne fuori il nostro carattere determinato e volitivo, decisi a portare a compimento ciò che avevamo voluto e in cui avevamo creduto”. E 25 anni dopo ci fu una rimpatriata dei partecipanti al santuario della Cornabusa, che è il punto d’incontro obbligato per la Valle. Qui, Domenico aveva voluto ritornare per i suoi 70 anni, in una giornata che aveva posto sotto il segno del ringraziamento con molti destinatari, per innalzarsi alle vette della fede, che era nelle sue corde, manifestata anche nel volontariato, dalle parrocchie alle comunità.
È la scuola, la mai interrotta lezione che Domenico è stato per tutti, dalla casa alla Valle nell’odissea di sofferenza sopportata con esemplare dignità, in serenità e con il dono costante di un sorriso nonostante tutto. Lo stile è l’uomo!
Alla moglie Gloria, moglie Gloria, ai figli Alessia, Valentina e Francesco e ai familiari tutti va l’espressione di un’estesa vicinanza e una sentita condivisione.



