Caso Roggero, il centrodestra bergamasco scende in campo per la grazia: “La condanna? Un ergastolo”
I parlamentari orobici annunciano il sostegno alla raccolta firme per chiedere la grazia al gioielliere piemontese. L’avvocato e consigliere comunale bergamasco Andrea Pezzotta invita invece alla prudenza
La sentenza definitiva della Cassazione che ha condannato a 14 anni e 9 mesi Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour che nel 2021 uccise due rapinatori in fuga dopo un assalto al proprio negozio, continua a dividere l’opinione pubblica: da una parte chi considera troppo severa la condanna inflitta a un commerciante già finito più volte nel mirino dei rapinatori, dall’altra chi ritiene, invece, che la reazione non possa essere giustificata una volta cessato il pericolo.
Sul fronte politico, i parlamentari bergamaschi del centrodestra hanno annunciato il sostegno alla raccolta firme promossa a livello nazionale per chiedere l’avvio dell’iter che potrebbe portare alla concessione della grazia a Roggero da parte del Presidente della Repubblica.
Tra coloro che hanno annunciato l’intenzione di aderire all’iniziativa c’è il deputato e coordinatore regionale di Forza Italia, Alessandro Sorte.
“Firmerò, sebbene sia stato un passaggio su cui ho riflettuto a lungo, poiché oggettivamente non si è configurata una fattispecie di legittima difesa. Tuttavia, di fronte al quinto tentativo di furto, è difficile non comprendere la situazione”.
Sorte, poi, aggiunge: “Ritengo sia assurdo che debba sussistere un risarcimento danni; si tratta di un aspetto su cui, come legislatori, intendiamo intervenire, poiché chi commette un reato non dovrebbe essere risarcito”.
Sul tema della grazia ammette di aver avuto qualche esitazione: “Sono stato combattuto in merito alla concessione della grazia, ma ritengo sia corretto sollevare la questione della scarcerazione, pur consapevole che, tecnicamente, non si tratti di legittima difesa”.
Anche il deputato bergamasco di Fratelli d’Italia Andrea Tremaglia ha annunciato il proprio sostegno alla raccolta firme, sottolineando la necessità di una riflessione sul caso.
“Riteniamo che, nel caso in questione, la condanna inflitta a Roggero si configuri, di fatto, come un ergastolo. Credo inoltre che non si possa giustificare un omicidio, ma esiste l’istituto della legittima difesa e ci troviamo di fronte a una situazione che definirei borderline”.
Tremaglia richiama poi il tema delle modifiche normative sulla sicurezza e sulla tutela delle vittime. “Come legislatori, abbiamo già promosso diversi interventi in tema di legittima difesa e risarcimento, mirati a correggere paradossi normativi”.
“Il nostro intento – dice – non è sostituirci ai tribunali, ma far presente che la volontà del legislatore va in una direzione ben precisa e che il caso di Roggero, per le sue specificità, richiede una riflessione attenta da parte delle istituzioni”.
Sulla stessa linea la senatrice bergamasca della Lega Daisy Pirovano, che sostiene l’iniziativa parlamentare e richiama il tema della tutela delle vittime.
“La Lega si è appellata al Presidente della Repubblica per concedere la grazia a Mario Roggero, a seguito di una condanna definitiva a oltre 14 anni di carcere per aver difeso la propria famiglia nel corso di una rapina”.
Pirovano precisa la posizione sul pronunciamento dei giudici. “Non critichiamo le sentenze, ma fa riflettere che nel nostro Paese un lavoratore onesto a più di 70 anni si ritrovi in carcere, nonostante sia stato lui la vittima di un crimine”.
La senatrice richiama poi la legge sulla legittima difesa approvata nel 2019. “È proprio per questo che abbiamo voluto la legge sulla legittima difesa: per stare dalla parte delle vittime, rafforzando la tutela di chi si difende, intervenendo sull’eccesso colposo e introducendo il grave turbamento”.
La senatrice del Carroccio collega la vicenda anche al tema dei risarcimenti civili. “È allora che è iniziata anche la nostra battaglia per escludere in sede civile i risarcimenti da parte della vittima verso il criminale, su cui stiamo intervenendo anche ora con un nuovo decreto sicurezza per escludere qualsiasi tipo di indennizzo. Siamo sempre dalla parte delle vittime – aggiunge – : per questo motivo ora siamo vicini a Mario Roggero e abbiamo promosso una raccolta firme in Parlamento”.
Di tutt’altro avviso il deputato bergamasco di Alleanza Verdi e Sinistra, Devis Dori, che critica l’iniziativa promossa dal centrodestra.
“Questa vicenda conferma la volontà della destra di fare a pezzi la nostra Costituzione: dopo aver provato a mettere le mani sulla magistratura con la riforma della separazione delle carriere, sonoramente bocciata dagli italiani, ora vuole ingerirsi nelle prerogative del Presidente della Repubblica”.
E ancora: “Non sapendo più come rincorrere Vannacci, che ha già dichiarato di voler condannare vari detenuti, ora è la volta di Salvini, che vuole candidare Roggero: ora è almeno chiaro perché la Lega non voleva le preferenze nella nuova legge elettorale, per poter candidare Roggero”.
Il deputato di Avs critica infine quella che definisce una contraddizione nelle politiche della destra sulla sicurezza. “È una destra che vuole il carcere per i giovani attivisti che protestano per i cambiamenti climatici, come avvenne con il decreto sicurezza, mentre vuole in Parlamento chi viene condannato per omicidio”.
Dori, poi, conclude: “Qui l’unica legittima difesa è quella che i cittadini italiano attuare nei confronti di questa destra, mandandoli a casa alle prossime elezioni”.
A intervenire sulla questione è anche l’avvocato Andrea Pezzotta, già candidato sindaco di Bergamo e oggi consigliere comunale di minoranza, che invita alla prudenza e a distinguere il piano politico da quello giudiziario.
“È un caso al limite. Il gioielliere ha inseguito i ladri e ha sparato mentre stavano scappando: se ci fosse stata contestualità con l’aggressione, la situazione sarebbe stata diversa”.
Secondo Pezzotta il nodo centrale resta, quindi, l’attualità del pericolo. “I malviventi si stavano allontanando ed è lui che li ha inseguiti. Non c’è legittima difesa: l’attualità del pericolo è il presupposto fondamentale, e qui viene meno. È un cardine – dichiara – nonostante la legge sia stata ampliata negli anni. Non si può sparare a qualcuno che si sta allontanando da casa propria”.
L’avvocato richiama anche il precedente dell’imprenditore di Arzago d’Adda Monella, che assistette come legale. “È stato un mio assistito: anch’egli venne condannato perché non c’era più attualità del pericolo. È un discrimine netto”.
Sul caso Roggero, però, Pezzotta invita alla cautela. “Da quello che leggo sui giornali, in questo caso gli estremi non ci sono. Se è vero che quest’uomo ha steso due persone, trovo un po’ eccessiva la mobilitazione che si è creata attorno al caso”.
“Bisognerebbe conoscere gli atti prima di esprimersi con certezza. Detto questo, non me la sento di criticare la sentenza: non vedo forzature”.
Infine l’avvocato esprime perplessità sulla mobilitazione politica. “Quando entra in gioco la politica, spesso diventa un problema per i diretti interessati. Penso al caso Minetti, che ha ottenuto la grazia: finché non è arrivata, nessuno ne aveva parlato. L’iniziativa politica, quando parte troppo presto, raramente porta vantaggi a chi è coinvolto”, spiega Pezzotta.
E sul richiamo del Quirinale aggiunge: “È stato uno stop, un invito a fermarsi e procedere con calma. Non c’è ancora la motivazione della sentenza della Cassazione, e prima di sposare una causa bisogna conoscerne i dettagli”.
“Ognuno – conclude – fa quel che crede, ma io preferisco conoscere nel dettaglio il contenuto degli atti prima di prendere posizione. Non appartiene alla mia cultura”.


