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I presunti membri del commando non rispondono al gip: “Spregiudicati e violenti”. Poche ore prima del blitz dei carabinieri, un colpo da 115 mila euro a Lignano Sabbiadoro

Poche ore prima di Alzano Lombardo c’era stata Roncadelle. Due abitazioni. Due finestre lasciate aperte. Due incursioni nel cuore della notte. Ora quegli uomini vestiti di nero, con il volto travisato, hanno un nome. Alfret Jakimi, 29 anni. Elvi Bici, 36. Kreshnik e Valter Miftari, 28 e 26 anni. Tutti e quattro di origini albanesi, residenti tra la provincia di Caserta e il Bresciano. All’appello manca il quinto membro del commando. Quello riuscito a scappare al blitz dei carabinieri.

Nell’ordinanza di custodia cautelare, il gip Laura Garufi parla di “elevato grado di pericolosità”. Ritiene il gruppo “inserito in un contesto criminoso ben organizzato”. Pronto a compiere furti e rapine, anche violente, “ai danni di inermi cittadini”. Considera concreto il pericolo di fuga. E anche quello di reiterazione del reato. L’unica misura possibile, scrive la giudice, è il carcere.

A Roncadelle, nel Bresciano, i rapinatori si sarebbero introdotti nell’abitazione di un privato passando dalla finestra del bagno. Un ingresso silenzioso. Studiato. Il proprietario si sarebbe avvicinato richiamato dai rumori della zanzariera. Davanti a sé avrebbe trovato uno degli uomini. Volto travisato. Vestiti scuri. Poi l’aggressione. Le botte. E infine la fuga. A bordo di un Suv: un’Alfa Romeo Stelvio Quadrifoglio nero come la notte, destinato a diventare uno degli elementi centrali dell’indagine.

Il colpo non deve aver fruttato granché. Vien da pensare così, visto quando accaduto poche ore dopo Ad Alzano Lombardo, nell’agriturismo “Cà Fenile” della famiglia Rizzi. Era la notte del 6 luglio. Anche questa volta, i ladri sfruttano una finestra aperta. Dentro c’è Massimo Rizzi. Dorme sul divano. Viene percosso. Davanti a lui tre uomini. Volto coperto. Vestiti di nero. Calci. Pugni. Due costole fratturate. Ecchimosi al volto e al torace.

Anche moglie e figlia vengono coinvolte. Immobilizzate. Minacciate. I rapinatori, dicono, erano armati. Coltelli. Spranghe. Una pistola. Avrebbero parlato di tagliare un orecchio a Rizzi. Di fare del male alla moglie e alla figlia. Avrebbero afferrato il braccio della donna, simulando il gesto di amputarle una mano.

Uno controlla che i proprietari di casa non facciano scherzi. Uno perquisisce i locali. Uno cerca denaro. Un altro ancora dirige le operazioni, dentro e fuori. La richiesta è sempre la stessa. La cassaforte. Il denaro. Tutto quello che c’è in casa. Alla fine il bottino è ingente: 70 mila euro in contanti. I risparmi accumulati negli anni dalla famiglia. Poi due Rolex. Un orologio Longines. Oro. Collane. Anelli. Bracciali. Orecchini.

Prima di scappare, il gruppo avrebbe chiuso la famiglia Rizzi dentro il bagno. Un modo per guadagnare tempo. Per ritardare la chiamata alle forze dell’ordine. Solo l’intervento di un ospite della struttura, svegliato dalle urla, permette alla famiglia di liberarsi e chiedere aiuto. Quando arriva l’allarme, però, i rapinatori sono già lontani. In fuga, a bordo del Suv nero.

Il filo dell’indagine passa proprio dall’Alfa Romeo Stelvio Quadrifoglio. L’auto è la stessa. Cambiano le targhe. Sostituite di continuo: alcune rubate, altre clonate. Il Suv viene individuato attraverso i sistemi di videosorveglianza e i lettori di targa. Gli investigatori ricostruiscono i suoi spostamenti. Percorsi compatibili con i movimenti dei rapinatori prima e dopo il colpo di Alzano.

Tra gli episodi finiti sotto la lente degli inquirenti ci sono anche un furto e una rapina a Ranica. Un’altra in villa a Lignano Sabbiadoro (Udine), avvenuta nella notte precedente al blitz dei carabinieri. Modalità simili a quelle di Alzano. E un bottino ancora più ricco: 115 mila euro in contanti e tre orologi di pregio.

La mattina del 15 luglio cambia tutto. I Carabinieri del Nucleo Investigativo, coordinati dal pm Antonio Mele, fanno irruzione nel covo della banda, a Orzinuovi. La situazione precipita. I componenti del gruppo tentano di sottrarsi al controllo. Qualcuno prova a scappare dal garage. Qualcun altro dal balcone.

Dentro l’appartamento viene appiccato un incendio. Sui fornelli vengono trovate banconote bruciate. Biglietti da 50 e 100 euro. Secondo gli investigatori, un modo per distruggere le prove delle razzie.

Nell’abitazione vengono trovati orologi. Borse di lusso. Ma anche altro. Strumenti da scasso. Materiale per il travisamento. Guanti. Scaldacollo. Cappellini. Ricetrasmittenti. Forse le stesse utilizzate durante il colpo di Alzano, descritte dalle vittime.

Nel garage c’è la Stelvio Quadrifoglio. Nel tentativo di fuga, il conducente prova più volte a sfondare la serranda del box con il Suv. Danneggia anche il mezzo di servizio dei carabinieri usato per bloccare l’uscita. Troppo tardi.

Davanti agli inquirenti, i quattro indagati scelgono il silenzio. Tutti tranne Jakimi, difeso dall’avvocato Angelo Raucci. Lui rende dichiarazioni spontanee. Sostiene di essere arrivato in Lombardia soltanto l’11 luglio, dopo i fatti contestati. A sostegno della propria versione produce una prescrizione oculistica, ma la gip non gli dà peso. Per i quattro si aprono le porte del carcere. Un quinto, sperano i carabinieri, potrebbe presto raggiungerli.