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Bergamo e i minori non accompagnati: come la fotografia diventa occasione di conoscenza reciproca

Dal 18 al 26 luglio al Fantoni Hub si può visitare l’esposizione fotografica “Bergamo Altra – Sguardi fuori cornice”

“Quando si parla dei minori stranieri non accompagnati, il racconto parte quasi sempre da problemi o fatti di cronaca ed è una narrazione inevitabilmente parziale perché rischia di appiattire questi ragazzi riducendoli a una categoria anziché riconoscerli come persone. Partendo da questa premessa, abbiamo cominciato chiedendoci cosa vede ognuno di loro quando osserva la nostra città e, per alcuni mesi, li abbiamo accompagnati per le vie di Bergamo con una macchina fotografica al collo per immortalare ciò che colpiva la loro attenzione e dalla selezione di questi scatti è nata la mostra. L’esposizione diventa occasione di conoscenza reciproca, perché se per alcuni mesi sono stati loro a guardare Bergamo, oggi siamo noi a essere invitati a osservarli, non secondo etichette e stereotipi ma attraverso il loro sguardo, che racconta il modo in cui la città viene vista, vissuta e abitata da chi sta costruendo qui il proprio presente e il proprio futuro”. Così Alexandra Gazzola, vicepresidente dell’Arca di Leonardo, illustra la mostra fotografica “Bergamo Altra – Sguardi fuori cornice”, che si può visitare al Fantoni Hub dal 18 al 26 luglio.

L’esposizione, promossa dall’associazione L’Arca di Leonardo nell’ambito del progetto “Senza Frontiere”, propone 45 foto realizzate da undici giovani provenienti da diversi Paesi e accolti nelle strutture del Progetto SAI – MSNA (Sistema Accoglienza e Integrazione per Minori Stranieri Non Accompagnati, ndr) del Comune di Bergamo. I protagonisti sono Mohamed, Ibrahim, Moataz, Jean, Ayman, Sissoko, Daikite, Malang, Eslam, Ahmed e Diomande, che tra marzo e giugno 2026 hanno partecipato a un laboratorio fotografico ideato da L’Arca di Leonardo e condotto dal fotografo Mario Rota.

L’iniziativa non nasce con l’obiettivo di formare fotografi, ma si prefigge di offrire ai ragazzi un linguaggio universale attraverso cui esprimersi e costruire un rapporto consapevole con il territorio che li accoglie. Le immagini esposte raccontano una Bergamo quotidiana, attraversata con curiosità, sorpresa e talvolta diffidenza, restituendo al visitatore un punto di vista inedito sui luoghi che ogni giorno abita.

La mostra, realizzata con il contributo della Fondazione Monte di Lombardia e curata da Claudia Benicchio, accompagna il visitatore in un percorso articolato in tre sezioni. Come spiega la curatrice, “la prima, intitolata ‘Bergamo Altra’ invita a osservare la città attraverso gli occhi dei giovani autori, mentre la seconda, ‘Vedo, scatto, sono’, esplora la fotografia come linguaggio personale e interpretazione della realtà, e la terza, ‘About us’, conduce in una dimensione più intima, dove ogni immagine diventa racconto di sé, autoritratto e testimonianza di un’identità in costruzione. La visita si trasforma, così, in un’esperienza che intreccia fotografia, relazione e appartenenza, guidando il pubblico alla scoperta dei luoghi e delle persone che li abitano”.

Ad arricchire il percorso espositivo è la presenza di Signal, l’iconica fotografia del fotografo statunitense John Stanmeyer, vincitrice del World Press Photo 2014. Lo scatto ritrae un gruppo di migranti sulla costa di Gibuti mentre solleva i telefoni cellulari alla ricerca di un segnale proveniente dalla vicina Somalia. Questa immagine è diventata simbolo universale del rapporto tra migrazione, comunicazione e speranza: dialoga idealmente con il percorso della mostra ricordando come ogni viaggio inizi molto prima della partenza, attraverso immagini, racconti e connessioni capaci di alimentare l’immaginario di chi sogna un futuro diverso.

Patrocinata dal Comune di Bergamo, dalla Provincia di Bergamo e in collaborazione con il Progetto SAI MSNA del Comune di Bergamo, il Consorzio Sol.Co Città Aperta e l’Istituto Palazzolo, Bergamo Altra – Sguardi fuori cornice dà vita a una riflessione sul potere della fotografia come linguaggio universale e sulla capacità dello sguardo di superare stereotipi e generare appartenenza: è un invito a guardare la città attraverso gli occhi di chi sta imparando ad abitarla.

Alexandra Gazzola specifica: “Quando si parla di minori stranieri non accompagnati il racconto parte quasi sempre dai problemi o da fatti di cronaca ed è una narrazione inevitabilmente parziale, perché rischia di appiattire questi ragazzi riducendoli a una categoria anziché riconoscerli come persone. Abbiamo voluto partire da un punto di vista diverso: che cosa vede ognuno di questi ragazzi quando osserva la nostra città. Ogni migrazione inizia nell’immaginario, da un Occidente idealizzato sui social, con i racconti, le fotografie e i messaggi che attraversano i confini molto prima delle persone e anche loro sono partiti seguendo l’immagine che è stata costruita, da quello che avevano visto ed era stato loro raccontato. Poi è arrivata la realtà, ossia la realtà di una città sconosciuta, di una lingua da imparare e di una fiducia da costruire, della lontananza e della mancanza dei genitori e dei fratelli, di nuove regole da comprendere e rispettare. È una realtà che può confermare alcune aspettative, metterne in discussione altre e soprattutto trasformare profondamente lo sguardo di chi vive la città. Bergamo Altra nasce proprio nello spazio tra l’immagine immaginata e l’esperienza vissuta. Per alcuni mesi abbiamo accompagnato questi ragazzi per le vie di Bergamo con una macchina fotografica al collo: hanno osservato piazze, strade, persone, luoghi della quotidianità e attraverso la fotografia ci hanno raccontato il modo in cui stanno imparando ad abitare questa città. Abbiamo pensato alla fotografia perché è un linguaggio universale: non ha bisogno di traduzioni e permette di trasmettere emozioni, curiosità, appartenenza e soprattutto obbliga a fare una scelta, perché ogni scatto nasce dalla decisione di soffermarsi davanti a qualcosa che ha un significato per la persona. In questa prospettiva, il nostro progetto compie un ulteriore passo avanti, perché se per alcuni mesi sono stati loro a guardare Bergamo, oggi è quest’ultima ad essere invitata a osservarli, non secondo etichette e stereotipi ma attraverso il loro sguardo, che racconta il modo in cui la città viene vista, vissuta e abitata da chi sta costruendo qui il proprio presente e il proprio futuro. Le fotografie non si limitano a documentare la realtà ma la trasmettono interrogando e arricchendo luoghi, culture e persone. In tal senso, la mostra vuole creare un’occasione di conoscenza reciproca perché ogni comunità cresce se trova il coraggio di guardarsi anche con gli occhi degli altri e di chi viene da lontano. Dietro ogni immagine esposta c’è il punto di vista di un ragazzo che è parte della nostra comunità: dobbiamo ricordarci che una città non è composta solo dai luoghi ma anche dagli sguardi che la attraversano e più quegli sguardi sono diversi più la nostra capacità di comprendere il mondo e chi ci troviamo di fronte si arricchisce”.

 

 

“Una città – evidenzia Gazzola – diventa davvero casa quando smette di essere soltanto un luogo in cui vivere e diviene un luogo in cui riconoscersi. Il progetto ‘Senza Frontiere’ crea esperienze che favoriscono la conoscenza reciproca tra questi ragazzi e il territorio attraverso lo sport, la cultura, l’arte e la scoperta. Più una comunità e chi vi arriva imparano a conoscersi, più cresce la possibilità di costruire un futuro condiviso”.

Marcella Messina, assessora alle Politiche sociali del Comune di Bergamo, sottolinea: “Questo progetto offre una grandissima opportunità per costruire una cultura e una narrazione diversa rispetto a quelle che oggi prevalgono sul mainstream. L’amministrazione comunale è supportata da una rete che tutti i giorni aiuta a costruire la progettualità degli interventi legati all’accoglienza dei minori e riteniamo che vada implementata per realizzare questi percorsi, che non sono sempre facili o scontati ma danno la possibilità ai giovani e più in generale alle persone di realizzare i propri progetti di vita. L’utilizzo della fotografia come linguaggio universale per esprimersi è particolarmente efficace considerando che viviamo nell’epoca dell’immagine: grazie alle foto possiamo comporre una narrazione nuova che arricchisce la città e può interrogare chi la abita accrescendo la consapevolezza che con il contributo di tutti si possono configurare opportunità che prima non c’erano”.

La garante per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del Comune di Bergamo, Milly Denti, annota: “Siamo abituati a pensare ai minori stranieri non accompagnati come se fossero ragazzi che parlano delle traversate che hanno compiuto – e per arrivare nel nostro Paese hanno superato percorsi di grande sofferenza -, ma la mostra allarga lo sguardo lasciando passare il desiderio di far parte della comunità in cui vengono accolti. Bergamo è molto accogliente, come dimostrano sia le disponibilità di tutele volontarie sia l’impegno quotidiano di tante realtà del territorio e, come sostengo sempre, ritengo che accanto a tutto ciò vada dato ulteriore spazio alle diverse forme di affido che i ragazzi e le famiglie possono sperimentare. Con questa mostra, l’espressione dei minori diventa fondamentale per comprendere come leggono la nostra città: da queste foto si notano le cose che apprezzano e quelle che possono essere migliorate, perché ovviamente non tutto è perfetto. L’elemento fondamentale è avere a cuore il nostro futuro, perché questi ragazzi contano di poter svolgere la propria vita qui, in Italia o in Europa, ed è necessario per noi collaborare affinché possa essere possibile”.

 

Bergamo e i minori non accompagnati: come la fotografia diventa occasione di conoscenza reciproca

 

Omar Piazza, presidente del Consorzio Sol.Co Città Aperta, invita a riflettere su un tratto distintivo della mostra: “Di solito si è abituati a considerare i minori come dei soggetti da osservare, a volte con un po’ di pregiudizio, mentre questo progetto ribalta lo sguardo. Attraverso la macchina fotografica sono loro a osservarci e a raccontare la città. Compiere viaggi difficili come quelli che hanno fatto vuol dire crescere prima e uno dei diritti che dobbiamo restituire a ognuno di loro è quello di vivere il proprio percorso di crescita con le fasi che caratterizzano la vita di ogni giovane e più in generale di tutti gli individui”.

Infine, fra Marcello Dominizi, responsabile della struttura educativa dell’Istituto Palazzolo, conclude: “L’Istituto Palazzolo è una delle realtà del territorio impegnate nell’ambito dell’accoglienza. Si occupa dei minori e della loro tutela dal 1869, più recentemente abbiamo deciso di aprirci anche al tema dei migranti e con grandissima sorpresa ci siamo arricchiti con gli sguardi dei ragazzi che arrivano da mondi molto diversi dai nostri. Citando un esempio, mi ha colpito il sorriso di Ahmed, un ragazzino che ha lasciato l’Egitto all’età di 13 anni: la possibilità di sorridere non è scontata e la sua espressione felice indica che sta bene. Per quanto riguarda la mostra, possiamo dire che la fotografia sia un’estensione dello sguardo, un modo di guardare sia i luoghi sia le persone e oggi siamo chiamati a guardare questi ragazzi con uno sguardo diverso. È vero che il nostro Paese ha bisogno di manodopera, ma se ci limitiamo a questa necessità assumiamo uno sguardo strumentale e non è il giusto modo di guardare perché bisogna considerare la ricchezza che c’è dentro ogni persona ed essere consapevoli del fatto che ogni individuo può arricchirci in quanto tale”.

 

Al Fantoni Hub la mostra

 

Fantoni Hub è lo spazio gestito dalla Scuola d’Arte “Fantoni”, grazie alla disponibilità della Provincia di Bergamo, in via Camozzi – Passaggio Sora, 4 a Bergamo.

La mostra sarà aperta dalle 18 alle 22 nei giorni feriali; dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 22 sabato e domenica, con la possibilità di incontrare i volontari dell’associazione e i ragazzi che hanno preso parte al progetto.
A ogni immagine è abbinato un pensiero del ragazzo che l’ha scattata.
L’ingresso è libero ed è disponibile il catalogo dell’esposizione.