Un viaggio transatlantico tra giornalismo e storie: Oliviero Bergamini ai microfoni di UniBg OnAir
Nascono le “Techine” della web radio dell’Università di Bergamo: materiali d’archivio tutti da riascoltare
Dall’archivio di UniBg OnAir, il primo appuntamento con il nuovo spazio estivo delle “Techine” (un po’ come quelle della Rai, l’idea è quella, con quel pizzico di autoironia che ci accompagna), ripropone un appuntamento speciale di A Place to Meet, lo spazio di incontri con i protagonisti della vita culturale di Bergamo e del suo territorio. In questa puntata viviamo nuovamente l’incontro del 2023 con un grande nome del giornalismo italiano, oltre che vecchia conoscenza dell’Università di Bergamo: Oliviero Bergamini. giornalista Rai dal 1996, già caporedattore agli esteri del TG3 a Milano, corrispondente da New York e attuale responsabile esteri TG1 e vicedirettore di Rai News, Bergamini si era raccontato a cuore aperto, ripercorrendo una carriera straordinaria costruita tra curiosità, incontri ravvicinati con la storia e un pizzico di fatalità. Un incontro per noi memorabile, ideale per inaugurare le Techine di UniBg OnAir.
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L’AMERICA PER CASO – Come nasce la passione per gli Stati Uniti e per la storia contemporanea? Sorprendentemente, da un annuncio letto al volo tra le mura del Liceo Lussana di Bergamo. Quella borsa di studio con il concorso Intercultura ha spalancato a un Bergamini diciassettenne le porte del New Jersey, trasformando un anno di studio all’estero in un amore lungo una vita, culminato in una laurea, un dottorato in Storia degli Stati Uniti e, infine, nella grande opportunità in Rai. “Bisogna andare all’estero il più possibile quando si è ragazzi. Ti sblocca un altro livello, come nei videogiochi: impari la lingua, apri la mente e inizi a concepire il campo di gioco della tua vita in modo molto più ampio.”
DALLA CRONACA LOCALE – Prima di diventare una delle firme di punta degli esteri, Bergamini ha vissuto il giornalismo “da marciapiede”, fatto di cronaca nera, processi e “tonnare” cittadine. Poi, il salto come inviato nei teatri più caldi e suggestivi del pianeta: dalle elezioni USA del 2008 nell’America della crisi economica, seguendo i comizi e i retroscena della sfida tra Obama e McCain, all’esperienza distopica nordcoreana; fino alla solitudine dell’Antartide con un racconto affascinante della vita nelle basi italiane Zucchelli e Concordia. E la paura? C’è stata – tra arresti in Libano, posti di blocco serbi in Kosovo e un’autobomba ravvicinata in Afghanistan – ma mai abbastanza da far vacillare la vocazione per questo mestiere, vissuto come una fase dinamica e totalizzante della vita prima di passare ai ruoli di direzione.
LIBRI E STILE ANGLOSASSONE – Non solo geopolitica, ma anche tanta letteratura. Nell’intervista emerge il Bergamini lettore accanito ed estimatore di giganti americani come David Foster Wallace (di cui loda l’ironia e la profonda umanità, citando il celebre discorso Questa è l’acqua) e Robert Caro, monumentale biografo di Lyndon B. Johnson capace di trasformare la saggistica storica in un vero e proprio thriller politico. Da loro deriva anche la sua preferenza per uno stile di scrittura giornalistica e storica dal taglio anglosassone: scorrevole, ritmato, ironico e accessibile.
Infine, un passaggio nostalgico ma pungente sul suo passato da docente proprio all’Università di Bergamo, dove ha insegnato per oltre vent’anni. Ricordando con affetto l’esperienza accademica e le persone che l’avevano caratterizzata, Bergamini ha ribadito il ruolo fondamentale della formazione universitaria, ben superiore a quanto preveda l’approccio contabile dei crediti formativi, imperniato sul dinamismo culturale che fornisce strumenti analitici e alimenta un vero dibattito, oltre i confini dei programmi d’esame.
In onda mercoledì15 luglio e, in replica, venerdì 17 luglio alle 18.00.


