Neve sciolta in anticipo, alghe nel Serio e lago d’Iseo sotto lo zero: la Bergamasca verso un’altra estate di siccità
Legambiente lancia l’allarme, Cia: “I raccolti nella Bassa tengono grazie ai pozzi”. E Uniacque chiede ai sindaci di valutare ordinanze per limitare i consumi
La neve si è esaurita con un mese e mezzo di anticipo, i laghi sono ben sotto i livelli stagionali e i principali fiumi bergamaschi iniziano a mostrare segni di sofferenza. A causa delle alte temperature che si sono registrate tra giugno e luglio, il territorio rischia di dover affrontare un’altra estate di siccità.
Per Legambiente non si tratta più di un’emergenza occasionale, ma di un effetto strutturale del cambiamento climatico che impone di ripensare la gestione dell’acqua e il modello agricolo della regione. “Nelle valli conviviamo già con un deficit idrico importante e questo produce conseguenze a cascata – spiega Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia -. Le precipitazioni non sono state sufficienti a compensare la carenza accumulata e anche gli invasi idroelettrici presentano livelli inferiori alla norma”.
Il quadro emerge anche nell’ultimo bollettino di Arpa Lombardia. L’Adda è il fiume più in difficoltà tra quelli che attraversano la Bergamasca, ma anche Brembo e Serio non sono riusciti a recuperare nonostante le piogge che sono cadute sulle Orobie tra maggio e giugno. Al 5 luglio 2026 la riserva idrica del bacino dell’Adda era diminuita del 12,3% rispetto alla settimana precedente e del 43,4% rispetto alla media degli ultimi vent’anni.
Per il Brembo il dato risultava in lieve crescita rispetto alla settimana precedente (+4,6%), ma ancora inferiore del 36,4% rispetto alla media del periodo 2006-2025. Il Serio, invece, era sostanzialmente stabile (-1,4% rispetto alla settimana precedente), ma con una disponibilità d’acqua inferiore del 28,7% rispetto ai valori storici. “Se nei prossimi giorni non arriveranno piogge significative, la situazione potrebbe diventare critica soprattutto per le colture irrigue, in particolare per i campi di mais della pianura”, avverte Di Simine.
Le difficoltà sono evidenti anche nei grandi laghi prealpini. Lago d’Iseo e lago di Como si attestano intorno al 40% della disponibilità idrica stagionale, segnale che la riserva d’acqua si sta rapidamente esaurendo. Il Sebino, inoltre, è tornato sotto lo zero idrometrico dopo aver perso oltre un metro di livello in appena un mese, una discesa favorita dall’assenza di precipitazioni e dall’esaurimento dell’apporto della neve nel fiume Oglio.
Lo scorso 8 luglio l’assessore regionale con delega alla Risorsa Idrica, Massimo Sertori, ha ricordato che, pur in un quadro in peggioramento, il deficit resta inferiore a quello registrato nello stesso periodo del 2022. “Allora superava il 60% – ha dichiarato -. Il peggioramento era atteso: la situazione è seria e merita la massima attenzione”.
Per Di Simine il nodo è ormai strutturale: “La Lombardia è probabilmente la regione europea con la maggiore dipendenza dall’agricoltura irrigua. Per decenni abbiamo progettato un sistema agricolo dando per scontata la disponibilità di acqua durante l’estate. Oggi quella disponibilità non è più garantita”.
Annunciando un tavolo regionale per giovedì 16 luglio, l’assessore Sertori ha spiegato che nelle zone di pianura “si potrà sostenere l’irrigazione almeno fino alla metà del mese e consentire il primo raccolto”. Dopodiché, invece, “il livello dei laghi proseguirà nella discesa verso i livelli minimi di regolazione: nella seconda decade di luglio saranno necessarie diminuzioni dei prelievi di acqua per l’agricoltura”.
Nel frattempo Regione Lombardia ha chiesto ai gestori degli impianti idroelettrici di aumentare i rilasci dai bacini alpini per sostenere la portata dei fiumi e, attraverso l’Oglio, alimentare il lago d’Iseo. Dal 2 luglio Enel Green Power ha già rilasciato 600mila metri cubi di acqua al giorno.
Una misura che Legambiente considera utile nell’immediato, ma ma insufficiente per affrontare un problema destinato a ripresentarsi. “Non possiamo affrontare ogni estate svuotando gli invasi idroelettrici – riflette Di Simine -. Sono una riserva strategica anche dal punto di vista energetico, soprattutto in un periodo in cui aumentano i consumi per il raffrescamento”.
Sul fronte delle produzioni agricole, il quadro orobico appare per ora meno preoccupante. Pier Silvano Borella, vicepresidente di Cia Centro Lombardia e titolare di un allevamento zootecnico a Barbata, spiega che nella Bassa Bergamasca non si registrano, almeno per ora, particolari criticità. “Dove sono stati realizzati i pozzi, che entrano in funzione quando cala la portata dei corsi d’acqua, tendenzialmente ci sono pochi problemi”, spiega.
Anche le colture stanno attraversando questa fase senza danni significativi. La raccolta del mais destinato all’insilato è già iniziata, mentre quello da granella richiederà ancora alcune irrigazioni prima della raccolta, prevista tra la fine di agosto e l’inizio di settembre. “Molto dipenderà dall’evoluzione del meteo – sottolinea Borella -. Se l’ondata di caldo dovesse proseguire a lungo la situazione potrebbe complicarsi, ma oggi le falde hanno ancora disponibilità d’acqua”.
Per l’allevatore il tema centrale è soprattutto l’efficienza dell’irrigazione: “Si parla molto di risparmio idrico, ma bisogna distinguere tra i diversi sistemi. L’irrigazione a pivot o a pioggia distribuisce circa 30 millimetri d’acqua alla settimana, ma con temperature elevate oltre la metà evapora. L’irrigazione a scorrimento utilizza invece circa 60 millimetri, ma una parte consistente dell’acqua infiltra nel terreno e contribuisce a ricaricare le falde”.
Legambiente guarda con ancora maggiore preoccupazione le possibili deroghe ai deflussi ecologici, cioè alle portate minime che devono rimanere nei corsi d’acqua per garantirne l’equilibrio ambientale: “Per dare più acqua all’agricoltura si rischia di togliere acqua ai fiumi. Il Serio, nella tratta intermedia, è già praticamente in secca. Se continuiamo a sottrarre acqua ai corsi d’acqua li condanniamo”.
Le conseguenze sono già visibili. A Romano di Lombardia il Serio presenta vaste fioriture algali favorite dalla scarsità d’acqua, dalle alte temperature e dall’eccesso di nutrienti provenienti anche dai liquami zootecnici. “È una vera tragedia ecologica – sentenzia Di Simine -. Si sviluppano fenomeni di eutrofizzazione che possono portare all’anossia, cioè alla mancanza di ossigeno nell’acqua, con un progressivo degrado dell’ecosistema fluviale”.
Per Legambiente il problema non riguarda solo le province lombarde, ma l’intero bacino del Po. “Bisogna ragionare come un unico sistema – sottolinea -. Se tratteniamo tutta l’acqua a monte, le regioni a valle rischiano di non ricevere la portata necessaria, con conseguenze anche per l’agricoltura del Delta”.
Nel frattempo Uniacque, l’azienda pubblica che gestisce il servizio idrico integrato per città e provincia, ha chiesto ai sindaci bergamaschi di valutare la pubblicazione di ordinanze per il contenimento dei consumi idrici per anticipare possibili criticità. “Serve intervenire preventivamente per preservare la disponibilità di acqua nelle prossime settimane, soprattutto se dovessero mantenersi le attuali condizioni meteorologiche”, si legge nella nota diffusa dalla società.
L’azienda invita anche i cittadini a contenere gli sprechi, limitando irrigazione e annaffiatura dei giardini alla fascia oraria 23-6, evitare il lavaggio di cortili e auto, nonchè il riempimento di fontane e piscine private.


