Orio, nel piano di sviluppo il focus sulla sostenibilità: gli interrogativi dei sindaci su criticità e compensazioni
Il primo faccia a faccia con i rappresentanti del territorio ha fatto emergere la chiara posizione dei sindaci che chiedono garanzie a tutela dei propri cittadini: tra una decina di giorni gli approfondimenti e il confronto diretto in due tavoli tecnici specifici
Una presentazione articolata e accurata, a favore dei rappresentanti istituzionali, sindaci in testa, interessati direttamente dall’operatività dello scalo di Orio al serio: è stata la sede di Confindustria Bergamo a ospitare il primo incontro del dibattito pubblico riguardo il Piano di Sviluppo Aeroportuale 2029-2043, con Sacbo e Enac da un lato e gli stakeholder del territorio dall’altro.
Un incontro “transitorio”, dove è stato affrontato ogni aspetto del masterplan, i cui dettagli sono stati snocciolati secondo precisi capitoli: sviluppo sostenibile, transizione energetica, economia circolare, paesaggio, intermodalità, infrastrutture di volo (qui un approfondimento), terminal passeggeri e altri edifici, scenari di traffico, aria e rumore, piano di investimenti e impatti e benefici.
Un documento di 117 pagine attorno al quale si articoleranno le discussioni di natura tecnica in programma il prossimo 23 luglio, con gli argomenti legati alla sostenibilità e alla convivenza con il territorio circostante che con ogni probabilità rappresenteranno il terreno di maggiore confronto.
Qualcosa più di un sospetto, a giudicare dagli interrogativi posti dai sindaci già nella seduta di debutto del dibattito pubblico: a farsi portavoce delle istanze e dei primi dubbi sono stati Alessandro Colletta, primo cittadino di Orio al Serio, e Gabriele Cortesi, sindaco di Seriate.
L’assunto è stato chiaro: senza mettere in alcun modo in dubbio le ricadute positive che lo scalo può generare (100.000 posti di lavoro tra diretti e indiretti, indotto per 5 miliardi, solo a titolo esemplificativo e non esaustivo) i sindaci chiedono garanzie a tutela dei propri cittadini, in termini anche di compensazioni ambientali.
Una voce di spesa, nel capitolo degli investimenti, che messa nero su bianco vale oltre 37 milioni e che i sindaci vorrebbero fosse già oggi tradotta in qualcosa di più concreto di una previsione all’interno del masterplan. In soldoni, vorrebbero avere nel dettaglio il modo in cui quei fondi saranno impiegati.
“È innegabile un fatto – ha argomentato Cortesi sul tramontare della seduta -: l’aeroporto ha impatti positivi per tutto il territorio e lo sottoscrivo, ma non possiamo fingere che non ci sia una parte del territorio che di tutto questo se ne faccia carico più di altri. È solo il mercato a stabilire i limiti di una realtà come questa? Forse tutto nascerebbe in modo più organico se si riuscisse a costruire insieme un’idea di sviluppo del territorio. Insieme perché siamo consci delle ricadute positive ma non vogliamo mettere sotto il tappeto le criticità. Ragioniamo infine anche sulla capacità di questa struttura di rendersi appetibile per più vettori, in modo da non dover dipendere così tanto da uno soltanto che poi detta le linee”.
Sulla stessa lunghezza d’onda, circa le criticità, Colletta: “Perché nel masterplan – ha domandato – non sono stati sviscerati in modo così dettagliato i punti di attenzione di natura ambientale e in ambito urbanistico che indubbiamente le progettualità proposte genereranno sul territorio?”.
Il piano di sviluppo per i prossimi 17 anni proposto da Sacbo su sollecitazione di Enac per certi versi dà già alcune risposte ai dubbi principali.
Capitolo passeggeri: l’obiettivo dei 23,5 milioni annui, hanno ribadito i rappresentati della società di gestione, è stato posticipato al 2040 (Enac aveva fissato l’asticella cinque anni prima), da raggiungere in modo graduale con una crescita annua dell’1%. Se è vero che al termine del percorso (nel 2043) i movimenti complessivi saranno cresciuti a 134.000, l’aumento in termini di persone trasportate sarà sostenuto principalmente da aeromobili più capienti, con una quarantina di posti aggiuntivi rispetto alle macchine attuali, che le compagnie hanno già iniziato ad adottare e che nei prossimi anni sostituiranno progressivamente la flotta in uso.
Più complessa la questione dal punto di vista ambientale, se non altro per i molteplici fattori che ricadono sotto la definizione di “sostenibilità”.
Già noto, ma rimesso alla base del masterplan, c’è il fatto che la riduzione dell’impronta di carbonio prodotta dall’attività di scalo in senso infrastrutturale sia al centro della roadmap di Sacbo che punta alla neutralità climatica nel 2050 grazie all’utilizzo di biofuel, l’elettrificazione completa dei mezzi di assistenza agli aerei sul piazzale, l’acquisto di energia rinnovabile e certificata “green” (fino a raggiungere il 100% entro il 2045, oggi copre il 60% del fabbisogno), l’efficientamento energetico degli edifici dello scalo, il completamento dell’illuminazione smart a tecnologia LED e il già citato rinnovo della flotta. A sostegno saranno anche realizzati due impianti fotovoltaici sui piani di copertura dei nuovi parcheggi multipiano a Est (MP4, nel 2032) e Ovest (MP2, nel 2036).
Sul piano del rumore, Sacbo ha ricordato in particolare la limitazione dei decolli notturni da pista 28 in direzione Ovest e la promozione di bandi (4 già completati, per 738 beneficiari e 10 edifici scolastici) per il miglioramento del comfort acustico delle residenze, con sostituzione di serramenti e installazione di impianti di climatizzazione.
Ciò che per ora è stato affrontato in modo superficiale, ma già significativo per far capire le posizioni delle parti, sarà approfondito tra una decina di giorni: la doppia sessione tecnica in programma giovedì prossimo, al mattino riservata ai soggetti istituzionali e al pomeriggio per le associazioni del territorio, sarà il vero momento di confronto, dove si definiranno le linee guida dell’evoluzione dell’aeroporto bergamasco.




