l'esercizio di ascolto
La sfida, raccontata da chi l’ha vissuta: la serata Fimaa sulla Terrazza Fausti
La serata organizzata sulla Terrazza Fausti è stato un appuntamento conviviale che si è trasformato, racconto dopo racconto, in un vero e proprio esercizio collettivo di ascolto
C’è chi la sfida la combatte in corsia d’ospedale, chi la affronta tra i banchi di un panificio, chi la trasforma in un’opera d’arte e chi la scopre per caso, fermandosi a salutare uno sconosciuto per strada. Sono storie diverse per età, mestiere e intensità, ma tutte raccontano la stessa cosa: la capacità di trasformare una difficoltà – cercata o subita- in un punto di partenza. È attorno a questo filo conduttore che Fimaa Bergamo ha costruito la serata organizzata sulla Terrazza Fausti di Legami Sushi, un appuntamento conviviale che si è trasformato, racconto dopo racconto, in un vero e proprio esercizio collettivo di ascolto. Ad aprire la serata è stato il presidente Fimaa Bergamo Oscar Caironi, che ha spiegato il senso dell’iniziativa: dare voce alle storie che si celano dietro ogni persona, perché ascoltare il percorso di qualcuno arricchisce ed è capace, in un certo senso, di cambiare la giornata di chi ascolta. Dopo il ringraziamento alla squadra Fimaa e ai consiglieri presenti, hanno preso la parola il direttore di Confcommercio Bergamo Oscar Fusini, il vicepresidente vicario Cristian Botti e il presidente Luciano Patelli, che ha richiamato il valore del cambiamento: le categorie che restano immobili rischiano di cedere terreno in un mondo in continua trasformazione, mentre la vera forza sta nel saper adattare il proprio modo di fare impresa ai tempi che cambiano – “la nostra sfida”, ha detto, “come quella di essere associazione viva, partecipata e aperta al confronto”. Il cuore della serata è stato affidato a quattro protagonisti, chiamati a raccontare la propria sfida.
Dal panificio di famiglia al panettone delle Olimpiadi
Roberto Marchesi, titolare dello storico Panificio Marchesi di Bergamo, ha ripercorso un cammino fatto di scelte coraggiose: l’abbandono di un percorso manageriale per rilevare l’attività di famiglia, fino a farne un’eccellenza artigianale capace di distinguersi in un mercato sempre più affollato. Il riconoscimento più significativo è arrivato con la nomina a produttore ufficiale del panettone dei Giochi Olimpici e Paralimpici invernali Milano Cortina 2026, dopo mesi di selezione che hanno richiesto sostenibilità ambientale e sociale e l’utilizzo di un mulino etico: circa quarantamila panettoni da cento grammi distribuiti ai possessori di biglietti vip delle sedi olimpiche, scelti anche dal presidente di Regione Lombardia come dono natalizio. Oggi Marchesi guarda già oltre, con la linea Taylor made sviluppata insieme alle aziende committenti, condividendo ricetta e packaging.
L’arte che cerca ciò che non si vede
Manuel Bonfanti, artista bergamasco affermato a livello nazionale e internazionale- esposizioni in concomitanza con la Biennale di Venezia, in Arabia Saudita e a Roma- ha raccontato la sfida di un’arte che cerca ciò che non si vede, in un tempo saturo di immagini in cui manca lo spazio per riflettere. Una critica netta ha attraversato il suo intervento: quella alla vanità che spesso pervade l’arte contemporanea, costretta a rincorrere continuamente nuovi contenuti pur di apparire performante. C’è poi l’inganno dell’estetica, la sua bellezza che seduce e illude: il rischio più insidioso, per Bonfanti, è restare incantati dalla propria opera migliore, smettendo di rimettersi in cammino verso la successiva. Tra le sfide più complesse degli ultimi anni cita il dialogo culturale avviato con l’Arabia Saudita, che chiama in causa la capacità di far comprendere il valore della propria identità culturale attraverso i propri stessi valori. La stessa logica, per l’artista, che oggi guida ogni opera, non più mera rappresentazione ma tentativo di restituire l’aura di ciò che non si vede.
Da un saluto mancato a una community di novantamila follower
Davide Reginato, ventidue anni, content creator bergamasco, ha raccontato come sia nato il suo progetto sui social da un episodio quasi banale: l’imbarazzo di non riuscire a salutare alcune persone anziane incontrate per strada vicino a casa, ad Alzano Lombardo. Da lì la decisione di non fermarsi più, trasformando piccoli gesti di gentilezza quotidiana in un format fatto di incontri, interviste e complimenti a sconosciuti. Un percorso nato dopo una sfida personale precedente– un anno e mezzo vissuto con fatica in fabbrica come metalmeccanico – che lo ha portato a costruire una community trasversale, capace di parlare a persone dai quattordici ai settant’anni.
Dagli abissi della malattia a una rinascita, anche imprenditoriale
Giovanna Passeri, vicepresidente della delegazione Empolese Valdelsa Confcommercio Firenze, agente immobiliare del centro Italia e autrice del libro 400 giorni per tornare a casa, ha condiviso il percorso più intimo della serata: la diagnosi di un tumore al seno nel 2021 e, in parallelo, un divorzio doloroso. Un libro nato non come progetto letterario ma come necessità, scritto di notte, su pagine e fogli sparsi, nei mesi in cui il sonno non arrivava. “Il cancro al seno e un divorzio sofferto mi hanno portata a sentire che il fondo non è un abisso, ma il terreno fertile da cui ricominciare”, racconta. Pubblicato il 12 giugno, il libro è diventato per lei un modo per cambiare la narrazione attorno alla malattia oncologica e restituire, a chi la sta affrontando, un messaggio di speranza concreto.
La serata si è chiusa con la stessa atmosfera con cui era iniziata: quella di una comunità professionale che sceglie di ritrovarsi non solo per fare rete, ma per ascoltarsi davvero, riconoscendo nella parola sfida un denominatore comune capace di parlare a chiunque, indipendentemente dal settore o dal ruolo.
L’evento è stato supportato da BCC Caravaggio e Cremasco, DAS, Cogeser Energia, Coperture Macetti, Assembly.





