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La prima “stazione di posta” della città: a Castagneta un hub per accoglienza e servizi sociosanitari
Foto Andrei Eduard Huiala

L’ex asilo recuperato con fondi Pnrr per ospitare sei posti letto per persone in condizioni di grave marginalità e sportelli dei servizi. Sul tetto oltre 500 tegole fotovoltaiche, il primo impianto integrato nella copertura di un edificio comunale

Bergamo. Un luogo di accoglienza, orientamento e servizi per le persone più fragili, ma anche un presidio di quartiere pensato per rafforzare la coesione sociale. È questo l’obiettivo della prima “stazione di posta” realizzata in città, in via Beltrami alla Castagneta, inaugurata nel pomeriggio di lunedì 13 luglio al termine di un intervento di riqualificazione finanziato dal Pnrr con oltre 900 mila euro.

Il nome potrebbe trarre in inganno: non si tratta di un ufficio postale, ma di una struttura in parte dedicata alle persone in condizioni di grave fragilità, senza dimora o a rischio di esclusione sociale. La definizione richiama le antiche stazioni di posta, luoghi di sosta e ristoro, reinterpretando oggi quel concetto come spazio di accoglienza, ascolto e accompagnamento.

“L’attenzione verso le persone che vivono una condizione di grave marginalità rappresenta una scelta precisa dell’amministrazione -afferma la sindaca Elena Carnevali -. Personalizzare i servizi significa creare luoghi che offrano concrete opportunità di riscatto e di ricostruzione dei percorsi di vita. L’obiettivo è accompagnare le persone dall’accoglienza all’autonomia, affinché possano tornare a essere parte attiva della comunità e contribuire alla sua crescita”.

Per la sindaca, il progetto è anche una risposta al tema della sicurezza urbana. “La sicurezza non dipende solo da telecamere o dalla presenza delle forze dell’ordine, ma è il risultato di molteplici fattori – sottolinea -. Servizi sociali e accoglienza rappresentano l’altra gamba della sicurezza: garantiscono tutela sia alle persone che vivono situazioni di grave marginalità, sia ai cittadini che condividono con loro gli spazi della città. È il modello di città che vogliamo costruire, fondato sulla coesione sociale e sul benessere della comunità”.

La struttura era inutilizzata dal 2020, dopo che per motivi di sicurezza il Comune era stato costretto a trovare una nuova sistemazione alle persone senza fissa dimora ospitate da alcuni mesi nell’ambito del Piano Freddo. Fino agli anni Sessanta l’edificio ospitava la scuola materna di Castagneta. “Poi chiusa, testimonianza che il quartiere non era più un’isola felice”, ricorda Oreste Fratus, storico rappresentante di Città Alta.

L’edificio è stato organizzato per ospitare funzioni diverse ma complementari. Al piano inferiore trova spazio la piccola comunità di accoglienza, gestita dalla Fondazione Opera Bonomelli, con una capienza massima di sei persone, due camere con i posti letto e spazi comuni per la socializzazione degli ospiti. “Non è un dormitorio – spiega il direttore della Fondazione Opera Bonomelli, Sergio Capitanio -. Avrà una presenza degli operatori non continuativa e rappresenta un modello sperimentale a media intensità”.

castagneta stazione di posta Una delle camere da letto

Prima dell’inaugurazione, la narrazione a cura di Stefano Orlandi tratta dal romanzo Zorro di Margaret Mazzantini è stata seguita dalla testimonianza di Lamine Dia, educatore senegalese e coordinatore del progetto Pitstop dell’Opera Bonomelli. “Via Beltrami sarà un luogo dove ricostruiremo storie di vita che si sono fermate – racconta -. Per ripartire gli ospiti hanno bisogno dell’aiuto di tutta la comunità: vorremmo aiutarli a intravedere un futuro”.

castagneta stazione di posta L'educatore Lamine Dia

Quella di via Beltrami 33 è però a tutti gli effetti un vero e proprio hub di quartiere. Il piano terra ospita una sede decentrata dei Servizi sociali del Comune, il Portierato Sociale, il progetto Housing First, il servizio degli Infermieri di Famiglia e di Comunità e quello di Fermo Posta. Gli ambienti comprendono una sala di accoglienza, sei uffici destinati agli operatori e nuovi servizi igienici.

“Abbiamo voluto che questo luogo continuasse ad avere una funzione sociale – osserva l’assessora ai Servizi sociali Marcella Messina -. Sfruttando l’occasione offerta dal Pnrr lo abbiamo riqualificato, dandogli una connotazione innovativa. È la prima stazione di posta di Bergamo, una struttura che unisce un’idea inclusiva di accoglienza all’offerta di servizi sociosanitari per i residenti”.

La struttura sarà animata da un’équipe multidisciplinare composta da assistenti sociali, educatori, operatori e personale sanitario, che offriranno orientamento, accompagnamento e sostegno sia alle persone singole sia alle famiglie. Nella fase iniziale il servizio sarà aperto al pubblico ogni martedì, dalle 9 alle 12.

castagneta stazione di posta Uno spazio dei servizi sociali

“Si tratta di un ulteriore passo nel rafforzamento della rete di prossimità, pensata per essere sempre più vicina ai cittadini – aggiunge Simonetta Cesa, direttore sociosanitario dell’Asst Papa Giovanni XXIII -. L’obiettivo è intercettare precocemente le situazioni di fragilità, sostenere l’autonomia delle persone e garantire una presa in carico continua”.

La riqualificazione ha interessato l’intero edificio, sia dal punto di vista architettonico sia sotto quello dell’efficientamento energetico. Sono stati sostituiti i serramenti con nuovi infissi in legno, rifatti gli intonaci esterni con biocalce e recuperati cornici e davanzali in pietra. L’immobile è stato completamente elettrificato grazie all’installazione di una pompa di calore per il riscaldamento e il raffrescamento degli ambienti.

L’intervento, ricorda l’assessore ai Lavori pubblici Ferruccio Rota, si è concluso rispettando le scadenze del Pnrr. I lavori, realizzati dall’impresa Benis Costruzioni di Telgate, si sono chiusi il 28 gennaio. “Non era scontato – osserva –. Una struttura in disuso da anni è stata completamente recuperata e restituita alla città”.

castagneta stazione di posta L'assessore Rota

Particolarmente innovativo l’intervento sulla copertura. Per la prima volta in una struttura comunale cittadina è stato realizzato un impianto fotovoltaico completamente integrato nel tetto attraverso oltre 500 tegole fotovoltaiche, una soluzione che coniuga produzione di energia e tutela dell’estetica dell’edificio. Completano il progetto i sistemi domotici per il controllo da remoto degli impianti, l’ampliamento del camminamento esterno e una nuova illuminazione.